Gioco
maturità nel caos
«Abbiamo seguito leggi e sentenze»
Il provveditorato spiega, carte alla mano, le ragioni del «no»
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GROSSETO. Macché blitz, macché intervento dell’ultimo minuto, macché abusi di potere: il Csa (quello che una volta era il provveditorato agli studi) assicura, documenti alla mano, che ieri mattina alla Chiron è stato semplicemente imposto il rispetto della legge. E non solo. Contrariamente a quanto sostengono il direttore della scuola privata, gli alunni “rifiutati” e i loro genitori, il divieto di accesso all’esame di maturità per quei quattordici ragazzi era ampiamente annunciato. Almeno da un mese, almeno dal 23 maggio scorso. Quando il Tar della Toscana respinse con un’ordinanza il ricorso presentato dalla Chiron contro la disposizione del provveditorato che già il 12 marzo aveva comunicato alla scuola l’elenco degli inammissibili.
È una storia complicata, quella che si sgrana dietro il caos di ieri mattina a Grosseto come in altre città d’Italia. Ma il provveditore Greco e la dottoressa Puleio (l’incaricata cui è toccato il difficile compito di bloccare i ragazzi sull’uscio della scuola) non hanno alcuna difficoltà a ricostruirla. Sentenze alla mano.
«Sin dal 1997 - spiega Greco - esiste una legge che vieta ai privatisti di sostenere esami di maturità fuori sede. Da questa norma sono esclusi coloro che devono sostenere esami in scuole “poco diffuse”, per esempio istituti nautici o aeronautici. Ma di linguistici e commerciali paritari ce ne sono pressoché in tutte le province d’Italia. Prima la legge diceva che per fare l’esame bisognava avere residenza e/o domicilio nella città in cui lo si intendeva sostenere. Dal gennaio scorso, invece, è necessaria la residenza. In base a questa norma, già il 12 marzo scorso inviammo alla Chiron l’elenco degli studenti che, sulla base dei nominativi forniti dalla stessa scuola, non potevano fare la maturità a Grosseto. Quegli studenti avrebbero avuto dunque tutto il tempo per chiedere l’ammissione nella loro città o in una città più vicina. Invece la Chiron, col sostegno anche di alcuni studenti, ha fatto ricorso al Tar. E il 23 maggio il Tar ha respinto il ricorso, nello specifico per i dieci richiedenti del linguistico Blake. I quali dunque sin da allora dovevano sapere, o avrebbero dovuto essere stati informati, che era inutile presentarsi il 20 giugno a Grosseto. Anche per gli esclusi del Fucini la Chiron ha presentato ricorso: il presidente del Tar, il 5 giugno, ha già respinto anche questo. Ma la decisione finale, in camera di consiglio, è fissata per oggi (ieri, ndr.). Dunque ai maturandi del Fucini abbiamo indicato le date di un eventuale recupero a luglio. Se però il Tar confermerà la decisione del presidente, anche loro non faranno l’esame a Grosseto».
E le sentenze del Tar in Campania e nel Lazio, che hanno imposto di far fare gli esami a tutti, salvo poi annullarli? «Riguardano Campania e Lazio, non noi che obbediamo alle decisioni del Tar della Toscana. Inoltre, in Lazio, si è deciso così perché l’ordinanza del Tar, che comunque negava la possibilità di sostenere gli esami agli studenti fuori sede, è arrivata troppo tardi: il 15 giugno, a ridosso dalla prova, quando gli studenti non avevano più tempo per cambiare sede. Nel nostro caso no, qui avevano tutto il tempo per adeguarsi. Invece hanno preferito rischiare, o forse non sono stati informati del rischio, come a tentare una prova di forza».
È una storia complicata, quella che si sgrana dietro il caos di ieri mattina a Grosseto come in altre città d’Italia. Ma il provveditore Greco e la dottoressa Puleio (l’incaricata cui è toccato il difficile compito di bloccare i ragazzi sull’uscio della scuola) non hanno alcuna difficoltà a ricostruirla. Sentenze alla mano.
«Sin dal 1997 - spiega Greco - esiste una legge che vieta ai privatisti di sostenere esami di maturità fuori sede. Da questa norma sono esclusi coloro che devono sostenere esami in scuole “poco diffuse”, per esempio istituti nautici o aeronautici. Ma di linguistici e commerciali paritari ce ne sono pressoché in tutte le province d’Italia. Prima la legge diceva che per fare l’esame bisognava avere residenza e/o domicilio nella città in cui lo si intendeva sostenere. Dal gennaio scorso, invece, è necessaria la residenza. In base a questa norma, già il 12 marzo scorso inviammo alla Chiron l’elenco degli studenti che, sulla base dei nominativi forniti dalla stessa scuola, non potevano fare la maturità a Grosseto. Quegli studenti avrebbero avuto dunque tutto il tempo per chiedere l’ammissione nella loro città o in una città più vicina. Invece la Chiron, col sostegno anche di alcuni studenti, ha fatto ricorso al Tar. E il 23 maggio il Tar ha respinto il ricorso, nello specifico per i dieci richiedenti del linguistico Blake. I quali dunque sin da allora dovevano sapere, o avrebbero dovuto essere stati informati, che era inutile presentarsi il 20 giugno a Grosseto. Anche per gli esclusi del Fucini la Chiron ha presentato ricorso: il presidente del Tar, il 5 giugno, ha già respinto anche questo. Ma la decisione finale, in camera di consiglio, è fissata per oggi (ieri, ndr.). Dunque ai maturandi del Fucini abbiamo indicato le date di un eventuale recupero a luglio. Se però il Tar confermerà la decisione del presidente, anche loro non faranno l’esame a Grosseto».
E le sentenze del Tar in Campania e nel Lazio, che hanno imposto di far fare gli esami a tutti, salvo poi annullarli? «Riguardano Campania e Lazio, non noi che obbediamo alle decisioni del Tar della Toscana. Inoltre, in Lazio, si è deciso così perché l’ordinanza del Tar, che comunque negava la possibilità di sostenere gli esami agli studenti fuori sede, è arrivata troppo tardi: il 15 giugno, a ridosso dalla prova, quando gli studenti non avevano più tempo per cambiare sede. Nel nostro caso no, qui avevano tutto il tempo per adeguarsi. Invece hanno preferito rischiare, o forse non sono stati informati del rischio, come a tentare una prova di forza».
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