Il Tirreno

Grosseto

I vigili vogliono sequestrare la merce, muore d’infarto

Claudio Bottinelli
I vigili vogliono sequestrare la merce, muore d’infarto

Tragedia a Follonica, l’ambulante aveva cercato di fuggire ma è stato bloccato e si è accasciato. Protesta dei compagni: ucciso dall’indifferenza

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FOLLONICA. Il terrore di vedersi portar via le collanine che stava vendendo nella pineta di Follonica; l’angoscia di non poter più chiedere merce a debito perchè era la terza volta che gli veniva sequestrata e rischiava di non poterne avere più. Non ha retto il cuore di Nabi Nur, 53 anni, bengalese, da 17 anni in Italia a fare il vu’cumprà che dopo un deciso ma inutile tira e molla con un vigile urbano che voleva sequestragli il lenzuolo zeppo della sua merce, si è sentito male ed è caduto. Le sue condizioni sono apparse subito gravi, e l’uomo, nonostante il ricovero prima nell’ospedale di Massa Marittima, quindi nel reparto di cardiologia dell’ospedale di Grosseto, è morto, poche ore dopo l’improvvisa crisi. Una tragedia che ha scosso tutti. Non solo la comunità bengalese (sono una trentina d’estate a Follonica) che assieme ad altri extracomunitari ieri mattina ha inscenato una manifestazione davanti al Comune di Follonica, tenendo in pugno delle rose rosse e bianche, simbolo di pace e di amicizia, ma alzando striscioni con una domanda inquietante: «Si può morire a causa dell’indifferenza?».

Già, perchè loro - come spiega Hasna Eluhaihimi, una ragazza marocchina di vent’anni - sono convinti che Nabi Nur poteva essere salvato se i soccorsi fossero stati più tempestivi. Se cioè - come rimarca il fratello dell’uomo deceduto, Md Amin Rhull di 56 anni - le forze dell’ordine si fossero rese subito conto che quell’uomo stava male davvero e non avessero pensato - questo il sospetto dei parenti e degli amici - che stesse invece simulando il malore per evitare il sequestro delle sue cose. La tragedia è accaduta martedì mattina poco prima delle 11, lungo un viottolo della pineta di Senzuno, zona sud della cittadina di Follonica, alle spalle dei bagni Ombretta e la Pineta. Lì, da sempre, c’è una sorta di suk, di mercato. «I venditori arrivano poco dopo le 8 - dice una bagnante - e mentre senegalesi e marocchini battono la spiaggia con i loro carretti, i bengalesi si fermano sotto ai pini, aprono i loro banchetti e propongono la loro merce.

Nabi Nur lungo il viottolo che dalla provinciale delle Collacchie porta al bagno La Pineta, suo fratello sullo stradello accanto, che va al Bagno Ombretta. Quest’anno i blitz contro il commercio abusivo non si contano, a Follonica. Sono già otto o nove, e più volte Nabi Nur si è visto portare via la merce. E più volte aveva dovuto farsela ridare, prendendola a credito. «Era impaurito da questi blitz», dice un venditore marocchino, vecchia conoscenza della spiaggia. Impaurito al punto che quando, martedì mattina, ha visto arrivare in forze finanzieri, uomini della polizia, della Capitaneria di porto e vigili urbani, Nabiu Nur si è preoccupato. In fretta e furia ha cercato di chiudere il fazzolettone con dentro la sua roba, una sorta di lenzuolo, per darsi alla fuga. Ma un vigile urbano l’ha raggiunto, ha afferrato un lembo del lenzuolo che conteneva la merce, ha tirato. Nabi Nur però non ha mollato la presa e ha reagito urlando con disperazione: «E’ roba mia! E’ roba mia!». Qualche minuto, poi l’hanno visto accasciarsi, cadere all’indietro, lasciare il lembo del panno.

Suo fratello Amin, che era lì vicino, si è reso subito conto che si trattava di una cosa grave. Ha chiesto aiuto, poi ha sorretto il fratello, assieme a una villeggiante italiana che era lì per caso, fino a una grande tavola alle spalle del Bagno Ombretta. Lo stesso titolare del bagno, Marco Lenzi, ha chiamato il 118 che è arrivato, i medici hanno soccorso l’immigrato e l’hanno trasportato all’ospedale. Tutto però è stato inutile. Verso le 14 Nabi Nur, l’uomo del Bangladesh che da tanti anni guadagnava in Italia di che far vivere sua moglie e i suoi figli nell’altra parte del mondo, ha cessato di vivere. C’è stato anche un momento di tensione quando qualcuno ha pensato che i 4.000 euro che l’uomo portava addosso, il guadagno dell’estate, fossero spariti.

Poi, per fortuna, si è chiarito che non era così. Per il trasporto del corpo in Bangladesh gli amici hanno iniziato una colletta, e anche il Comune di Follonica, per bocca del vicesindaco Marenzi, ha dichiarato già ieri che intende parteciparvi. Ieri pomeriggio il rito funebre, secondo il rituale islamico, nell’obitorio dell’ospedale della Misericordia di Grosseto. Per stamani è previsto anche l’arrivo da Roma del presidente dell’Associazione Bangladesh, Nure Alom Bachu, che chiederà di essere ricevuto in Comune.

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