Il Tirreno

Grosseto

Camera di Commercio, è muro contro muro

Camera di Commercio, è muro contro muro

Gli industriali sarebbero pronti a lasciare e a chiedere le dimissioni di Vecchioni

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GROSSETO. Il dado è tratto. L’Associazione industriali e la Camera di Commercio di Grosseto sono ufficialmente in guerra. Lo scontro, violentissimo, è stato reso pubblico ieri pomeriggio durante una riunione di consiglio camerale. Toni misurati, ma sostanza esplosiva, da un parte Vecchioni per la Cciia e dall’altra Antonio Cappelli per gli industriali, hanno resi noti i motivi della spaccatura, retroscena compresi. Al centro, la battaglia per il controllo di Grosseto Sviluppo spa, che molti hanno a lungo immaginato un carrozzone e che invece oggi si rivela un boccone appetitoso. L’aria, in sala contrattazioni, si taglia con il coltello. «Il consiglio più teso degli ultimi anni», dirà il consigliere Gianni Lamioni. Ci sono anche i giornalisti, c’è clima di resa dei conti e il tam tam dei corridoi ha annunciato un colpo a sensazione. Si dice infatti che, al termine della seduta, Antonio Cappelli presenterà le proprie dimissioni dalla giunta e dal consiglio camerale, e al tempo steso chiederà - a nome di Assindustria - le dimissioni del presidente Vecchioni.

Il “colpo”, però, non esplode. Un ripensamento improvviso? A quanto sembra no. Anche se da Assindustria non giungono conferme ufficiali, l’annuncio potrebbe arrivare a breve con una conferenza stampa. A meno che la diplomazia, in queste ore, non riesca a ricucire i fili di una tela che ad oggi appare stracciata. L’argomento Grosseto Sviluppo è al punto 3 dell’ordine del giorno. Subito prima Federico Vecchioni ha comunicato gli ottimi successi conseguiti sui fronti Fimar e Seam. E un consigliere prende la parola per lodarlo: «Altro che gestione fallimentare», dice riferendosi alle accuse di Aristide Giannetti lette sui giornali. Come a dire - e il voto successivo lo confermerà - che gli industriali sono soli. Vecchioni illustra ai consiglieri l’operazione, il segretario D’Errico ne certifica la legittimità. Ammette però che, tra gli argomenti “contro” portati nella giunta di settembre da Cappelli e dai revisori dei conti, uno è stato tenuto da conto: può la Camera di commercio erogare somme a favore di una sua partecipata senza aver fatto le comunicazioni previste dalla legge sugli enti pubblici?

Nel dubbio, dice D’Errico, la Cciaa ha presentato una comunicazione tardiva, accolta. Anche questo possibile ostacolo, dunque, è caduto. «Un comportamento - replica Cappelli - che dimostra come le nostre obiezioni in giunta non fossero pretestuose e strumentali ma fondate, tese a evitare operazioni forzate che possono ritorcersi contro l’Ente camerale e i suoi amministratori». Per il rappresentante di Assindustria, in ogni caso, proprio questa mossa “tardiva” sarebbe il chiaro segnale di come, nella giunta del 25 settembre, si fosse presentata una delibera da approvare senza che il quadro normativo fosse del tutto chiarito. Di fatto l’acquisizione di quote fu approvata e «oggi il consiglio ratifica un atto che non può non ratificare, perché ormai i soldi sono stati versati». In ogni caso Cappelli ribadisce il suo no a quella ratifica, che lui e gli industriali continuano a ritenere illegittima e che «espone i consiglieri a scelte che potranno ingenerare contenziosi dei quali ciascuno si assumerà le responsabilità».

Insomma, la battaglia legale ormai è certa. Su quella delibera di giunta, ma anche e soprattutto su una lettera (vedi a fianco, ndr.) che Vecchioni il 22 ottobre scorso ha indirizzato a Grosseto Sviluppo, «nella quale si mette in dubbio il mio operato - dice Cappelli - insinuando che in combutta con Assindustria avrei ostacolato l’acquisizione della azioni da partre della Cciaa». Dopo un breve dibattito, si passa al voto. La delibera della discordia viene approvata dal consiglio a voto quasi unanime. Contrari solo Cappelli ed Enrico Banchi, rappresentante di Confconsumatori. La Camera di Commercio, insomma, è tutta con il suo presidente. La clamorosa uscita di Assindustria da un Ente che da tempo non sente più “suo”, ora non è più fantascienza.

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