Attenzione
Cocco in spiaggia, mamma e due bimbi all'ospedale
A Scarlino il sindaco vieta la vendita
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SCARLINO. Il cocco diventa un killer da spiaggia. O almeno un veicolo per un bel mal di pancia di quelli che non si scordano facilmente. Sulla costa grossetana è bastato uno spicchio dell’agognato frutto per spedire tre persone all’ospedale, un adulto e due bambini. Un pezzo di cocco comprato sulla spiaggia del Puntone da un venditore ambulante ha costretto al ricovero nel Misericordia di Grosseto una mamma con i suoi due bambini.
Il referto parla di tossinfezione alimentare. Dopo questo episodio il sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri, non ha potuto far altro che firmare un’ordinanza urgente con cui si vieta la vendita in forma itinerante di frutta o pezzi di frutta sull’intero arenile scarlinese. E’ accaduto tutto sabato pomeriggio. Intorno alle 15 la mamma ha acquistato per sé e i suoi due bambini un pezzo di noce di cocco da uno dei tanti venditori ambulanti che battono l’arenile.
Il cocco, nonostante un vago retrogusto leggermente rancido, è stato mangiato con piacere da tutti e tre. Ma dopo pochi minuti sono iniziati i guai. Sia la mamma che i due bimbi hanno avvertito forti dolori allo stomaco. Hanno quindi lasciato la spiaggia e sono andati diretti al pronto soccorso. E qui i sintomi dell’intossicazione sono apparsi subito evidenti. I tre sono stati trasferiti all’ospedale Misericordia di Grosseto e ricoverati, considerata la presenza dei due bambini, nel reparto di pediatria. Il medico del reparto, Alessandro Monaci, che li ha visitati ha stilato un referto in cui si legge: «Tossinfezione alimentare a seguito dell’ingestione di cocco».
Del fatto è stato informato anche il sindaco Maurizio Bizzarri. Che in pochi minuti ha firmato un’ordinanza sindacale, urgente con la quale vieta la vendita di frutta e pezzi di frutta lungo tutta la spiaggia scarlinese. «L’ordinanza - dice Bizzarri - avrà validità fino alla eventuale revoca. Spero che l’allarme rientri, ma in via cautelativa non potevo far altro. Tre persone in ospedale per un’intossicazione da cocco non sono poche. E non si possono correre rischi. Comprendo il danno economico che questo provvedimento può recare agli ambulanti, tra l’altro alcuni provvisti di regolare licenza, che vendono frutta. Ma è stata una strada obbligata di prevenzione».
Il referto parla di tossinfezione alimentare. Dopo questo episodio il sindaco di Scarlino, Maurizio Bizzarri, non ha potuto far altro che firmare un’ordinanza urgente con cui si vieta la vendita in forma itinerante di frutta o pezzi di frutta sull’intero arenile scarlinese. E’ accaduto tutto sabato pomeriggio. Intorno alle 15 la mamma ha acquistato per sé e i suoi due bambini un pezzo di noce di cocco da uno dei tanti venditori ambulanti che battono l’arenile.
Il cocco, nonostante un vago retrogusto leggermente rancido, è stato mangiato con piacere da tutti e tre. Ma dopo pochi minuti sono iniziati i guai. Sia la mamma che i due bimbi hanno avvertito forti dolori allo stomaco. Hanno quindi lasciato la spiaggia e sono andati diretti al pronto soccorso. E qui i sintomi dell’intossicazione sono apparsi subito evidenti. I tre sono stati trasferiti all’ospedale Misericordia di Grosseto e ricoverati, considerata la presenza dei due bambini, nel reparto di pediatria. Il medico del reparto, Alessandro Monaci, che li ha visitati ha stilato un referto in cui si legge: «Tossinfezione alimentare a seguito dell’ingestione di cocco».
Del fatto è stato informato anche il sindaco Maurizio Bizzarri. Che in pochi minuti ha firmato un’ordinanza sindacale, urgente con la quale vieta la vendita di frutta e pezzi di frutta lungo tutta la spiaggia scarlinese. «L’ordinanza - dice Bizzarri - avrà validità fino alla eventuale revoca. Spero che l’allarme rientri, ma in via cautelativa non potevo far altro. Tre persone in ospedale per un’intossicazione da cocco non sono poche. E non si possono correre rischi. Comprendo il danno economico che questo provvedimento può recare agli ambulanti, tra l’altro alcuni provvisti di regolare licenza, che vendono frutta. Ma è stata una strada obbligata di prevenzione».
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