Il dolore
Grosseto, dove bocciano senza pietà
Matteo Tuccini
Il 30% dei candidati deve ridare l'esame di guida. A Pisa i più "buoni"
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Che mal di pancia, quel giorno. La voglia frenetica di ottenere la patente, per poi festeggiare di sera con la nuova auto e con gli amici, e la paura di lui. Perché di lui, dell’esaminatore, l’allievo sa solo una cosa: lo chiamano “l’ingegnere”. Stiamo esagerando? I dati del ministero dei Trasporti sugli esami per le patenti - dalla A alla E - ripresi da un’inchiesta di Quattroruote, dicono che se si sostiene la prova in provincia di Grosseto la paura è giustificata. Nel 2006 gli esaminatori maremmani hanno bocciato quasi 30 persone su 100 (29,79% dei candidati totali, ad essere precisi). In Toscana i più magnanimi sono di casa a Pisa: lì solo il 17,79 per cento è stato costretto a ripetere la prova. Grosseto si piazza al terzo posto della classifica nazionale degli implacabili, subito dopo le province di Cagliari e Genova. Le altre province toscane si collocano più o meno intorno alla media nazionale, attestata sul 20 per cento. Solo Pisa e Prato, quest’ultima a quota 18, finiscono sotto.
Niente a che vedere, tuttavia, con le percentuali grottesche registrate a Enna (6,86), Reggio Calabria e Catanzaro (entrambe inferiori al 10). Da queste parti, per non guadagnarsi la patente bisogna farla grossa: macchiarsi di un’inversione di marcia in mezzo a un incrocio, magari investendo qualcuno come ciliegina. Altrimenti, una firma e via. Comunque, spulciando tra i dati di casa nostra emergono altre cose interessanti. Per quanto riguarda la teoria, i nostri esaminandi sono da prendere a scapaccioni: la Toscana è al sedicesimo posto nella classifica regionale. Peggio di noi solo Liguria, Basilicata, Umbria e Sardegna. A ciò contribuiscono le pessime prove di Livorno (41 respinti su 100 ai quiz) e dell’immancabile Grosseto (40). I migliori invece sono a Prato, 22%. Va un pochino meglio quando si parla di pratica: nella guida siamo undicesimi, “nonostante” Pistoia (21% dei bocciati), Firenze e la solita Grosseto.
Confrontando le statistiche di genere, viene confermato il senso comune: meglio le donne all’esame di teoria (70% di promosse contro il 63 degli uomini), più bravi i ragazzi all’esame di guida (88 contro 80). Ma non è sempre vero: a Prato le ragazze, promosse 90 volte su 100, battono nella prova pratica i maschi, fermi a quota 87. «Le alte percentuali toscane indicano che da noi gli esami vengono fatti con serietà - afferma Giampaolo Nannini, segretario regionale dell’Unasca, l’associazione di categoria che rappresenta numerose autoscuole italiane - Per rendersene conto è sufficiente confrontarle con i dati relativi ad alcune regioni del sud». Ma perché ci sono così tanti bocciati all’esame di teoria? «Sul dato influisce l’aumento degli immigrati e dei privatisti, i cui risultati non sono eccelsi - risponde Nannini - Da quando è stata cancellata la possibilità della prova orale, gli stranieri sono costretti a sostenere un esame informatizzato, previsto nelle cinque lingue Onu più il cinese e l’arabo.
È uno svantaggio, senza contare che ci sono nazionalità presenti sul nostro territorio, penso ad albanesi e rumeni, che devono arrangiarsi con l’italiano, e questo non li aiuta. Sui privatisti, possiamo dire quello che vogliamo, ma sostenere la prova di teoria facendo i quiz a casa non è come aver fatto il corso presso un’autoscuola». Non sarà che i privatisti aumentano perché i corsi sono salati? «In Toscana un corso costa tra i 400 e i 600 euro. Non mi sembrano cifre elevate». 500 euro di media più le varie tasse, fogli rosa e ore di scuola guida, ciascuna oscillante tra i 10 e i 20 euro. Insomma, la spesa c’è. Fatto sta che l’anno scorso, su circa 125mila esaminandi totali in Toscana, i privatisti erano oltre 20mila, ossia più del 16%: una percentuale di gran lunga superiore alla media nazionale, che ci proietta tra le prime regioni d’Italia in materia. I risultati, li abbiamo visti, sono assai mediocri.
