Lutto
Le famiglie non ce la fanno. Case pignorate
135 beni già all'asta e 174 esecuzioni immobiliari. Mutui alti e troppe rate
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GROSSETO. La panoramica generale dei beni all’asta in provincia di Grosseto (dati www.grosseto.astegiudiziarie.it; si trovano anche su www.entietribunali.kataweb.it) è tutt’altro che confortante. Tra immobili residenziali, terreni, macchinari industriali, immobili industriali, rurali ed altro le vendite ad oggi sono 135: 61 le procedure attualmente in pubblicità per un totale di 102 lotti (non inganni il numero dei beni riportati in tabella in quanto non coincide necessariamente con il numero dei lotti in vendita poiché alcuni lotti raggruppano più beni, sono i cosiddetti lotti multipli). E il trend, purtroppo, è in crescita, visto che nel settembre 2006, il riepilogo generale delle vendite in corso si attestava sulle 120. Oggi, come ieri, gli immobili residenziali fanno la parte del leone: nel settembre 2006 erano 56, oggi sono 72.
E si parla ormai di vendita. Dove andranno a vivere queste famiglie? Quanto peseranno sulla collettività, o sui parenti (se li hanno e se sono disponibili ad ospitarli)? Se alle vendite all’asta aggiungiamo le cifre relative alle esecuzioni immobiliari, ossia i pignoramenti (fase antecedente alla vendita all’asta e comprendente tutte le voci già citate) c’è da preoccuparsi ancora di più. I dati, in questo caso, sono riferiti al solo comune di Grosseto dove il 2006 si è chiuso con ben 182 pignoramenti, mentre il 30 ottobre scorso, quando mancano due mesi alla fine dell’anno, conta già 174 esecuzioni immobiliari. Tutti gli esperti del settore interpellati non hanno dubbi nel dire che la cifra è alta. «E inoltre - sottolinea il consulente finanziario indipendente, Silvio Michele D’Onofrio - questi pignoramenti non sono che il frutto dei risultati di 2/3 anni fa».
Insomma, a suo avviso, la botta vera deve ancora arrivare. Ma quali sono le ragioni di tanta difficoltà? «Sono tante - risponde ancora il consulente -, a cominciare dalla diminuzione del potere d’acquisto dei salari, poi c’è il costo del denaro, il fatto che la maggioranza dei mutui è a tasso variabile, c’è l’indebitamento di singoli e nuclei familiari impegnatasi in troppe rate, piccole di per sé e quindi accattivanti, ma, alla fine, è la somma che fa il totale e, infine, a differenza di quanto accade all’estero, sono pochissimi quelli che si metto al tavolino e fanno un piano finanziario, insomma che non si fanno i conti in tasca prima di prendere impegni». Colpisce una novità, significativa della difficoltà del momento che sembra non risparmiare nessuno. «A chiedere il pignoramento delle case - dice sempre D’Onofrio - ora ci sono anche i professionisti: avvocati, architetti, commercialisti ed altri. Ci sono casi in cui hanno chiesto l’esecuzione anche per importi minimi (800, 1500 euro)».
È vero che si sono mossi dopo molti solleciti andati a vuoti, ma è anche vero che, in caso di somme così piccole, forse è più l’impresa della resa. Sempre per il principio che è la somma che fa il totale, si può perdere la casa, però, anche a causa di un’auto, di un televisore e così via. Perché? Comprare a rate è semplice e appare più conveniente del pagare in contanti, anzi spesso il venditore fa pagare di più l’oggetto pagato in contanti, di quello pagato a rate. «Perché al venditore conviene fare lo sconto - spiega D’Onofrio - in quanto il debito non va a lui, bensì ad una finanziaria che lo liquida subito, si accolla il debito, applica un tasso di sconto che può andare dall’11% al 13%, e, in cambio, si assume tutti i rischi». Se l’acquirente non paga, scatta il pignoramento. Come sarà il 2008? «Tosto, anche per le aziende. A Grosseto manca l’educazione all’impresa».
E si parla ormai di vendita. Dove andranno a vivere queste famiglie? Quanto peseranno sulla collettività, o sui parenti (se li hanno e se sono disponibili ad ospitarli)? Se alle vendite all’asta aggiungiamo le cifre relative alle esecuzioni immobiliari, ossia i pignoramenti (fase antecedente alla vendita all’asta e comprendente tutte le voci già citate) c’è da preoccuparsi ancora di più. I dati, in questo caso, sono riferiti al solo comune di Grosseto dove il 2006 si è chiuso con ben 182 pignoramenti, mentre il 30 ottobre scorso, quando mancano due mesi alla fine dell’anno, conta già 174 esecuzioni immobiliari. Tutti gli esperti del settore interpellati non hanno dubbi nel dire che la cifra è alta. «E inoltre - sottolinea il consulente finanziario indipendente, Silvio Michele D’Onofrio - questi pignoramenti non sono che il frutto dei risultati di 2/3 anni fa».
Insomma, a suo avviso, la botta vera deve ancora arrivare. Ma quali sono le ragioni di tanta difficoltà? «Sono tante - risponde ancora il consulente -, a cominciare dalla diminuzione del potere d’acquisto dei salari, poi c’è il costo del denaro, il fatto che la maggioranza dei mutui è a tasso variabile, c’è l’indebitamento di singoli e nuclei familiari impegnatasi in troppe rate, piccole di per sé e quindi accattivanti, ma, alla fine, è la somma che fa il totale e, infine, a differenza di quanto accade all’estero, sono pochissimi quelli che si metto al tavolino e fanno un piano finanziario, insomma che non si fanno i conti in tasca prima di prendere impegni». Colpisce una novità, significativa della difficoltà del momento che sembra non risparmiare nessuno. «A chiedere il pignoramento delle case - dice sempre D’Onofrio - ora ci sono anche i professionisti: avvocati, architetti, commercialisti ed altri. Ci sono casi in cui hanno chiesto l’esecuzione anche per importi minimi (800, 1500 euro)».
È vero che si sono mossi dopo molti solleciti andati a vuoti, ma è anche vero che, in caso di somme così piccole, forse è più l’impresa della resa. Sempre per il principio che è la somma che fa il totale, si può perdere la casa, però, anche a causa di un’auto, di un televisore e così via. Perché? Comprare a rate è semplice e appare più conveniente del pagare in contanti, anzi spesso il venditore fa pagare di più l’oggetto pagato in contanti, di quello pagato a rate. «Perché al venditore conviene fare lo sconto - spiega D’Onofrio - in quanto il debito non va a lui, bensì ad una finanziaria che lo liquida subito, si accolla il debito, applica un tasso di sconto che può andare dall’11% al 13%, e, in cambio, si assume tutti i rischi». Se l’acquirente non paga, scatta il pignoramento. Come sarà il 2008? «Tosto, anche per le aziende. A Grosseto manca l’educazione all’impresa».
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