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La prima donna al timone Monica Pagni guida la Cgil

La prima donna al timone Monica Pagni guida la Cgil

Subentra ad Andrea Ferretti, che farà il babbo a tempo pieno. Dalla Venator al caso stagionali, le idee e l’impegno della segretaria

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Grosseto Per la prima volta una donna è alla guida di Cgil Grosseto. Monica Pagni è stata eletta ieri segretaria della Camera del lavoro di Grosseto. Subentra ad Andrea Ferretti, che ha lasciato l’incarico per fare il babbo a tempo pieno.

Pagni, è ancora così difficile conciliare lavoro e famiglia?

«Ferretti ha fatto una scelta solitamente “femminile”. Non deve sembrare una scelta strana se a farlo è un uomo. Ha scelto di fare il babbo. In effetti, svolgere questo tipo di attività è ancora poco conciliabile con una vita familiare, ma ci stiamo lavorando. Questo è essenziale anche per permettere alle donne di ricoprire ruoli dirigenziali. È fondamentale, soprattutto nei casi in cui c’è un comparto ad alta presenza femminile, trovare un equilibrio e garantire servizi (come gli asili nido ) che consentano loro di continuare a lavorare, senza però creare dei ghetti sociali».

Sente il peso di essere la prima donna alla guida di Cgil Grosseto?

«Sento una responsabilità in più. Stiamo cercando di scardinare un mondo creato dagli uomini sulle esigenze degli uomini, e Cgil non fa eccezione. Questo è un dovere che sento nei confronti delle mie colleghe, che mi sono state molto vicine. Stiamo lavorando molto sulla contrattazione di genere».

Quali saranno i suoi primi passi da segretaria?

«Vogliamo puntare sulla contrattazione collettiva, così da includere tutti i soggetti interessati e i fattori che contribuiscono a quella produzione. In un mondo che cambia, dobbiamo cambiare anche il nostro modo di lavorare e contrattare. In questo senso, abbiamo già iniziato la scorsa settimana sull’Amiata: abbiamo presentato un progetto che coinvolge sia la parte grossetana che quella senese per elaborare un progetto complessivo di contrattazione da proporre alle istituzioni».

I temi caldi del lavoro a Grosseto: a cosa è dovuta la difficoltà a trovare personale per la stagione estiva?

«Non è giusto parlare solo di “pigrizia da reddito di cittadinanza” e di “indisponibilità a lavorare nel weekend”. Credo che chi svolge lavori stagionali, giovani e non, si sia stufato di essere preso in giro. Sono stufi della logica del “lavoretto” e di essere sfruttati. In questo settore è molto diffuso il “lavoro grigio”: ciò significa che quello che è scritto sulla carta è solo una minima parte del lavoro reale, e si hanno orari di lavoro molto pesanti, solo parzialmente retribuiti. Le persone si sono rese conto che lavora in nero non serve, perché vai in rimessa».

Molti giovanissimi si apprestano a iniziare alcune settimane di alternanza scuola - lavoro. Qual è la posizione di Cgil, dopo gli incidenti e le polemiche dell’ultimo anno?

«L’alternanza scuola-lavoro non sarebbe una cattiva idea. Lo diventa quando la si fa con le condizioni che si sono adottate oggi: i ragazzi non vengono avvicinati al mondo del lavoro, ma messi a lavorare e basta. Un altro grosso problema è che si è persa la cultura della sicurezza e della salute sul luogo di lavoro, che invece si era affermata fa con strumenti istituzionali e personale sufficiente. Negli ultimi tempi ci sono stati alcuni incidenti, anche mortali, durante l’alternanza, e questo non è accettabile. I giovani, inoltre, vengono fatti entrare in questo mondo senza conoscere quali sono i loro diritti e i loro doveri: per questo organizziamo incontri con le scuole e gli studenti spesso sono molto interessati a questi temi, perché sanno che prima o poi li riguarderanno direttamente».

Il caporalato esiste ancora in provincia?

«Gli abbiamo dato un duro colpo, ma è ancora una realtà, anche se molto meno presente rispetto a qualche tempo fa. Ormai è un fenomeno su cui sono puntati i riflettori, e questo rende molto più difficile agire in questo modo, anche se non è ancora la partita non è del tutto vinta. Anche nel mondo dell’agricoltura, comunque, continua a esistere il lavoro in nero e anche qui è radicato il “lavoro grigio».

La vicenda Venator e gessi rossi è uno dei temi caldi del momento. Cosa fa Cgil per tutelare i dipendenti?

«Ci stiamo battendo affinché i dipendenti Venator non rischino di finire in cassa integrazione. La situazione è molto delicata, perché tra lavoro diretto e indotto si parla dalle 800 alle 1.000 persone a rischio. Noi vogliamo tutelare tutti i posti di lavoro. Serve chiarezza, e la si può avere solo se tutti gli attori coinvolti si confrontano nello stesso momento, allo stesso tavolo. Altrimenti non si riesce a tutelare la salute di cittadini e lavoratori e nemmeno il lavoro di questi ultimi».

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