Il problema è che poi i neopatentati si buttano nel traffico, anche quelli che non hanno mai avuto grande dimestichezza con i segnali stradali e con le regole. «Come addetti ai lavori facciamo il possibile - conclude Nannini - e ognuno di noi può migliorare. Secondo me però bisognerebbe cominciare dalle scuole, con l’educazione civica».
Niente a che vedere, tuttavia, con le percentuali grottesche registrate a Enna (6,86), Reggio Calabria e Catanzaro (entrambe inferiori al 10). Da queste parti, per non guadagnarsi la patente bisogna farla grossa: macchiarsi di un’inversione di marcia in mezzo a un incrocio, magari investendo qualcuno come ciliegina. Altrimenti, una firma e via. Comunque, spulciando tra i dati di casa nostra emergono altre cose interessanti. Per quanto riguarda la teoria, i nostri esaminandi sono da prendere a scapaccioni: la Toscana è al sedicesimo posto nella classifica regionale. Peggio di noi solo Liguria, Basilicata, Umbria e Sardegna. A ciò contribuiscono le pessime prove di Livorno (41 respinti su 100 ai quiz) e dell’immancabile Grosseto (40). I migliori invece sono a Prato, 22%. Va un pochino meglio quando si parla di pratica: nella guida siamo undicesimi, “nonostante” Pistoia (21% dei bocciati), Firenze e la solita Grosseto.
Confrontando le statistiche di genere, viene confermato il senso comune: meglio le donne all’esame di teoria (70% di promosse contro il 63 degli uomini), più bravi i ragazzi all’esame di guida (88 contro 80). Ma non è sempre vero: a Prato le ragazze, promosse 90 volte su 100, battono nella prova pratica i maschi, fermi a quota 87. «Le alte percentuali toscane indicano che da noi gli esami vengono fatti con serietà - afferma Giampaolo Nannini, segretario regionale dell’Unasca, l’associazione di categoria che rappresenta numerose autoscuole italiane - Per rendersene conto è sufficiente confrontarle con i dati relativi ad alcune regioni del sud». Ma perché ci sono così tanti bocciati all’esame di teoria? «Sul dato influisce l’aumento degli immigrati e dei privatisti, i cui risultati non sono eccelsi - risponde Nannini - Da quando è stata cancellata la possibilità della prova orale, gli stranieri sono costretti a sostenere un esame informatizzato, previsto nelle cinque lingue Onu più il cinese e l’arabo.
È uno svantaggio, senza contare che ci sono nazionalità presenti sul nostro territorio, penso ad albanesi e rumeni, che devono arrangiarsi con l’italiano, e questo non li aiuta. Sui privatisti, possiamo dire quello che vogliamo, ma sostenere la prova di teoria facendo i quiz a casa non è come aver fatto il corso presso un’autoscuola». Non sarà che i privatisti aumentano perché i corsi sono salati? «In Toscana un corso costa tra i 400 e i 600 euro. Non mi sembrano cifre elevate». 500 euro di media più le varie tasse, fogli rosa e ore di scuola guida, ciascuna oscillante tra i 10 e i 20 euro. Insomma, la spesa c’è. Fatto sta che l’anno scorso, su circa 125mila esaminandi totali in Toscana, i privatisti erano oltre 20mila, ossia più del 16%: una percentuale di gran lunga superiore alla media nazionale, che ci proietta tra le prime regioni d’Italia in materia. I risultati, li abbiamo visti, sono assai mediocri.
Il problema è che poi i neopatentati si buttano nel traffico, anche quelli che non hanno mai avuto grande dimestichezza con i segnali stradali e con le regole. «Come addetti ai lavori facciamo il possibile - conclude Nannini - e ognuno di noi può migliorare. Secondo me però bisognerebbe cominciare dalle scuole, con l’educazione civica».
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