Il Tirreno

Grosseto

La Finanza trova la fabbrica dei prosciutti avariati

La Finanza trova la fabbrica dei prosciutti avariati

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GROSSETO. Con un processo di rivitalizzazione rigeneravano prosciutti mummificati da anni e li mettevano in commercio disossati e sottovuoto con l’ingannevole marchio “Gold Quality”. È questo uno degli aspetti più inquietanti dell’operazione “Cotenna rancida” nella quale la guardia di finanza di Grosseto ha sequestrato diciassette tonnellate di prosciutti avariati, denunciato a vario titolo quattordici persone (tra cui sei grossetani), chiuso a tempo indeterminato due piccoli prosciuttifici del modenese e sequestrato due assegni protestati. L’indagine è iniziata con la scoperta di alcuni quintali di merce scaduta ammassata prima in un’auto e poi dentro un furgone tra Grosseto e Marina. Nel giro di due settimane le fiamme gialle hanno ricostruito la catena risalendo fino alle aziende che introducevano sul mercato prodotti non più idonei al consumo alimentare. È l’8 aprile quando davanti alla stazione di Grosseto i militari fermano una Saab rossa. Alla guida c’è un pregiudicato maremmano di 45 anni, nel portabagagli la finanza scopre un carico di prosciutti in pessimo stato di conservazione destinati, secondo i finanzieri, a un commercio porta a porta a prezzi molto più bassi di quelli del mercato: si parla di un euro e mezzo al chilo.

In quell’occasione gli investigatori sono anche risaliti all’acquirente maremmano un 60enne che aveva fiutato l’affare affidandosi, per la vendita al dettaglio, a un altro pregiudicato. Gli accertamenti e la collaborazione di un paio di citttadini hanno poi consentito di trovare, due giorni dopo, un altro carico di prosciutti avariati, nascosti stavolta su un furgone a Marina di Grosseto. Dentro: altre due tonnellate di spalle avariate. È da questa scoperta che l’indagine si allarga da un lato nel Modenese - dove gli agenti delle fiamme gialle risalgono a un grossista di prosciutti - dall’altro a Castellamare di Stabia, nel Napoletano, dove un piccolo imprenditore aveva ammassato in un magazzino due quintali dello stesso lotto. Ma è il sopralluogo nell’azienda del Modenese a far venire alla luce altre quattro tonnellate di alimenti avariati. Le analisi dell’Asl, che ha seguito passo passo l’indagine, parlano di «prodotti mummificati» congelati da almeno cinque anni e tenuti dentro a surgelatori. Durante il procedimento inverso ogni pezzo avrebbe perso almeno sei chili, passando dagli otto al peso di due e mezzo con il quale sono stati recuperati. Secondo gli investigatori i sette quintali di prosciutti avariati provenivano da un’azienda fallita l’anno scorso dalla quale è stato acquistato il carico dal prsciuttificio modenesese.

«La merce - spiegano dalla finanza - poteva servire solo per produrre alimenti animali». Non a caso era stata comprata a 0,30 centesimi al chilo. Quando la settimana scorsa i finanzieri hanno eseguito il primo blitz nell’azienda emiliana hanno fatto l’ultima scoperta: una parte del carico stava per tornare sul mercato in seguito un’operazione di pulizia, reidratazione e ungitura. «I prosciutti - spiegano gli investigatori - erano talmente duri che venivano tagliati con una sega elettrica». Secondo i calcoli della Finanza - che da un’altra azienda ha sequestrato altre dieci tonnellate di prodotti in un cattivo stato di conservazione - all’appello mancherebbero due tonnellate di prosciutti che sarebbero stati venduti illegalmente all’estero dove potrebbero essere stati commercializzati.

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