Il dolore
Giù le terme: approvato lo studio per la demolizione
Roselle, spesa di 770.000 euro per un’area di 58.000 metri quadrati. Lo scheletro inutilizzato è lì da quasi quarant’anni
ROSELLE. La decisione è presa: giù lo scheletro delle Terme di Roselle. Lo stabilimento incompiuto che aveva fatto sperare in una svolta economico-turistica per il capoluogo (e non solo), quel complesso di cemento che da quasi quaranta anni spicca nella campagna ai piedi del colle di Moscona, sarà raso al suolo.
La giunta Vivarelli Colonna ha dato il via libera all’unanimità (alla riunione erano assenti Agresti e Cerboni) allo studio di fattibilità da 770.000 euro - questo l'importo previsto per i lavori - cogliendo l’occasione della partecipazione al “Programma straordinario di intervento per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle Città metropolitane e dei Comuni capoluogo di provincia” recentemente varato dalla presidenza del consiglio.
Lì la proprietà è comunale, lì ci sono 58.000 metri quadrati di superficie da riutilizzare. Lì sarà realizzata, secondo gli intendimenti della giunta, «una struttura di interesse pubblico, attraverso la riorganizzazione e la ridefinizione degli assetti insediativi»: l'area in seguito dovrà ospitare il Centro di documentazione degli Etruschi.
Antonfrancesco Vivarelli Colonna, in qualità di candidato sindaco, nel corso di un incontro pubblico del marzo scorso, annunciò l’intenzione di demolire lo scheletro e di avviare «un percorso partecipativo con i rosellani per decidere a cosa destinare l'area. Sono stati i cittadini della frazione ad aver pagato per questo errore, è giusto che siano loro a decidere cosa fare di quella cubatura».
Il settore lavori pubblici del Comune ha ritenuto opportuno non recuperare lo stabile, a causa delle sue condizioni strutturali e architettoniche, e di procedere direttamente alla demolizione. Tra i costi stimati dallo studio di fattibilità sono compresi anche quelli del conferimento in discarica dei materiali.
Tramonta così anche materialmente il sogno dello stabilimento termale, iniziato quando il settore era realmente in espansione, un iter travagliato sia dal punto di vista amministrativo sia dal punto di vista politico. La giunta Antichi, nel 2000, aveva approvato la variante per la sistemazione delle nuove aree termali di Roselle: completamento e ristrutturazione dello stabilimento, nuove superfici per alberghi, piscine, altre attrezzature, per un investimento stimato in 30 miliardi di vecchie lire da attuare con il project financing, un’opera di pubblica utilità che sarebbe stata affidata a un privato per recuperare quei 22mila metri cubi di cemento, mattoni, corridoi, oblò, saloni, che già all’epoca erano invasi da erbacce e sterpaglie, deturpata da murales e immondizia. Progettazione iniziata nel 2001 con opere a carico dell’associazione temporanea di imprese costituita ad hoc. Progetto arrivato fino alle convenzioni (2002 e 2004) e poi arenatosi sulla guerra dei ricorsi conseguenti alle determinazioni della giunta Bonifazi che lì aveva individuato la sede di un centro civico.
Di terme di Roselle ormai non si parlava più da tempo: l’idea era finita nel dimenticatoio. Adesso il piccone si appresta a mettere fine alla vicenda. Dovremo abituarci: lo skyline di Roselle non sarà più lo stesso.
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