Sicurezza
Lo scandalo
Da locomotori ad ammassi di ruggine
Roberto Cestari
Destinati alla Sardegna: da 17 anni sono su un binario morto
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LIVORNO. I nove locomotori, agganciati uno dietro all'altro come vecchi elefanti del circo, stanno andando in malora senza aver percorso un chilometro di servizio. Le macchine arrugginiscono da anni su un binario morto della vecchia stazione merci di Livorno, fra vagoni dismessi e giacigli di fortuna di extracomunitari, alla mercé di vandali, graffitari e ladri di rame che già le hanno spogliate di alcune parti. Sono i locomotori della serie E 491-2, le macchine costruite tra il 1986 e la fine degli anni '80, e che dovevano entrare in servizio in Sardegna dopo l'elettrificazione della linea. Solo che la modernizzazione non è stata fatta e le locomotive, costruite per viaggiare a corrente alternata, non possono funzionare sulle linee continentali, a corrente continua. Così 126 miliardi di lire (il costo di allora) si trasformano in un ammasso di ruggine.
Una storia tutta italiana: in piena Prima repubblica, si pensò bene di comprare i locomotori prima che sulla ferrovia sarda fosse stata montata la linea elettrica.
Dopo tutti questi anni i locomotori, per i quali ci sono state polemiche e persino un processo al leader dei macchinisti, Ezio Gallori, che denunciò lo spreco di soldi pubblici (e venne assolto), sono ancora a marcire su un binario morto.
Oltre alle nove macchine abbandonate a Livorno, le altre sono in condizioni simili a Foligno, sembra nascoste da teli, come ha denunciato lo stesso Gallori. Si è anche cercato di venderle all'estero, ma senza risultati.
Un progetto ardito. Le ferrovie sarde sono sempre state un problema: poco efficienti, con velocità medie da terzo mondo, rendono problematici i collegamenti interni dell'isola. Per questo negli anni '80 si pensò ad un progetto che avrebbe risolto alla radice il problema: elettrificazione e sistemazione delle linee.
L'isola sarebbe stata anche una sorta di laboratorio dove provare la trazione a 25mila volt di corrente alternata, una soluzione che avrebbe permesso economie e flessibilità di esercizio. Costo? Circa 1.500 miliardi di lire. Tanti soldi, ma allora spendere soldi pubblici non era certamente un problema.
La serie 491. Proprio per questo vennero subito ordinati i locomotori, 25 macchine per complessivi 126 miliardi di lire, che furono costruite a Napoli dal consorzio costituito da Ansaldo Ferroviaria e Fiat di Savigliano. Per collaudarle si costruì una minilinea a corrente alternata nella zona di Civitavecchia.
«Comprarono prima la frusta del cavallo - commenta amaramente Ezio Gallori - buttando i nostri soldi dalla finestra». Già, perché, le macchine, eccetto tre, non arrivarono nemmeno in Sardegna: e anche le tre trasportate sull'isola furono presto riportate sul continente.
Il progetto per elettrificare la linea sarda finì nel nulla, ad eccezione di una tratta di 20 chilometri tra Cagliari e Decimomannu.
Anche questa linea ha fatto una brutta fine: praticamente abbandonata, è stata depredata dai ladri di rame che hanno rubato i fili elettrici.
Le Ferrovie si trovarono così sulle spalle questa specie di "gobbo nero": 25 macchine nuove di zecca ma inutilizzabili sulle normali linee a 3mila volt. Ci fu un tentativo di svenderle ai francesi (che hanno linee a corrente alternata), sembra per appena un miliardo di lire, ma l'affare non andò in porto.
Nel 2000 si tentò con la Bulgaria ma la trattativa si arenò anche quella volta.
Così adesso le locomotive sono state "sepolte" su binari morti. Quelle di Livorno sono state saccheggiate da ladri e vandali con danni agli interni, vetri spaccati e cavi ri rame spariti.
Sembra impossibile recuperale: i danni, ma soprattutto il tempo che le ha fatte diventare tecnologicamente superate, le hanno condannate ad un probabile e costoso smantellamento
Una storia tutta italiana: in piena Prima repubblica, si pensò bene di comprare i locomotori prima che sulla ferrovia sarda fosse stata montata la linea elettrica.
Dopo tutti questi anni i locomotori, per i quali ci sono state polemiche e persino un processo al leader dei macchinisti, Ezio Gallori, che denunciò lo spreco di soldi pubblici (e venne assolto), sono ancora a marcire su un binario morto.
Oltre alle nove macchine abbandonate a Livorno, le altre sono in condizioni simili a Foligno, sembra nascoste da teli, come ha denunciato lo stesso Gallori. Si è anche cercato di venderle all'estero, ma senza risultati.
Un progetto ardito. Le ferrovie sarde sono sempre state un problema: poco efficienti, con velocità medie da terzo mondo, rendono problematici i collegamenti interni dell'isola. Per questo negli anni '80 si pensò ad un progetto che avrebbe risolto alla radice il problema: elettrificazione e sistemazione delle linee.
L'isola sarebbe stata anche una sorta di laboratorio dove provare la trazione a 25mila volt di corrente alternata, una soluzione che avrebbe permesso economie e flessibilità di esercizio. Costo? Circa 1.500 miliardi di lire. Tanti soldi, ma allora spendere soldi pubblici non era certamente un problema.
La serie 491. Proprio per questo vennero subito ordinati i locomotori, 25 macchine per complessivi 126 miliardi di lire, che furono costruite a Napoli dal consorzio costituito da Ansaldo Ferroviaria e Fiat di Savigliano. Per collaudarle si costruì una minilinea a corrente alternata nella zona di Civitavecchia.
«Comprarono prima la frusta del cavallo - commenta amaramente Ezio Gallori - buttando i nostri soldi dalla finestra». Già, perché, le macchine, eccetto tre, non arrivarono nemmeno in Sardegna: e anche le tre trasportate sull'isola furono presto riportate sul continente.
Il progetto per elettrificare la linea sarda finì nel nulla, ad eccezione di una tratta di 20 chilometri tra Cagliari e Decimomannu.
Anche questa linea ha fatto una brutta fine: praticamente abbandonata, è stata depredata dai ladri di rame che hanno rubato i fili elettrici.
Le Ferrovie si trovarono così sulle spalle questa specie di "gobbo nero": 25 macchine nuove di zecca ma inutilizzabili sulle normali linee a 3mila volt. Ci fu un tentativo di svenderle ai francesi (che hanno linee a corrente alternata), sembra per appena un miliardo di lire, ma l'affare non andò in porto.
Nel 2000 si tentò con la Bulgaria ma la trattativa si arenò anche quella volta.
Così adesso le locomotive sono state "sepolte" su binari morti. Quelle di Livorno sono state saccheggiate da ladri e vandali con danni agli interni, vetri spaccati e cavi ri rame spariti.
Sembra impossibile recuperale: i danni, ma soprattutto il tempo che le ha fatte diventare tecnologicamente superate, le hanno condannate ad un probabile e costoso smantellamento
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