Il Tirreno

Grosseto

Lo scudetto del baseball

Una notte di festa con il trofeo in pugno

Maurizio Caldarelli
Riccardo De Santis alza il trofeo al cielo
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Riccardo De Santis alza il trofeo al cielo

Le emozioni dei giocatori del Montepaschi abbracciati dai tifosi

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GROSSETO. «Quando ho visto partire la pallina ho capito subito che era sarebbe stato l’out dello scudetto». Emiliano Ginanneschi, il trentasette capitano, ricorda l’ultimo lancio dell’appassionante gara-7, che ha consentito al Bbc di salire sul trono d’Italia. Qualche istante dopo che Nunez ha raccolto la pallina, centinaia di persone, tifosi e dirigenti, si sono gettati nella mischia, per festeggiare con i protagonisti questo indimenticabile titolo. E’ scattata la caccia alla casacca, la raccolta della terra rossa da mettere in bacheca insieme a quella portata via da Rimini nel 1986 e 1989, e quella bagnata dalla pioggia nel 2004.

«E’ lo scudetto più bello - sorride il lanciatore Riccardo De Santis - nel 2004 la pioggia ci tolse la soddisfazione di accarezzare la coppa». Il trofeo consegnato a capitan Ginanneschi da David Rigoli, ex biancorosso ed oggi consigliere federale, ha fatto il giro delle mani di tutta la squadra, nessuno escluso. C’è chi la strofina, chi la bacia, mentre un muro di folla rimane sulle tribune a tributare il meritato applauso ai ragazzi, che hanno appena conquistato il tricolore forse più bello.

I neocampioni saltano sulla rete, sotto la curva, chiamati dallo speaker Guido De Lalla e per ognuno c’è il tempo di un lungo, caloroso applauso. Il manager Mauro Mazzotti si limita a salutare ed i tifosi lo acclamano a gran voce. Il buon “Mazz” si è preso una bella rivincita, verso chi lo accusava di aver preso dei giocatori riciclati. «Grosseto - sorride - è una piazza difficile dove bisogna sopravvivere». Nei suoi occhi si legge una certa emozione: «E’ una gran gioia. Lo dedico alla società, che dopo una stagione beffarda, con 2 secondi posti brucianti, ha creduto in questo gruppo. Non eravamo favoriti, ma siamo stati i più regolari».

Mazzotti non fa accenno al record appena battuto: è il primo allenatore italiano ad aver vinto lo scudetto con tre squadre diverse (Rimini nel 1999; Bologna 2003 e 2005; Grosseto 2007). «Lasciatemi dire che l’ultimo scudetto è comunque sempre il più bello». La notte è ancora giovane per il popolo del Bbc. Solo verso l’una e mezzo lo stadio si svuota, in città si cominciano a sentire i primi cortei festanti, per far capire a chi ancora non lo sapesse che il Grosseto era campione d’Italia.

Ma la festa del tricolore (la prima, perché società e sponsor ne stanno programmando altre per i prossimi giorni) è proseguita nello spogliatoio, con il promesso “scalpo” del rookie Dario Piselli, con un brindisi collettivo e poi via tutti al Kulmbacher Platz per la cena, con coretti da stadio, qualche sfottò («Sei dovuto venire a Grosseto per vincere qualcosa», riferito al nettunese Mandolini) e tanta allegria. «Ma solo quando ho rivisto la gara in tv - dice il presidente Banchi con un filo di voce - mi sono reso conto di quello che avevamo combinato».

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