Il Tirreno

Grosseto

Poste in tilt per le ferie, le lettere bisogna andarle a ritirare

Filippo Bardelli
Poste in tilt per le ferie, le lettere bisogna andarle a ritirare

Decine di proteste e di segnalazione di disservizi. I dirigenti dell’ente sostengono che non possono fare altrimenti

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ARCIDOSSO. «Si sono messi a vendere di tutto, fanno concorrenza ai bazar e alle banche, ma la regolare consegna delle lettere è diventata un optional. Basta che un portalettere sia in ferie o si ammali e gli abitanti della zona di sua competenza non ricevono più niente per giorni e giorni, a meno che non vadano di persona all’ufficio postale a ritirare quello che il mittente paga, col francobollo, affinché sia consegnato a casa. Pare, infatti, che non esistano più incarichi di supplenza». Questo, e molto altro, si legge in una nota, corredata da oltre cinquanta firme di utenti di Arcidosso, fortemente seccati per un disservizio che, sottolineano i firmatari, se d’inverno si presenta solo saltuariamente, nei mesi estivi è ormai diventato da qualche anno una ricorrenza costante. «Ma non sarebbe ipotizzabile - arriva a ipotizzare qualcuno - il reato di interruzione di pubblico servizio?».

Accanto alla risentita lamentela degli utenti del capoluogo, affiancano le rimostranze anche da parte di diversi cittadini di alcune frazioni che, senza sapere dell’iniziativa degli arcidossini, si sono adoperati per la medesima protesta. Nelle lamentele, ovviamente, non viene preso di mira il personale dell’ufficio postale di Arcidosso, ma è sottolineato un grave problema che, al di là della spiacevolezza del disservizio di per sé, rischia di mettere a repentaglio il regolare svolgimento dell’attività lavorativa di molti utenti, oltre all’impossibilità di provvedere per tempo a pagamenti o adempimenti vari. Da parte loro, i responsabili dell’ufficio postale di Arcidosso si giustificano adducendo disposizioni dall’alto. Una giustificazione che, per quanto possa essere “obbligata” per i dipendenti delle Poste di Arcidosso, si traduce in un oggettivo ed annoso problema, che gli utenti, come loro stessi sottolineano, non hanno assoluta intenzione di portarsi dietro. Certo, tutti gli arcidossini ricordano con rammarico i tempi in cui era in servizio “Mario Postino”, che non sgarrava mai, così come la mitica “Annina la Postina”, di cui solo i più anziani conservano memoria; la quale con ogni stagione, sotto il sol leone o in mezzo alla neve, percorreva instancabile le vie del paese a piedi, gravata dal peso dell’enorme borsone di cuoio “stipato” di corrispondenza.

Né si è spento ancora il ricordo di Policarpo, portalettere ai Bagnoli all’inizio dello scorso secolo, che nel faticoso tragitto a piedi si leggeva tutta la corrispondenza affidatagli (perlopiù cartoline postali), in modo da fornire poi ai destinatari un succo della missiva, che peraltro i più non sarebbero stati capaci di leggere. Si tramanda che una volta riuscì a portare a destinazione la cartolina di un soldatino appena giunto in caserma, che l’aveva indirizzata “alla mia cara mamma - Bagnoli - Arcidosso - davanti casa c’è una ficaia”. Altri tempi. Ma qual è il problema di oggi? Semplice: per contratto i portalettere devono fare due settimane di ferie durante l’estate. Ed essendo in cinque che lavorano nell’area di Arcidosso, sommando le loro ferie «obbligate» si fanno due mesi e mezzo durante i quali uno dei portalettere è in ferie. Gli altri quattro dovrebbero coprire anche la sua zona di distribuzione ma la cosa è difficile: d’estate sulla montagna ci sono i villeggianti e i turisti e il lavoro aumenta. La conseguenza? Basta ascioltare le lamentele per capire quale sia: un disservizio. E’ accettabile? «Il costo del francobollo è aumentato, e di molto - fanno notare i cittadini arrabbiati - ma il risultato è andato in senso contrario. Come è facile constatare»

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