Attenzione
Pescato un calamaro gigante
Un caso che non sia finito a pezzi per essere cotto nei ristoranti o nelle ville dell’Argentario
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GROSSETO. Un calamaro gigante (un cefalopode per l’esattezza) lungo più di un metro e cinquanta è stato pescato nei giorni scorsi da un peschereccio di Porto Santo Stefano nelle acque del mare del Promontorio dei re ed è finito, poi, sul banco di vendita del mercato ittico di Porto Santo Stefano. Un caso che non sia finito a pezzi per essere cotto nei ristoranti o nelle ville dell’Argentario. Un caso fortunato che proprio quella mattina incaricati del Centro di Biologia Marina di Livorno stessero monitorando il pescato sulla banchina di Porto S.Stefano e si siano accorti di quel calamaro eccezionale che stava per essere fatto a pezzi. Un animale inusuale nelle nostre acque - ammettono i ricercatori del Centro di Biologia Marina - anche se si hanno segnalazioni di calamari giganti in questa zona.
Questo recuperato dai ricercatori sul bancone del pescivendolo è lungo più di 150 centimetri, forse anche 160, misurando anche i tentatoli; il mantello misuta circa 80 centimetrio di lunghezza. Roba che ha dell’incredibile, nelle acque del Mediterraneo. Quanto pesava? Più di 18 chilogrammi. Per avere un’idea i nostri calamari difficilmente vanno oltre i 400 grammi, mezzo chilo di peso. «Oltretutto - ci spiega il dottor Paolo Sartor - si tratta di un animale che è stato catturato vivo, essendo rimasto nelle reti del peschereccio. Anche se poi è morto, resta una fonte preziosa di notizie per chi fa ricerca nel settore. Finora infatti nelle nostre parti si erano trovati (raramente) dei calamari tipo questo, ma sempre morti sulla spiaggia. Il che aveva impedito di poterli studiare bene».
Catture come questa, sopratutto nel Mediterraneo, sono molto rare. Più frequenti nel Pacifico e nell’Atlantico. Non si può dire che sia un caso unico, ma certamente è una cosa rara. Nel Mediterraneo ci sono delle altre segnalazioni. Anche se sono rare. Uno venne trovato all’Isola d’Elba, un altro in Sicilia, un altro ancora in Sardegna.
Questa catturata dal peschereccio dell’Argentario era una femmina, ed aveva molte uova. Questo ritrovamento permetterà ai ricercatori di acquisire molti dati finora impossibili a verificare. Una presenza legata all’innalzamento delle temperature anche delle acque marine? chiediamo. No, ci viene risposto dagli esperti. Non siamo di fronte all’invasione di una specie tropicale. Calamari di questa portata sono stati segnalati nel Mediterraneo fin dal 1750. E ce n’è un’altra a metà Ottocento. Si tratta dell’unico cefalopodo monogamo: vivono cioè a coppie, maschio femmina, e non in branco.
Questo recuperato dai ricercatori sul bancone del pescivendolo è lungo più di 150 centimetri, forse anche 160, misurando anche i tentatoli; il mantello misuta circa 80 centimetrio di lunghezza. Roba che ha dell’incredibile, nelle acque del Mediterraneo. Quanto pesava? Più di 18 chilogrammi. Per avere un’idea i nostri calamari difficilmente vanno oltre i 400 grammi, mezzo chilo di peso. «Oltretutto - ci spiega il dottor Paolo Sartor - si tratta di un animale che è stato catturato vivo, essendo rimasto nelle reti del peschereccio. Anche se poi è morto, resta una fonte preziosa di notizie per chi fa ricerca nel settore. Finora infatti nelle nostre parti si erano trovati (raramente) dei calamari tipo questo, ma sempre morti sulla spiaggia. Il che aveva impedito di poterli studiare bene».
Catture come questa, sopratutto nel Mediterraneo, sono molto rare. Più frequenti nel Pacifico e nell’Atlantico. Non si può dire che sia un caso unico, ma certamente è una cosa rara. Nel Mediterraneo ci sono delle altre segnalazioni. Anche se sono rare. Uno venne trovato all’Isola d’Elba, un altro in Sicilia, un altro ancora in Sardegna.
Questa catturata dal peschereccio dell’Argentario era una femmina, ed aveva molte uova. Questo ritrovamento permetterà ai ricercatori di acquisire molti dati finora impossibili a verificare. Una presenza legata all’innalzamento delle temperature anche delle acque marine? chiediamo. No, ci viene risposto dagli esperti. Non siamo di fronte all’invasione di una specie tropicale. Calamari di questa portata sono stati segnalati nel Mediterraneo fin dal 1750. E ce n’è un’altra a metà Ottocento. Si tratta dell’unico cefalopodo monogamo: vivono cioè a coppie, maschio femmina, e non in branco.
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