Il Tirreno

Grosseto

La squadra che fa tremare i palazzinari

Claudio Bottinelli
La squadra che fa tremare i palazzinari

Sequestri ed espulsioni, l'Argentario non è più il paradiso degli abusi. Magistrati attenti, un capitano dei Cc figlio d'arte, in Comune la grinta della signora commissario

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ARGENTARIO. E adesso trema, il promontorio dal mattone facile. L'Argentario negli ultimi trent'anni ha registrato la bellezza di 7mila richieste di condono edilizio, con una media di una al giorno. Roba impossibile? Altrove, forse, ma qui è pura realtà, visto che il mattone lo fanno pagare dai 5 ai 10mila euro a metro quadro e visto che finora anche se qualcuno veniva beccato riusciva sempre a cavarsela, con rare eccezioni. Il che, ovviamente, invogliava a rischiare.
 Ora invece il vento pare sia cambiato e al caldo scirocco è subentrata una tramontana fredda che fa rabbrividire chi ha abusi nell'armadio.
 Il vento è cambiato. Cos'ha fatto cambiare il vento? Qualcuno parla di una sorta di task-force che si è coagulata spontaneamente, per una serie di coincidenze: il fatto che alla guida del Comune ci sia un commissario, la dottoressa Rita Piermatti, che non ha radici locali; il fatto che alla guida della compagnia carabinieri competente per territorio sia arrivato il capitano Andrea Siazzu (che detto per inciso è il figlio del generale comandante dell'Arma). E infine il fatto che la Procura di Grosseto (il sostituto Stefano Pizza e il Gip Pietro Molino in particolare) dimostri sensibilità per certo tipo di reati.
 Nuove norme. Loro di task-force non vogliono sentir parlare, anzi sorridono se lo sentono dire. Il fatto è che - tengono a precisare - dal 2004 i reati ambientali non sono più contravvenzioni, ma delitti e sono quindi punibili con pene fino a quattro anni di reclusione, rendendo così possibile erogare per chi commette abuso edilizio anche misure restrittive. Sarebbe questo il grimaldello che permette alle istituzioni, oggi, di scardinare certi abusi e di far tremare chi li ha commessi.
 Perché una cosa era quel che accadeva prima (una multa o raramente una demolizione) e ben altra è vedersi appioppare un divieto di dimora che di fatto è un vero e proprio esilio: chi lo becca non può mettere più piede sul suolo dell'Argentario, e se lo fa rischia di essere arrestato.
 Una mazzata per chi allarga abusivamente la villa o cerca di farla più bella senza avere i permessi. Rischia di non potersi più godere villa e panorama di quest'angolo di mondo paradisiaco.
 Il casus belli. Ma cos'ha fatto scattare la molla? Forse - chiediamo al commissario, dottoressa Piermatti - il caso del muro della Cantoniera che era stato tirato su abusivamente e che, in seguito a denunce di cittadini, ha visto entrare in azione le ruspe proprio in questi giorni? «Me lo auguro. Con quel muro non è stato facile procedere all'abbattimento - dice Rita Piermatti - ma siamo riusciti a metterci nelle condizioni di poter agire e di abbreviare i tempi. E' la dimostrazione che un'opera abusiva si può abbattere e che le istituzioni possono agire congiuntamente: non mancano leggi e norme. Forse mancava l'organizzazione». Contesta, anche la signora commissario, l'idea della task-force, però la sua riflessione fa capire molte cose. «L'importante - aggiunge - è che si sia messo in macchina un certo meccanismo e che le amministrazioni che seguiranno tengano presente che questa degli abusi edilizi è una situazione che si può fronteggiare».
 Furbetti avvisati. «L'importante - sottolinea invece il capitano Siazzu - è far notare che ad agire sono stati i carabinieri, è stata l'Arma e non i singoli. E che la gente capisca che ai furbetti può non andare tutto diritto».
 Le istituzioni hanno deciso di usare la mano pesante richiamandosi al divieto di dimora. Finora questo non era avvenuto, né poteva accadere fino a tre anni fa, «ma ora - ribadisce Siazzu - si sta alzando il tiro e l'autorità giudiziaria ha deciso di fare la voce grossa. E i carabinieri si muovono di conseguenza».
 Ma come si muovono? Di fronte a settemila abusi edilizi in trent'anni, contando solo quelli che chiedono il condono, come avviene la scelta? Ultimamente ci sono state sei persone finite nel mirino degli inquirenti, e due hanno avuto pesanti restrizioni. Ma i sequestri sono stati diversi. Perché proprio quelli?
 Il capitano Siazzu elogia l'attività della stazione di Porto S. Stefano che si dà veramente da fare: «Facciamo controlli a campione - dice - ma ci muoviamo anche su segnalazioni di cittadini. Perché la gente si è scocciata di vedere i furbetti che la fanno franca. E questo è un gran bene».
 Dobbiamo attenderci altri sequestri e altre denunce? «Noi andiamo avanti - dice Siazzu - ma soprattutto speriamo di far capire alla gente che è l'ora di smetterla di riempire l'Argentario di cemento».

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