Il Tirreno

Grosseto

Ispettore arrestato con la tangente in mano

Barbara Uloremi
Ispettore arrestato con la tangente in mano

Aveva chiesto 500 euro a un imprenditore che lo ha denunciato ai carabinieri

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ORBETELLO. Lo hanno arrestato dopo aver filmato e ascoltato in diretta il passaggio dei soldi. Un blitz organizzato nei particolari dai carabinieri, che avevano ricevuto la denuncia del titolare di un’impresa edile, un cittadino rumeno: «Quel funzionario vuole soldi da me per chiudere un occhio su una pratica...». In carcere è finito Antonello Tosarelli, 47 anni compiuti da poche settimane, messo ai domiciliari nella sua casa di Rispescia dopo la convalida del provvedimento per tentata concussione. Tosarelli è un ispettore del lavoro della sede di Grosseto: avrebbe chiesto una mazzetta per chiudere un occhio dopo un controllo da lui effettuato nel cantiere che la ditta aveva aperto a Orbetello scalo. Non ha risposto alle domande del giudice Pietro Molino, spiega il suo difensore, l’avvocato Alessia Granchi. L’Arma ha spiegato alcuni passaggi di questo episodio. I componenti del Norm della Compagnia di Orbetello sono arrivati all’arresto dopo la denuncia dell’imprenditore, un trentenne con ditta a Pescia Romana.

Questi martedì scorso ha raccontato all’Arma che il 14 precedente aveva ricevuto un’ispezione da parte di Tosarelli: il funzionario lo avrebbe poi invitato a presentarsi nel suo ufficio di Grosseto, il lunedì successivo, affinché portasse i documenti riguardanti la posizione di un suo dipendente, connazionale, che non erano in cantiere al momento del controllo. Lunedì 18, quando l’imprenditore era andato all’ufficio, la richiesta: Tosarelli gli avrebbe fatto presente che c’era da pagare una sanzione di 4.300 euro per alcuni illeciti di carattere amministrativo. Ma che si poteva chiudere un occhio: all’imprenditore, Tosarelli avrebbe mostrato un biglietto con la scritta «1.000», con chiaro riferimento secondo gli inquirenti alla somma che lo straniero avrebbe dovuto versare per chiudere la vicenda. L’imprenditore avrebbe dichiarato la sua impossibilità, così la cifra era scesa (con le stesse modalità) a «500». Nuovo appuntamento, stavolta per giovedì scorso, ore 14,30.

Ma a quell’appuntamento c’erano anche i carabinieri della Compagnia di Orbetello, con l’ausilio dei colleghi del nucleo che ha sede presso l’ispettorato di via Chiesa: l’imprenditore aveva raccontato tutto ai militari e l’Arma aveva predisposto, d’accordo con la Procura, una telecamera nell’ufficio di Tosarelli, naturalmente a sua insaputa. Le banconote erano state segnate. Il nastro della telecamera, visionato in diretta in un ufficio vicino, ha documentato il passaggio di denaro. Così i carabinieri hanno fatto scattare la trappola mentre Tosarelli stava per riporre la mazzetta in un cassetto della propria scrivania. L’uomo ha reagito in modo composto all’irruzione dei militari: «Al momento dell’arresto - raccontano i militari che lo hanno eseguito - l’uomo si è dimostrato collaborativo, poi è stato associato alla casa Circondariale di Livorno, in quanto quella di Grosseto risultava indisponibile». Ieri mattina il giudice per le indagini preliminari ha convalidato l’arresto di Tosarelli, portato per l’occasione in Tribunale, disponendo poi i domiciliari.

Questo episodio, da condannare e spiacevole in ogni caso, risulta ancora più eclatante in un momento storico così particolare, in cui la lotta per l’emersione del lavoro nero e per la sicurezza nei luoghi di lavoro è divenuta una vera emergenza, tanto che il Capo dello Stato, il Presidente Napolitano, se ne è fatto portavoce più volte. Ora i carabinieri avvieranno un’indagine patrimoniale sulle finanze dell’indagato. «Questa vicenda è finita - spiegano i militari lagunari - certo dovremo fare ulteriori accertamenti per capire meglio la posizione dell’accusato e le indagini continueranno anche per appurare se esistano altre anomalie di questa natura».

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