Il Tirreno

Grosseto

L’incendio

Grosseto, fiamme al pronto soccorso: la volontaria racconta come hanno salvato ipazienti

Grosseto, fiamme al pronto soccorso: la volontaria racconta come hanno salvato  ipazienti

Intervengono polizia e vigili del fuoco, il servizio è ripreso nelle ore seguenti

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GROSSETO. Quando aprono la porta dello stanzino vedono le fiamme, sul pavimento e sulla parete, e il fumo; dappertutto. Sulle prime non capiscono, invece, cos’è quella figura scura sopra il lettino, immobile, avvolta da spire nere.

Intorno alle 22 di venerdì si scatena il panico al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia, dove – tra operatori, pazienti e familiari di questi ultimi – si trova un centinaio di persone. Sul posto ci sono anche degli agenti della polizia municipale, impegnati in un Tso (un trattamento sanitario obbligatorio), poi arrivano polizia di Stato e vigili del fuoco.

Tutto comincia verso le 21, a bordo di un’ambulanza della Croce rossa di Grosseto. Il mezzo è stato inviato in un palazzo di una strada del centro, da cui alcuni inquilini hanno segnalato la presenza di una persona – una donna senza fissa dimora – che, cercando riparo per la notte, si è sistemata su un pianerottolo.

«Quando siamo arrivati era semicosciente. I suoi parametri erano buoni ma non rispondeva se non, ogni tanto, con calci e sputi», premette Michela Pasquini, volontaria da due anni. E precisa: «Come da procedura l’abbiamo “tastata”, per assicurarci che non avesse con sé oggetti pericolosi, ma non c’è stato verso di farle aprire le mani, dove stringeva una borsetta verde contenente chissà che cosa». Fatto sta che gli operatori riescono a far salire la donna sull’ambulanza, che parte in direzione di via Senese: la paziente viene consegnata nelle mani del personale sanitario e il mezzo di soccorso riparte per un’altra chiamata.

L’ambulanza rientra poi al Misericordia. Svolto anche questo servizio i volontari sono già all’esterno, pronti a ripartire, quando a Pasquini sovviene di dover consegnare delle attrezzature. L’operatrice rientra, cede gli oggetti e incrocia una Oss insieme al familiare di un paziente in attesa di essere visitato. «In quel momento ho avvertito l’odore di plastica bruciata. Ci siamo messi a cercarne la fonte, finché non siamo arrivati allo stanzino: da sopra la porta filtrava un po’ di fumo».

Lo stanzino è adibito al lavaggio di materiale riutilizzabile come incerate, schienali e altro ancora, in un’apposita vasca. È una specie di piccolo deposito.

Le due donne aprono la porta. Vengono investite dal calore, vedono le fiamme sul pavimento (a bruciare sono forse alcune coperte) , vedono le fiamme salire sulla parete, in corrispondenza di un quadro elettrico. Il fumo ha invaso completamente il piccolo locale dove, sul lettino, c’è quella figura scura: «Solo in un secondo momento abbiamo realizzato che, avvolta nel cappotto con il cappuccio, c’era quella donna: immobile, con il volto completamente annerito dalla fuliggine», conferma Pasquini.

Senza pensare, la Oss afferra la donna per un braccio e la tira fuori da quell’inferno. Un infermiere, resosi conto della situazione, imbraccia un estintore e aggredisce il fuoco, aiutato da un agente della polizia municipale. Il personale sanitario chiama i soccorsi: polizia di Stato e vigili del fuoco.

Nel frattempo è la mobilitazione generale: tutti aiutano tutti. Scatta l’allarme, entra in funzione la chiusura automatica delle porte tagliafuoco. I pazienti – circa 40, in quel momento – vengono invitati a spostarsi nei locali dell’accettazione. I parenti tengono aperte le porte per chi non può muoversi in autonomia, barelle e sedie a rotelle vengono manovrate da camici e divise di ogni ordine e colore. Un centinaio, in tutto, le persone coinvolte.

«È stata quella la nostra fortuna: che, in quel momento, ci fosse così tanta gente», sottolinea Pasquini, che poi spiega: «Se non fosse stata un’ora “di punta” le conseguenze potevano essere molto più gravi: chissà se e quando ci si sarebbe accorti del fuoco, e quella donna sarebbe morta sicuramente».

Le fiamme sono state spente rapidamente, e nel complesso la macchina dei soccorsi ha operato con efficacia ed efficienza. Le attività del pronto soccorso sono infine riprese, mentre lo stanzino è rimasto inagibile in attesa di bonifica del locale e controllo del quadro elettrico.

Ieri mattina Asl ha diffuso una nota in cui attribuisce la responsabilità del principio di incendio alla donna senza fissa dimora, e afferma che gli agenti della polizia scientifica (arrivati l’indomani) hanno completato le verifiche sul luogo e che le attività del pronto soccorso sono riprese con regolarità. Lo stanzino resta inagibile, ma l’ospedale ha individuato un altro locale da adibire ai medesimi servizi.

«La direzione ringrazia il personale sanitario e la squadra antincendio, che durante l’evento ha operato con professionalità e dedizione», aggiunge Asl, che infine contempla «un ringraziamento anche per i pazienti e per i familiari che hanno compreso la situazione di disagio».

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