Il Tirreno

Grosseto

A 90 anni continua a lavorare per non chiudere il cinema

A 90 anni continua a lavorare per non chiudere il cinema

La storia di Brunero Montemaggi, gestore del Massimo e innamorato del suo mestiere

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ROCCASTRADA. Brunero ha quasi 90 anni ma sembra un giovanotto. E’ in pensione ma la sua vocazione di imprenditore non si è mai esaurita. La sua storia ricorda quella di Alfredo, il Philippe Noiret di Nuovo Cinema Paradiso. Professione: proiezionista. Sì, perchè la vicenda raccontata nel 1988 dal celebre capolavoro di Giuseppe Tornatore, con qualche sfumatura, rivive da tempo a Roccastrada.

Che passione! Brunero Montemaggi è uno di quei personaggi che hanno fatto la storia del paese nel dopoguerra. Un uomo schietto, intelligente, che ha tirato su una famiglia numerosa, radicata in varie attività commerciali. Brunero, però, ha sempre avuto un’unica passione: il cinema. E ad essa è rimasto fedele fino ad oggi. Senza tentennamenti.

Il Comune concorrente. La decima musa lo ha affascinato e ne ha condizionato la vita. Negli anni Cinquanta, intravedendo il business, realizza a Roccastrada, con un altro socio, “Cillo”, una grande sala di proiezione, certamente sovradimensionata (oggi come allora) per un piccolo centro dell’Alta Maremma. «Oltre tutto - rammenta - avevamo anche un concorrente mica da poco: il cinema-teatro comunale». Brunero, però, è in gamba, ci crede, e si lancia nella competizione con la struttura pubblica. Battezza il suo cinema Massimo, lo stesso nome del secondo figlio, appena nato. L’attività decolla.

Alti e bassi. Passano gli anni: il cinema, tra alti e bassi, sopravvive. In Italia, intanto, le sale periferiche chiudono e questa sorte tocca anche al cinema-teatro dell’amministrazione comunale. Brunero si arrangia. Diviene operatore-proiezionista e buttafuori, pubblicista e spazzino, insegna ai figli l’arte della macchina e per primo porta a Roccastrada il cinema scope, con gli effetti speciali. Un salto di qualità straordinario.

Sopravvissuti.
«Negli anni Ottanta-Novanta la crisi è nera - sono ancora parole di Montemaggi - chiudono una marea di sale, anche a Grosseto, Follonica, ma noi teniamo duro. Perchè, diciamolo, ormai mi sono innamorato; è una passione quella per le pellicole. E per le passioni, a volte, si va a rimessa..». Brunero così vincola i figli a turni prefestivi e festivi per continuare a tenere aperta la sala cinematografica; il flusso degli spettatori crolla ma lui, a dispetto della convenienza economica, tiene aperto. Non solo. Il cinema Massimo viene ristrutturato, adeguato alle nuove normative, alle esigenze di un pubblico che, nel frattempo, ha conosciuto anche altre sale. E fa i confronti.

Emozioni in sala. Roccastrada, oggi, a quasi 60 anni di distanza dalla prima proiezione, può continuare a vantare il suo cinema. Ogni fine settimana le migliori pellicole americane e italiane passano da qui. Ragazzini, giovani, famiglie e anziani, tra cui chi scrive, si godono per due ore l’atmosfera di questa sala anni Cinquanta. A suo modo, proprio come il Cinema Paradiso di Alfredo e Salvatore, anche il Massimo è un ritratto dell’Italia e degli italiani del secondo dopoguerra, una dichiarazione d’amore al cinema, confermata appunto dalle parole del protagonista.

Orgoglio. Insomma una fabbrica di sogni che Brunero ha fatto sopravvivere a tutte le burrasche. «Io credo - conclude - che Roccastrada, per quanto riguarda il cinema, il teatro, gli spettacoli, insomma quella che chi ha studiato definisce la settima arte, sia all’avanguardia in Italia. Qui c’è una tradizione: il teatro il cinema. Io ne sono orgoglioso, anche se ho sempre dovuto lottare con il teatro, per sottrargli qualche spettatore».

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