Il Tirreno

Grosseto

La chiatta inutile sarà venduta

La chiatta inutile sarà venduta

Il sindaco Emilio Bonifazi: «Non vedo altra strada»

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GROSSETO. «La chiatta per attraversare l’Ombrone e che arrugginisce in un campo vicoino al fiume? Ho deciso di venderla». Il sindaco Emilio Bonifazi non ha dubbi sul futuro della patata bollente che ha ereditato dalla giunta Antichi. «È chiaro che il progetto originario che nasce nel 2002 - dice Bonifazi - non sta in piedi. Quella benedetta chiatta fu comprata, e pagata ben 180mila euro, senza tenere conto del regolamento del Parco della Maremma che vieta l’uso di barche a motore. Inoltre non è stato tenuto conto che le sponde del fiume mutano in continuazione in seguito ai fenomeni alluvionali cui va soggetto il principale corso d’acqua». In poche parole: è impossibile costruire banchine in sicurezza. Tant’è che quelle realizzate se l’è portate via la corrente. C’è chi dice che la perdita sia salita a 300mila euro. Soldi a parte, c’è poi, l’assurdità della cosa in sé. La chiatta alla Barca avrebbe dovuto trasportare da una sponda (sempre mutevole) all’altra anche i trattori. Non per nulla a sostenere il progetto fu l’assessore all’agricoltura dell’epoca, Dragoni.

Pensò l’amministratore che i trattori lavorano molto d’estate quando il fiume è in secca? Come avrebbe fatto la chiatta a trasportarli dall’altra parte? Gli esperti non hanno dubbi: il motore si sarebbe impantanato molto prima della sponda, mentre in inverno, quando piove e l’acqua è alta, ci sarebbe stato il rischio di non riuscire ad approdare do in sicurezza. Infine un altro interrogativo non da poco. La chiatta, ammesso che qualcuno la compri, non varrà mai il prezzo d’acquisto: chi rifonderà le spese al Comune per questo acquisto sbagliato? L’amministratore che la volle? Il funzionario che la ritenne idonea? Entrambi? Bene informati sostengono, inoltre, che, una parte del costo sarebbe stato coperto dai fondi del patto territoriale sebbene non siano certi se i fondi siano stati ancora erogati. Ma, mettiamo che lo siano stati, il Comune, dal momento che il progetto è clamorosamente fallito, sarà chiamato a rifonderli? Ci penserà la Corte dei Conti, ma tutto fa pensare di sì. Tanti interrogativi, dunque, e tutti da chiarire.

Al sindaco, che ritiene, comunque, molto importante l’idea di far attraversare il fiume, interessa risolvere la questione: intanto vendere l’inutile barca dopo averla rimessa a posto, quindi puntare su un percorso sicuro per ciclisti, scooteristi, podisti e così via. Ma come? «Penso - dice - di utilizzare la viabilità alternativa esistente che, subito dopo quello che a Grosseto si continua a chiamare il Ponte Mussolini, va dritta fino a Rispescia. Certo, rispetto al percorso ciclabile precedente previsto, il viaggio è più lungo, ma sono certo che sarà ampiamente ripagato dalla sicurezza di chi usa mezzi leggeri sinora costretti a percorrere la pericolosa doppia corsia». Infine, il sindaco, torna a portare l’attenzione sulla necessità del dragaggio dell’alveo. «Operazione costosa lo so, ma ormai necessaria». Afferma. «Ammesso - conclude - che prevalga, finalmente, l’ambientalismo del sì».

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