Il Tirreno

Grosseto

Matrimoni in crisi, si rompe una famiglia al giorno

Claudio Bottinelli
Matrimoni in crisi, si rompe una famiglia al giorno

Negli ultimi tre anni in Maremma ben 800 divorzi e 400 separazioni. E si alza anche l’età di chi chiude la relazione

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GROSSETO. Più di 800 divorzi in tre anni, ai quali si aggiungono quasi quattrocento separazioni. Fra consensuali e giudiziali. E’ alta la cifra dei matrimoni (che cresce se considerassimo anche le convivenze) che si rompono in provincia di Grosseto. In media più di uno al giorno. E’ alta e leggendo le cifre delle statistiche rimane costante negli anni. Ma perchè si arriva alla separazioni o al divorzio? «I motivi - nota l’avvocato Clara Mecacci, uno dei più accreditati in questo campo, a Grosseto - sono i più svariati. E fra i tanti un dato sembra emergere: si alza sempre di più l’età delle persone che rompono il matrimonio. Fino a qualche anno fa si trattava quasi sempre di coppie giovani; ora si stanno avendo casi di coniugi settantenni che decidono di lasciarsi e andare ciascuno per conto proprio». L’avvocato non commenta, ma questo “alzarsi” dell’età dei divorzi si lega probabilmente all’allungarsi della vita media, ma anche a una seconda gioventù che certi prodotti di farmacia stanno creando. In altri termini, in qualcuno il sangue riprende a scaldarsi, se non a bollire, anche quando va in pensione e ciò induce a fare passi che qualche tempo fa erano impensabili. «È capitato - dice l’avvocato Angela Casini - di persone di 75 anni che, al giudice, abbiano confessato candidamente di essersi innamorati; magari della badante straniera, che era bella, affettuosa e giovane».

Insomma anche in Maremma siamo di fronte a una rivoluzione del costume. «Anche se - fa notare l’avvocato Clara Mecacci - il divorzio rimane traumatico e sono luoghi comuni ritenere che si possa affrontare con leggerezza». I figli. La riforma legislativa afferma la bigenitorialità, la condivisione cioè del progetto educativo, e in questa ottica si pone il giudice anche se per l’affidamento, o meglio, per la domiciliazione resta preferita la madre. Gli alimenti. La Maremma non è terra di grandi capitalisti e di divorzi milionari (almeno nella generalità). La maggior parte coinvolgono operai, piccoli artigiani o commercianti, impiegati che spesso hanno mogli casalinghe. Ciò significa che non essendo elevato il tessuto economico-sociale non sono elevati neppure i cosidetti alimenti. E se è vero che al di sotto dei 300 euro mensili il giudice non scende, va fatta un’altra considerazione: da sposati, magari, il marito porta a casa 800-900 euro e altrettanti la moglie. Si arriva a una disponibilità familiare che permette di vivere, visto anche che l’affitto (o il muto per la casa) è uno solo. Si divorzia e il marito dai suoi 800-900 euro, deve sottrarre almeno 300 euro per gli alimenti. In più ha da provedere all’affitto...

Non va più avanti e c’è gente che finisce in miseria. Casi limite. Risultano dei casi limite anche in Maremma. È il caso, per esempio, della madre di un ragazzo cerebroleso, che ha altri figli minori; per cinque anni non ha avuto un soldo dall’ex marito, ed è costretta a lavorare e a badare, da sola, ai figli. “Rapimenti”. Come non mancano neppure nella nostra provincia dei veri e propri “rapimenti” di figli da parte di uno dei due genitori (è accaduto di bambini portati all’estero dal genitore non italiano). Sono situazioni disperate. Tribunale dei minori. «Uno dei problemi - spiegano gli avvocati Clara Mecacci e Angela Casini - si chiama tribunale dei minori che, a Firenze, assorbe di fatto tutti i casi di figli minorenni della Toscana, con un affollamento di cause che non permette spesso una disamina rapida (come andrebbe fatta) e precisa.

Coppie di fatto. E ci sono, parlando dei figli, situazioni tutt’altro che facili quando a lasciarsi sono dei conviventi, ossia le coppie di fatto. Un numero che è in crescendo e che, statisticamente, comincia a pesare più delle coppie sposate con rito religioso o civile. «Quello di cui bisognerebbe tenere conto - commenta l’avvocato Clara Mecacci - è che ci sono conformazioni del sociale di cui bisognerebbe tenere conto; andrebbero rivisti i patti matrimoniali». Casi limite. Più di ottocento divorzi e quattrocento separazioni nel giro di tre anni. Con dei casi limite che fanno pensare. C’è per esempio un uomo di 90 anni, morto di recente, divorziato da tempo, che ha lasciato tutto quel che aveva alla badante, una ragazza rumena di 25 anni. Ex moglie e parenti sono scesi sul piede di guerra ed è in corso una causa.

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