Sicurezza
Un faro nell'Italia che "uotsappa"
Ecco perché ha vinto Amici Miei. Io però ho votato L'Armata Brancaleone
Molti complimenti a chi (il nome lo scopriremo solo questa sera) con la sua dedica ha vinto lo splendido gioco lanciato dal giornale che state leggendo, legato al Premio Monicelli, aggiudicandosi così un viaggio alle Antille Tirreniche di cui si sa la data di partenza, ma non quella di ritorno.
Sono premi utilissimi, di questi tempi. Vi è stato appena comunicato l’ammontare della nuova tassa sull’apertura delle porte e voi, distratti, al messo: «Oh, scusi, devo partire, ho vinto il concorso del Tirreno». E sventolate in libertà il foglio che lo prova.
Perché poi il film più votato del grande regista sia risultato “Amici miei”, questa è tutta un’altra storia.
In un certo modo, c’era da aspettarselo. Amici miei nasceva come racconto ironico di certi legami italiani, dove si cerca di non prendere niente sul serio e di buttare tutto sullo scherzo. Dove si rimandano gli impegni, si rimanda tutto.
Con queste premesse, il film non poteva che diventare un filone, con atti che si susseguivano.
Un nuovo Amici miei è infatti uscito nei cinema pochi anni fa, quello che racconta “come è cominciato tutto”.
Ma l’idea iniziale del film, non era di fare un film comico. Bensì un film agro, amaro, sull’amicizia, sulla vita e sulla morte.
Il primo atto, infatti, si srotola come ricordo corale di uno degli amici, il “povero” Perozzi, il giornalista.
Vengono messe in scena le sue trovate, le sue beffe, i suoi scherzi, ma anche i passaggi a vuoto, che l’amico scomparso chiama «constatazione del proprio nulla».
In pochi anni, il film divenne sempre più amato dagli italiani, e forse sempre meno da Monicelli. L’Italia diventava tremendamente seria, sempre meno trasparente, e più lo diventava, più voleva credere di essere quella scanzonata e burlona del film.
O quella bifronte del professor Sassaroli, che aveva l'eleganza di Adolfo Celi, il lord cattivone di Sandokan, clinica privata e villa in collina, disposizione alla burla e cinismo («Lo riporti in corsia, non lo operiamo. È grave? Beh, meglio, non perdiamoci tempo»).
Insomma, Amici miei è sempre più un faro in un’Italia in cui gli amici sono sempre meno e quando s'incontrano uotsappano con altri al cellulare.
Perché ha vinto, dite? Ah, non lo chiedete a me, io avevo votato per L’Armata Brancaleone.
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