Il Tirreno

Grosseto

Foto hard ad una bambina di cinque anni

Federica Nucci
Foto hard ad una bambina di cinque anni

La polizia postale riesce a scovare le immagini che erano state cancellate

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GROSSETO. Innocenza ferita e umiliata. Una bambina di appena cinque anni vittima di uno dei reati più viscidi e ripugnanti del panorama digitale: la pedo-pornografia. Le fotografie che la ritraggono la nuda e in posizioni equivoche sono state pescate dalla Polizia postale, insieme ad altro materiale-pedo pornografico, nel computer della persona che avrebbe dovuto accudirla e proteggerla. Da circa un anno c’è un’indagine in corso, che è già passata dall’ascolto delle parole della bimba e dalle perizie tecniche. A raccontare i dettagli è la zia, sconvolta e indignata e indignata. La bimba, originaria di un Paese straniero, è arrivata in Italia qualche anno fa con due parenti. E non per un viaggio di piacere. Dovevano sottoporsi a cure che nel loro Paese sono impossibili. Ecco allora la decisione di venire in Italia. Punto di appoggio per i tre, la Maremma.

Era qui che vivevano durante le lunghe convalescenze ed era da qui che partivano per raggiungere gli ospedali e le cliniche dove l’ammalato, di volta in volta, veniva alle cure necessarie. Per qualche tempo la bambina ha seguito i due parenti nei vari spostamenti tra gli ospedali italiani. Viaggi lunghi, sempre in treno e poi giorni e giorni scanditi tra corsie d’ospedale e sale d’aspetto. Quasi una tortura per una bimba sana, con tanta voglia di giocare e stare all’aperto. Ma ecco spuntare, proprio nel momento più opportuno, i samaritani. Ovvero una famiglia - genitori con figli adulti - conosciuta qualche tempo prima. La famiglia si era offerta di ospitare la bambina durante le degenze in ospedale del ragazzino. Per la parente adulta fu un vero sospiro di sollievo. «Mi erano sembrate persone a modo - dice la donna nel suo italiano soltanto a tratti un po’ stentato - lasciare la bimba con persone di cui potevo fidarmi mi sembrò un bellissimo regalo che la sorte voleva farmi».

Per la bimba iniziarono quindi lunghi periodi a casa della “nuova” famiglia. Per i primi tempi tutto liscio. Almeno all’apparenza. Poi alla fine dell’estate 2006 la parente aveva cominciato a notare atteggiamenti strani nella bimba. Lunghi silenzi, improvvisa paura degli uomini adulti, strani modi di giocare con le bambole: tutti piccoli segnali di stranezza che alla donna, però, non sono sfuggiti. Da lì la decisione di far visitare la bimba da un medico dell’ospedale di Grosseto: ed è stato proprio da qui che è scattata la denuncia. Era il dicembre del 2006. La bimba ha infatti raccontato ai medici (e poi lo ha ripetuto più volte alla parente) degli strani “giochi” cui la costringeva uno dei componenti della famiglia che la ospitava. Giochi in cui lei - ha raccontato - era nuda o con indosso biancheria sexy. Ha raccontato anche della macchina fotografica che spuntava sempre durante quei giochi.

La bambina è stata sottoposta alla visita specialistica di un neuropsichiatra infantile che ha accertato l’attendibilità dei suoi racconti. Sono quindi partite le indagini. La svolta è arrivata pochi giorni fa. Il 16 agosto scorso la polizia postale ha infatti acquisito il computer del giovane. E, pochi giorni fa, le foto di cui parlava la bimba sono spuntate fuori, nonostante che il giovane avesse provveduto a cancellarle dalla memoria fissa del computer. Gli specialisti della polizia, mediante un procedimento del backup, le ha “riesumate” dall’hard disk. Ora la posizione del giovane si complica. E di molto. Al momento siamo ancora nella fase delle indagini preliminari, ma è molto probabile che l’apertura del processo vero e proprio non tardi ad arrivare. Inoltre, insieme alle foto della bimba, sono state recuperate un altro centinaio di immagini pedo pornografiche.

La bambina, intanto, non ha più visto la famiglia che la ospitava da quando la zia ha avuto i primi sospetti. «Ho fiducia nella giustizia italiana - dice ora la donna - sono sicura che farà il proprio corso. Prima che spuntassero le foto, la famiglia del giovane mi ha accusato di essere bugiarda, dicevano che facevo tutto questo soltanto per i soldi. Ho visto le foto soltanto venerdì, me le ha fatte vedere l’avocato che segue la nostra causa. È stata una pugnalata. Non voglio aggiungere altro: quelle foto parlano da sole».

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