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Come si racconta la violenza di genere? Un incontro con gli esperti
A corollario della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne la consigliera di Parità della Provincia di Grosseto, Laura Parlanti, ha chiamato a raccolta alcuni rappresentanti dell’informazione locale
GROSSETO. Come si racconta la violenza di genere? Qual è la narrazione che evita di farci scivolare nello stereotipo e, di conseguenza, di alimentare quella cultura maschilista che per secoli ha plasmato la percezione del rapporto tra i sessi, derubricando la donna al ruolo di “creatura indifesa”, “ancella”, “madre”, e contribuendo a giustificare la prevaricazione del “maschio” sulla “femmina”, primo passo verso la violenza di genere?
A corollario della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne, celebrata il 25 novembre, nei giorni scorsi la consigliera di Parità della Provincia di Grosseto, Laura Parlanti, ha chiamato a raccolta nella sala Pegaso della Provincia alcuni rappresentanti dell’informazione locale – quotidiani, tg, siti web e uffici stampa – per una riflessione sul linguaggio utilizzato dai media nel riportare notizie di violenza contro le donne.
Lo spunto è stato l’intervento dell’esperta di comunicazione Maria Claudia Rampiconi, intitolato “Linguaggio e violenza di genere: tra stereotipi e nuove narrazioni”, a cui hanno partecipato i giornalisti Giacomo D’Onofrio, direttore dell’ufficio comunicazioni della Diocesi di Grosseto e giornalista di “Toscana Oggi”, Francesca Ferri, vice caposervizio del Tirreno, Francesca Gori, giornalista di Maremma Oggi, Luca Mantiglioni, responsabile della redazione de La Nazione di Grosseto, Enrico Pizzi, direttore del Tg9 di Tv9. Rampiconi ha illustrato lo studio “Step” dell’Università della Tuscia che per tre anni, dal 2017 al 2019, ha analizzato 16.715 articoli e 14.727 titoli di quotidiani su 15 diverse testate alla ricerca di buone e cattive pratiche narrative.
“Era così innamorato di lei che non sopportava la fine della relazione e perciò l’ha uccisa” è una frase raccapricciante, totalmente priva di logica e in definitiva sbagliata, fuorviante per raccontare la morte di una persona, in questo caso una donna, per mano di un assassino, in questo caso un partener o ex partner. L’amore, negli omicidi e nei femminicidi, non c’entra proprio nulla.
Altro errore sottolineato da Rampiconi è il rischio della cosiddetta “vittimizzazione secondaria” della persona vittima di violenza, che affiora in frasi del tipo: “Vestiva in abiti succinti ed era ubriaca: è stata stuprata”, come se un certo tipo di abbigliamento giustificasse il subire un’aggressione, e la vulnerabilità di un momento di scarsa lucidità autorizzasse la violenza.
Non meno dannoso è mostrare empatia o giustificare il carnefice («Amareggiato per i tradimenti della moglie, l’ha uccisa»), utilizzare espressioni che evocano la fatalità («L’ha colpita in un raptus di gelosia»), associare la violenza a disagi, patologie o malesseri dell’aggressore («L’ha accoltellata; da tempo soffriva di depressione»).
A distanza di oltre tre anni, molto per fortuna è cambiato anche sui giornali e in tv. Il linguaggio e le narrazioni si sono modificate. A partire dalle cose più semplici: riconoscere alle donne la pari dignità del ruolo sociale rispetto all’uomo, in primis declinando le loro professioni al femminile, come d’altro canto è previsto dall’Italiano: sindaca, avvocata, carabiniera, magistrata. Parole inesistenti fino a pochi anni fa semplicemente perché alle donne era vietato ricoprire questi ruoli.
Un grosso aiuto, in questo processo, è arrivato dagli strumenti deontologici che la professione giornalistica si è data (Codice deontologico, carta di Trento), anche se il lavoro non è finito.
La sensibilità del singolo giornalista è ancora una variabile che pesa. Ci sono poi le difficoltà legate al trascrivere i contenuti degli atti di procedimenti penali e al messaggio che percepisce il lettore.
All’incontro sono intervenuti: la prefetta Paola Berardino, il presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola, la giudice del Tribunale di Grosseto Laura Previti in rappresentanza della presidente del Tribunale, la procuratrice della Repubblica di Grosseto Maria Navarro, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giuseppe Adinolfi, il dirigente della polizia di Stato Evandro Clementucci in rappresentanza del questore, il comandante della Guardia di finanza, colonnello Nicola Piccinni, il maggiore Daniele Colella del Cemivet in rappresentanza del comandante, rappresentanza del Savoia Cavalleria, la consigliera provinciale con delega alle Pari opportunità Cecilia Buggiani, l’avvocata Iolanda Cappadona in rappresentanza del Consiglio provinciale dell’ordine degli avvocati, membri del Cug della Provincia di Grosseto, Lorella Ronconi di #solounminuto, consiglieri comunali e provinciali. Ha inviato il suo saluto Vittoria Doretti, ideatrice e coordinatrice della Rete regionale del Codice Rosa.
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