Italia
Monicelli-Kiarostami, duetto in piazza
Claudio Bellumori
Icone a confronto lontane ma unite dalla stessa passione
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CAPALBIO. Si è conclusa ieri sera la quattordicesima edizione di “Capalbio Cinema international short film festival”. Ultimo omaggio al maestro Abbas Kiarostami con il film “Tickets”. Dopodiché “Archeologia del corto - L’espressionismo e il film a episodi del terrore” con “Wachsfigurenkabinett” (il gabinetto delle figure di cera) di Paul Leni e Leo Birinski. Ha chiuso la serata il best of Capalbio cinema 2007 e il cortometraggio “Brutality Factory” di Wang Bing, atto conclusivo del film a episodi “O estado do Mundo”.
Sabato alle 18,30 invece Mario Monicelli e Abbas Kiarostami, icone mondiali del cinema, si sono confrontati in piazza Magenta. Presentati da Tommaso Mottola, direttore di Capalbio Cinema, e intervistati dal caporedattore del Messaggero Gloria Satta, Monicelli e Kiarostami hanno dato vita a un siparietto simpatico e stimolante. Per rompere il ghiaccio, i registi hanno rivelato che sono accomunati da una cosa: non posseggono cellulari. «Avevo il cellulare - ha confessato Kiarostami - poi si è rotto e mi sono accorto quanto è bello vivere senza», e Monicelli ha rivelato che anche Umberto Veronesi non ha cellulari. Battute a parte i due hanno parlato di cinema: produzioni iraniane, neorealismo e commedia all’italiana. Abbas Kiarostami, presidente della giuria internazionale di Capalbio Cinema, negli scorsi giorni, aveva dichiarato che dai suoi lavori si nota l’influenza avuta dalla cinematografia italiana. Soprattutto, ha spiegato, da quando ha scoperto Totò: «Prima vedevo soprattutto cinema americano - ha detto - e pensavo che i protagonisti dovessero essere solo persone speciali. Con Totò e i registi del neorealismo mi sono reso conto che il cinema può riguardare anche persone comuni».
Il regista di Teheran si sentiva emozionato alla presenza di Monicelli, il quale ha contraccambiato le lusinghe segnalando «la sensibilità di Kiarostami». Nomi illustri della cinematografia che da spettatori hanno comportamenti diversi. Mario Monicelli si “divora” anche quattro pellicole consecutivamente, mentre Kiarostami difficilmente arriva a vedere metà film «perché - ha detto - inizio a parlare ad alta voce immaginando come avrei proseguito la trama se fossi stato dietro la macchina da presa».
Sabato alle 18,30 invece Mario Monicelli e Abbas Kiarostami, icone mondiali del cinema, si sono confrontati in piazza Magenta. Presentati da Tommaso Mottola, direttore di Capalbio Cinema, e intervistati dal caporedattore del Messaggero Gloria Satta, Monicelli e Kiarostami hanno dato vita a un siparietto simpatico e stimolante. Per rompere il ghiaccio, i registi hanno rivelato che sono accomunati da una cosa: non posseggono cellulari. «Avevo il cellulare - ha confessato Kiarostami - poi si è rotto e mi sono accorto quanto è bello vivere senza», e Monicelli ha rivelato che anche Umberto Veronesi non ha cellulari. Battute a parte i due hanno parlato di cinema: produzioni iraniane, neorealismo e commedia all’italiana. Abbas Kiarostami, presidente della giuria internazionale di Capalbio Cinema, negli scorsi giorni, aveva dichiarato che dai suoi lavori si nota l’influenza avuta dalla cinematografia italiana. Soprattutto, ha spiegato, da quando ha scoperto Totò: «Prima vedevo soprattutto cinema americano - ha detto - e pensavo che i protagonisti dovessero essere solo persone speciali. Con Totò e i registi del neorealismo mi sono reso conto che il cinema può riguardare anche persone comuni».
Il regista di Teheran si sentiva emozionato alla presenza di Monicelli, il quale ha contraccambiato le lusinghe segnalando «la sensibilità di Kiarostami». Nomi illustri della cinematografia che da spettatori hanno comportamenti diversi. Mario Monicelli si “divora” anche quattro pellicole consecutivamente, mentre Kiarostami difficilmente arriva a vedere metà film «perché - ha detto - inizio a parlare ad alta voce immaginando come avrei proseguito la trama se fossi stato dietro la macchina da presa».
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