Il Tirreno

Grosseto

LETTERE ANONIME

Il sindaco assediato dai «corvi»

Emilio Guariglia
Il sindaco assediato dai «corvi»

Minacce e delazioni anonime: Bonifazi ne ha un fascicolo pieno

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GROSSETO. «Ma sapeste quante minacce di morte mi arrivano, come sindaco...». La butta lì, Emilio Bonifazi, davanti ai giornalisti convocati in Comune sulla gestione degli impianti sportivi. Una frase “dal sen fuggita” in un momento di particolare vis polemica, e della quale lo stesso Bonifazi probabilmente si pente subito. Ma ormai il coperchio è sollevato, ed è impossibile per il cronista - terminata la conferenza stampa - evitare la domanda: «Signor sindaco, ma di quali minacce parla?». È così che dalla scrivania del primo cittadino di Grosseto salta fuori un inedito fascicoletto, dal titolo esplicito: “Lettere anonime e minacce”. Lo mostra a malincuore, Emilio Bonifazi, assicurando che tutto avrebbe voluto tranne che dare pubblicità a quella raccolta di veleni e maldicenze fin qui gelosamente custodita nel cassetto. Tutte cose delle quali c’è più da ridere che da preoccuparsi, giura il diretto interessato, spiegando con sorriso sincero sulle labbra di non essersi neppure mai preso la briga di sporgere denuncia alle autorità. E in effetti, a spulciare il corposo dossier si trova ben poco di cui allarmarsi: le lettere peggiori, quelle con minacce fisiche, sono infatti più simili a grotteschi delìri che a precise intimidazioni; e il resto è pura calunnia, protetta dall’anonimato.

E tuttavia da questa originale collezione emerge la poco edificante immagine dei “corvi”, decine di cittadini che seminano paure e accuse avendo cura di restare nell’ombra. Una cultura della delazione contro la quale - molti anni fa - già si lanciò in un pubblico discorso l’allora vescovo Angelo Scola, indicandola come una delle grandi malattie della società maremmana. Nelle lettere anonime indirizzate a Bonifazi c’è davvero di tutto e di più. Quelle minatorie per certi versi sono al limite del comico. Una misteriosa “Fortezza di tutti gli uomini”, per esempio, mette addirittura una taglia di mille euro a disposizione di chi fornisce «informazioni utili» per giungere all’eliminazione dell’«infame sindaco». Ora, a parte che per sapere dove sarà e cosa farà il sindaco basta leggere i giornali, quella sommetta micragnosa di mille euro è quasi svilente: «Valgo così poco?», ironizza Bonifazi. Poi c’è quello che si mette d’impegno: ritaglia la prima pagina del Tirreno (edizione di Livorno) e ci verga sopra in pennarellone rosso e nero frasi “spaventose” ma invero un po’ labili nella sintassi, tipo «Pagare caro brutta fine!!!», con tanto di riquadro intorno a una foto di pecore sbranate da un lupo.

Fin qui le minacce. Ma il vero “tesoro” socioantropologico sono le lettere di calunnia, quelle in cui grondano i veleni. A volte nei confronti dello stesso sindaco, più spesso a proposito di terze persone: vicini di casa colpevoli di trasformare il garage in appartamento o (e questa è la maggioranza dei casi) colleghi di lavoro messi alla berlina. A Bonifazi persona i “corvi” non risparmiano nulla: dall’accusa di non essere grossetano doc a più infami insinuazioni sulla sua vita privata, il campionario è vasto. Ma assai più vasto e “gustoso” è quello che riguarda la vita di Palazzo: dipendenti comunali che, prendendo il sindaco un po’ per Donna Letizia un po’ per uno sceriffo, segnalano relazioni pericolose tra colleghi, abusi di potere, raccomandazioni, conflitti d’interesse e quant’altro. Queste lettere, ovviamente, il sindaco non le fa leggere. Ma - omettendo nomi e cognomi, che invece i “corvi” puntualmente sottolineano - ne cita qualche esempio.

Ecco allora il sedicente “gruppo di dipendenti” del Comune che stigmatizza il caso del direttore senza laurea, il quale comanda su persone che di titoli per far carriera ne avrebbero molti più di lui; o l’anonimo infuriato perché si sta cercando di “sistemare” un ex portaborse della precedente giunta; o ancora quell’altro che disegna oscuri conflitti d’interessi trasversali - legati a parentele - nelle scelte di questo o quell’assessore. Fino al gossip sfrenato di chi denuncia la relazione sentimentale, consumata all’interno degli uffici, tra dirigente e segretaria. Insomma, “il venticello della calunnia” a Grosseto soffia impetuoso. Coperti da anonime stampanti, i “corvi” svolazzano beati. È il lato oscuro della vita di provincia, l’importante è riderci su

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