Il Tirreno

Grosseto

Camilli, il signore del Grifone

GABRIELE BALDANZI

Talento per gli affari e voglia di vincere: la ricetta per la serie B

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GROSSETO. Sta seguendo la fase del calcio mercato di persona, come ai tempi della serie D. Si fa aggiornare dal ds Minguzzi sulle richieste di procuratori, calciatori, società disposte a vendere o prestare. Seccede anche in questi giorni per Ribas (il talentuoso centravanti uruguayano della Primavera dell’Inter) o Carparelli (bomber della Cremonese con trascorsi in serie A). Sono i due nomi che circolano per indossare la maglia numero 9 del Grifone. In porta, invece, pare che la società si sia mossa per Tommaso Berni dalla Lazio. Affari che potranno chiudersi la prossima settimana, a Milano, con un blitz ed una possente stretta di mano del Comandante. Sì, perchè la competenza non gli difetta. Ha scoperto e lanciato, dopo averli visionati ed averci parlato per mezz’ora, giocatori come il sampdoriano Parola, l’attaccante Pellicori, i vari Maggiolini e Giallombardo.

Piero Camilli, presidente-imprenditore del Grosseto, nonostante le progressioni, mantiene, dopo sette anni in Maremma, quello spirito che ne ha sempre animato il lavoro, nel calcio come nel quotidiano: passione, impegno, testa alta per non perdere mai di vista l’obiettivo. Qui, da quando è arrivato, ha sempre lottato per vincere i campionati. Un po’ alla volta ha conquistato i detrattori e le promozioni, ha convinto le istituzioni a dargli credito. Con i fatti. Ilco, l’azienda a cui si lega a doppio filo l’Us Grosseto (sponsor che campeggia sulle maglie, in sala-stampa, sopra le panchine e a bordo campo), è leader europeo dell’agnello di qualità. Da anni. Piero e Silvio Camilli, fratelli, continuano l’attività di famiglia iniziata dal nonno Piero all’inizio del secolo scorso, industrializzata dal padre Vincenzo. Il nuovo stabilimento di Acquapendente è entrato in produzione nel 1996. Chi c’è stato racconta che la sensazione è quella di trovarsi a Seattle. L’elevata potenzialità tecnica dello stabilimento permette di raggiungere la cifra record di 800.000 capi macellati all’anno.

Un livello di produzione senza eguali nell’Ue. Fanno parte del gruppo Ilco anche l’azienda Toscana Pelli, uno stabilimento per la macellazione ad Hortobagj, in Ungheria e diverse aziende agricole dislocate in alto Lazio e nel Sud della Toscana, dove sono allevati greggi di pecore appartenenti a razze altamente selezionate. E’ vero che Grotte di Castro e Acquapendente non sono in Toscana, ma a Grosseto Camilli non è mai stato considerato «un presidente-ospite». Il popolo, i tifosi, hanno imparato a volergli bene, a riconoscerne i pregi, a perdonarne le esuberanze. Per la sua attività tanti lo conoscevano quando ancora i successi con il calcio erano confinati alla provincia di Viterbo. Camilli, infatti, prima di sbarcare sulle pagine della Gazzetta dello Sport per i risultati dei biancorossi, era già il titolare della più grande industria di lavorazione di carni ovine d’Italia e d’Europa, nata al centro di un bacino di secolare tradizione di pascolo delle greggi. Insomma un presidente che ha risorse e ambizioni.

Ma soprattutto capacità. In grado, secondo gli ottimisti, di ripercorrere la strada fatta dai cugini toscani di Empoli, e prima ancora dal Pisa di Anconetani. Cioè andare in serie A e restarci grazie ai conti a posto e al fiuto per gli affari. E andrà dimostrata ancora una volta questa propensione all’acquisto-giusto. Camilli, compatibilmente con gli impegni imprenditoriali, sarà di nuovo all’Atahotel Quark di Milano nella settimana dal 25 giugno al 1 luglio. C’è da comprare un attaccante e un portiere. Possibilmente non affermati. Affamati.

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