Attenzione
In mare rifiuti per centinaia di metri
Claudio Bottinelli
Il racconto di uno dei sub che ha aiutato la Guardia Costiera: «C’era di tutto»
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PORTO ERCOLE. David Di Vita, del Diving Center Pelagos di Porto Ercole era all’opera, con gli uomini della Guardia Costiera, lunedì pomeriggio, quando sono andati al largo dell’Argentario per rendersi conto di quanta immondizia ci fosse in mare e di come poter aggredire i rifiuti che da giorni stavano invadendo i quasi sette chilometri di costa della Feniglia.
De Vita, com’era la sitazione a mare?
«La Capitaneria di Porto aveva chiamato anche i diving per avere un contributo per un eventuale recupero delle cose più importanti. C’erano anche una motovedetta e un gommone della Guardia Costiera, oltre al nostro. C’era mare mosso. Ci siamo trovati davanti a una situazione abbastanza incresciosa: c’era una vastità di immondizia a mare che praticamente impediva anche il nostro lavoro. Sarebbe stato come raccogliere un filo di paglia da un pagliaio. Sarebbero serviti dei pontoni, delle imbarcazioni specializzate...».
Avete potuto operare oppure no, vista la situazione che avete trovato?
«Abbiamo fatto qualcosa, ma andare oltre avrebbe anche significato mettere a repentaglio la sicurezza dei mezzi. Non a caso la Guardia Costiera, tornando in porto, ha ‘agguantato’ un lenzuolo, un grosso straccio, e sono dovuto andare sotto io a liberare l’elica da questo ammasso di stoffa attorcigliato che rendeva impossibile la navigazione, e rischiava di creare danni all’imbarcazione».
Ma a che distanza era questa massa di sporcizia, rispetto alla costa?
«Praticamente era quasi arrivata alla costa».
E cosa c’era in questo ammasso di sporcizia?
«C’era di tutto. Stoffa, bottiglie di plastica, piatti e altra roba di plastica. Monnezza. Sembrava una discarica...».
C’erano anche sacchi neri, quelli da rifiuti?
«C’erano anche sacchi. C’era di tutto. Sacchi di plastica, non ricordo se erano neri. C’era tutto ciò che si può buttare nella immondizia. Anche preservativi, addirittura».
C’erano indicazioni che potessoro riportare a qualche località geografica?
«Guardi, noi non abbiamo visto niente di questo. C’è stata una persona che ci ha raccontato di una signora anziaqna che in Feniglia, sulla spiaggia, avrebbe raccolto un cartello di legno con su scritto “discarica”, ricollegabile a una zona di Napoli. Ma non saprei dire se si tratta di verità o piuttosto di una leggenda metropolitana».
Che grandezza aveva questa massa di robaccia?
«Era tanta. Tanta...».
Ma in metri, che fronte poteva avere?
«Direi centinaia e centinaia di metri».
Galleggiava?
«Sì. Molta galleggiava».
Ha idea di cosa pensasse di fare la Guardia Costiera a questo proposito?
«Non lo so. Siamo rientrati e poi non so cosa sia stato deciso di fare».
Signor Di Vita, oggi (ieri per chi parla - ndr) il vento è cambiato e dunque il rischio per le spiagge si allontana.
«È vero. Comunque il mare si ripiglia tutto. Dipende dalle maree e dalle correnti. Le correnti cambiano e il mare si può riprendere tutto quello che ha portato nel giro di una notte».
Signor Di Vita, secondo lei, questa gran massa di rifiuti può essere arrivata a mare trasportata da uno, o più, fossi?
«Guardi, io ho una mia idea personale. Che qualche nave al largo abbia scaricato qualcosa di troppo, che non sapeva dove gettare».
Ma in passato le risultano correnti come quella che c’è tra Civitavecchia e Fiumicino che porta rifiuti al largo?
«No. Da noi non ci sono mai state correnti simili».
De Vita, com’era la sitazione a mare?
«La Capitaneria di Porto aveva chiamato anche i diving per avere un contributo per un eventuale recupero delle cose più importanti. C’erano anche una motovedetta e un gommone della Guardia Costiera, oltre al nostro. C’era mare mosso. Ci siamo trovati davanti a una situazione abbastanza incresciosa: c’era una vastità di immondizia a mare che praticamente impediva anche il nostro lavoro. Sarebbe stato come raccogliere un filo di paglia da un pagliaio. Sarebbero serviti dei pontoni, delle imbarcazioni specializzate...».
Avete potuto operare oppure no, vista la situazione che avete trovato?
«Abbiamo fatto qualcosa, ma andare oltre avrebbe anche significato mettere a repentaglio la sicurezza dei mezzi. Non a caso la Guardia Costiera, tornando in porto, ha ‘agguantato’ un lenzuolo, un grosso straccio, e sono dovuto andare sotto io a liberare l’elica da questo ammasso di stoffa attorcigliato che rendeva impossibile la navigazione, e rischiava di creare danni all’imbarcazione».
Ma a che distanza era questa massa di sporcizia, rispetto alla costa?
«Praticamente era quasi arrivata alla costa».
E cosa c’era in questo ammasso di sporcizia?
«C’era di tutto. Stoffa, bottiglie di plastica, piatti e altra roba di plastica. Monnezza. Sembrava una discarica...».
C’erano anche sacchi neri, quelli da rifiuti?
«C’erano anche sacchi. C’era di tutto. Sacchi di plastica, non ricordo se erano neri. C’era tutto ciò che si può buttare nella immondizia. Anche preservativi, addirittura».
C’erano indicazioni che potessoro riportare a qualche località geografica?
«Guardi, noi non abbiamo visto niente di questo. C’è stata una persona che ci ha raccontato di una signora anziaqna che in Feniglia, sulla spiaggia, avrebbe raccolto un cartello di legno con su scritto “discarica”, ricollegabile a una zona di Napoli. Ma non saprei dire se si tratta di verità o piuttosto di una leggenda metropolitana».
Che grandezza aveva questa massa di robaccia?
«Era tanta. Tanta...».
Ma in metri, che fronte poteva avere?
«Direi centinaia e centinaia di metri».
Galleggiava?
«Sì. Molta galleggiava».
Ha idea di cosa pensasse di fare la Guardia Costiera a questo proposito?
«Non lo so. Siamo rientrati e poi non so cosa sia stato deciso di fare».
Signor Di Vita, oggi (ieri per chi parla - ndr) il vento è cambiato e dunque il rischio per le spiagge si allontana.
«È vero. Comunque il mare si ripiglia tutto. Dipende dalle maree e dalle correnti. Le correnti cambiano e il mare si può riprendere tutto quello che ha portato nel giro di una notte».
Signor Di Vita, secondo lei, questa gran massa di rifiuti può essere arrivata a mare trasportata da uno, o più, fossi?
«Guardi, io ho una mia idea personale. Che qualche nave al largo abbia scaricato qualcosa di troppo, che non sapeva dove gettare».
Ma in passato le risultano correnti come quella che c’è tra Civitavecchia e Fiumicino che porta rifiuti al largo?
«No. Da noi non ci sono mai state correnti simili».
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