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Grosseto

Foro Boario, a vuoto anche la seconda asta

Foro Boario, a vuoto anche la seconda asta

A vuoto anche il secondo tentativo di vendita dei terreni ex Foro Boario. Dunque l'asta, prevista per martedì prossimo, nella sala del consiglio comunale, non si terrà. «Certo, non sono contento» commenta il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, che parla di un mercato che ha cominciato a tirare in modo diverso, ma ritiene comunque strano che alcuni grandi gruppi, che avevano chiesto informazioni e non si siano fatti avanti. Il primo a provare a valorizzare l'area, con una Stu, fu Antichi: tentativo fallito.

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GROSSETO. Ha fatto flop anche il secondo tentativo di vendita dei terreni su cui sorgono l'ex Foro Boario e l'ex mattatoio comunale. Non ci sono compratori e dunque l'asta, prevista per martedì prossimo, nella sala del consiglio comunale, non si terrà. «Certo è che non sono contento» commenta il sindaco di Grosseto, Emilio Bonifazi, che parla di un mercato che ha cominciato a tirare in modo diverso, ma ritiene comunque strano che alcuni grandi gruppi, che avevano chiesto informazioni dettagliate all'amministrazione, alla fine non si siano fatti avanti. Il termine ultimo per presentare un'offerta era fissato a venerdì 30 giugno, alle 12. A quell'ora, però, in Comune non c'era alcuna busta contenente un'offerta per aggiudicarsi il lotto.
 Non c'è stato alcun imprenditore o gruppo di imprese che si sia presentato, pronto a spendere 21 milioni di euro per aggiudicarsi circa tre ettari di terreno su cui realizzare oltre 33 mila metri cubi a destinazione residenziale, ma anche quasi 24 mila metri cubi per uffici e quasi 4 mila di commerciale. E pensare che il secondo tentativo era stato accompagnato dalla decisione di abbassare di circa il 10 per cento il prezzo a base d'asta rispetto al primo tentativo che era andato deserto il 3 ottobre dello scorso anno: allora il prezzo base era stato fissato in 22,9 milioni di euro, mentre questa volta il Comune, che ha poco meno del 43 per cento dell'area e la Camera di commercio, che ha circa il 57 per cento, avevano deciso di scendere a circa 21 milioni.
 L'effetto più immediato riguarda programmi e progetti dei due enti proprietari. Agli introiti della vendita dell'area, che sarebbero dovuti entrare nelle rispettive casse entro il 28 novembre prossimo, sono legate, infatti, la realizzazione di una buona parte del piano delle opere pubbliche del Comune e la costruzione della nuova sede della Camera di commercio. «Quelle risorse - spiega il sindaco Bonifazi - ci servivano per tutta una serie di investimenti, per opere pubbliche, visto che noi cerchiamo di attingere un po' meno ai mutui, dopo che abbiamo ridotto l'indebitamento, che è passato da 110 a 101 milioni di euro, proprio grazie alla vendita dei primi due lotti del piano di recupero del Foro Boario. Abbiamo un piano di lavori che riguarda scuole, infrastrutture, manutenzione della città ed è chiaro che occorrerà rivederlo e avere un po' di pazienza».
 Il problema immediatamente successivo e quello di trovare una soluzione per vendere, finalmente, questi tre ettari di terreno edificabile che oggi sono un pugno nello stomaco di chi percorre viale Monterosa e viale Europa. Il fallimento di due tentativi di vendita mostra con tutta evidenza che così com'è il lotto non è appetibile e si impone, per i due enti proprietari la necessità di ripensare la strategia di vendita. Forse le previsioni di cubature destinate a uffici sono probabilmente poco invitanti.
 Dunque, la strada obbligata sembra essere quella di una variante urbanistica che consenta di prevedere la realizzazione di più abitazioni. Ma è una strada che richiederà tempi lunghi - sono i tempi tecnici della redazione, adozione e approvazione di una variante urbanistica - e, di conseguenza, potrebbe modificare i programmi dei due enti.
 «A questo punto - conferma il sindaco - dovremo verificare la strada di una variante urbanistica che consenta di ridisegnare quell'area secondo una tipologia meno sorpassata rispetto a quanto previsto dal piano regolatore Samonà». In soldoni, si tratta di approntare uno strumento urbanistico che consenta di prevedere una modifica delle destinazioni degli immobili, da direzionali a residenziali: più case e meno uffici. E magari anche la suddivisione del lotto in lotti più piccoli. I primi due lotti (già venduti), quelli che insistono sugli impianti sportivi di via Monterosa, costavano poco più della metà e consentivano la realizzazione di una cubatura residenziale praticamente analoga.
Enrico Pizzi

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