Il Tirreno

Grosseto

Piscine abusive? 104 indagati a Capalbio

Clamorosa inchiesta della Procura. Ma il caso riguarda l’intera Toscana

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CAPALBIO. Estate amara, per i vacanzieri di Capalbio: ben 104 piscine private al servizio delle tante ville sparse nel territorio comunale più esclusivo di Maremma sono finite nel mirino della Procura della Repubblica di Grosseto. Procura che, a quanto pare, avrebbe già emesso 104 avvisi di garanzia per altrettanti proprietari (più o meno eccellenti), indagati per abuso edilizio. La clamorosa vicenda nasce, come confermano gli stessi uffici tecnici del Comune, da una divergenza sull’interpretazione della legge da applicare per il via libera alla costruzione di una piscina. A Capalbio, come del resto pressoché in tutta la Toscana, fin qui si è seguito l’iter della Dia, ovvero la semplice dichiarazione d’inizio attività consegnata al Comune.

Un meccanismo applicato alle pertinenze residenziali, in virtù di un parere fornito, ormai molto tempo fa, dai competenti uffici regionali interpellati in merito dal collegio dei geometri della Toscana. Nel parere si legge chiaramente che «le pertinenze di organismi edilizi esistenti sono soggette a Dia», agile strumento che consente di ristrutturare la propria casa, o di sottoporla a opere di manutenzione, in tempi celeri e senza passare per le forche caudine delle autorizzazioni. Secondo la Procura, invece, per costruire una piscina bisogna chiedere e ottenere una vera e propria concessione edilizia, in base al testo unico 380/2001 sulle disposizioni legislative e regolamenti in materia. Dunque, di fatto, le 104 piscine private di Capalbio (come chissà quante altre disseminate fra i casali di Toscana) sarebbero illecite.

Ma perché il bubbone sarebbe esploso solo ora e solo a Capalbio? Su questo punto le versioni che circolano sono divergenti. Secondo alcuni tutto nascerebbe da un piccolo processo celebratosi al Tribunale di Orbetello, dove il giudice ha condannato un cittadino per essersi costruito una piccola piscina in giardino utilizzando, appunto, il semplice percorso della Dia. Messa sul chi va là da questa sentenza, la polizia municipale di Capalbio avrebbe chiesto alla Procura, che aveva condotto l’indagine, lumi su come comportarsi nel presente e nel futuro. La Procura avrebbe dunque avviato un censimento proprio sul territorio di Capalbio, arrivando al fascicolo con 104 indagati. Secondo altri, invece, l’inchiesta della magistratura sarebbe partita nell’ambito delle indagini sulla tragedia del 23 maggio scorso, quando nella piscina di una villa in località Giardino morirono (in circostanze peraltro ancora non chiarite) il giardiniere Pietro Cordone e la sua assistente rumena, Georgeta Barbieru. Alla ricerca di spiegazioni sulla tragedia, gli inquirenti sarebbero inciampati su questo (presunto) vizio di forma, dando il via a controlli a tappeto. Sia come sia, il problema giuridico appare complesso. E destinato a toccare l’intera Toscana. Come dimostra l’attenzione sul tema che si registra a nord della Maremma.

«Con la legge nazionale firmata da Berlusconi, la costruzione delle piscine è demandata alla presentazione della Dia», spiega per esempio il sindaco di Montescudaio (Pisa), Aurelio Pellegrini. Il quale aggiunge che esiste un unico regolamento attuato in tutti i comuni della Bassa Val di Cecina. «La legge è chiara - dice Pellegrini - e nella circolare attuativa si fa proprio l’esempio delle piscine come strutture che possono essere realizzate con la Dia». Pellegrini aggiunge anche che l’unica eccezione riguarda le zone di particolare pregio. Lo stesso avviene a Castagneto Carducci. Il sindaco Fabio Tinti conferma che basta la Dia. Ma ora, dopo la pubblicazione sul Burt del nuovo Regolamento urbanistico, scatta un periodo di sospensione. «Tutte le concessioni per piscine a uso privato saranno bloccate, nelle more d’attuazione del piano».

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