Il Tirreno

Ordini professionali: quali ruoli svolgono

Ordini professionali: quali ruoli svolgono

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Gli ordini professionali hanno, prima di tutto, il compito di salvaguardare il cittadino da eventuali esercitazioni illegittime di determinate professioni regolamentate, come ad esempio quella del medico o dell’avvocato. L’iscrizione ad un ordine, controllato dal Ministero della Giustizia, presuppone il possesso, da parte del professionista, di determinati requisiti, che non riguardano solo il titolo di studio.
Un laureato in giurisprudenza non può esercitare la professione di avvocato, magistrato, notaio, senza aver svolto un adeguato periodo di tirocinio, aver superato un esame di stato ed essere in possesso di una fedina penale immacolata.
I compiti degli ordini professionali e funzioni da assolvere.
Per garantire la qualità della prestazione, ogni professionista ha l’obbligo di curare il continuo aggiornamento della propria competenza professionale, seguendo corsi formazione continue acquisendo dei crediti formativi su indicazione dell’ordine di appartenenza;
  • Il professionista è tenuto a sottoscrivere una assicurazione per i danni derivanti al cliente dall’esercizio  dell’attività professionale.
  • Ogni ordine professionale si dota di un codice deontologico, al quale è necessario attenersi onde evitare sanzioni, sospensioni o, in casi gravi, la radiazione dall’albo;
  • Tutela della professione;
  • Tenuta, gestione, aggiornamento e revisione degli Albi Professionali

La Storia dell’ordine professionale

«Niuno medico nuovo, o fisico o cernusico, possa, debba o presumma exercitare l’arte della medicina o medicare in fisica o in cerusica nella città di Firenze, il quale non sarà conventato, se prima non sarà examinato pè consoli medici...». Nel 1349 lo Statuto fiorentino dell’Arte dei Medici e degli Speziali traduce in volgare l’editto emanato nel 1224 da Federico II: «Ut nullus (medicus) audeat practicare nisi in conventu publice magistrorum Salerni sit comprobatus...».

Dopo sette secoli la Legge 22 dicembre 1888, n.5849, la Legge Crispi-Pagliano per «la tutela dell’igiene e della sanità pubblica», dispone all’art.22: «È sottoposto a vigilanza speciale l’esercizio della medicina e della chirurgia...» e, all’art. 23, «Nessuno può esercitare la professione di medico chirurgo... se non abbia conseguito la laurea in un’università del Regno...».
Come si vede, è antichissimo il problema dello Stato di garantire ai cittadini la professionalità dei medici per distinguerli da ogni sorta di guaritori, cerusici, fattucchiere e flebotomi, e quello della professione di difendersi da ogni abusivismo o ciarlataneria.
Nascono così, nella seconda metà dell’Ottocento, gli ordinamenti delle professioni, a partire da quella di avvocato del 1874, fino alla recente istituzione dell’Ordine dei Giornalisti, dei Biologi, degli Psicologi.
 
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Le radici degli ordini risalgono al medioevo
 
Gli ordini professionali hanno radici abbastanza antiche, addirittura risalenti all’epoca medioevale, quando, nel XII secolo, nacquero le cosiddette Corporazioni delle arti e mestieri.
In Italia gli ordini professionali così come li conosciamo oggi nascono con l’emanazione del Decreto Legislativo Luogotenenziale 23 novembre 1944, n.382, risalente, quindi, all’epoca fascista e pre-repubblicana.
Da allora sono stati molteplici gli interventi legislativi atti ad aggiornare e/o modificare quanto previsto dal testo originale, con l’obiettivo di uniformarci (o quanto meno avvicinarci) a quanto avviene nei Paesi dell’Unione Europea.
Sì, perché l’Italia in questo senso rappresenta un po’ un’anomalia, con più di 30 ordini professionali relativi alle più disparate professioni, mentre nel resto d’Europa la situazione è molto più snella.
Nei Paesi anglosassoni, ad esempio, esistono ordini professionali per i medici e gli avvocati, ma non per così tante professioni come accade da noi.
 
Sanzioni penali per chi esercita senza essere iscritto
In Italia per esercitare determinate professioni, come ad esempio quella del medico o dell’avvocato, è necessario iscriversi al proprio ordine professionale.
Si tratta di un obbligo, in violazione del quale si va incontro a sanzioni penali ai sensi dell’articolo 348 c.p., ossia esercizio abusivo di una professione.
Insomma, per chiarire, un medico non può esercitare senza essere iscritto all’ordine dei medici e al relativo albo professionale, ovvero senza essere in possesso di determinati requisiti. In alcuni casi, è sufficiente il possesso di un titolo di studio specifico, ad esempio la laurea. In altri, invece, è richiesto il superamento di un esame di stato, oppure un periodo di praticantato. Sia chiaro, l’esistenza di un ordine professionale e del relativo obbligo d’iscrizione non ha nessun effetto sul libero accesso alla professione stessa, garantito dalla costituzione con l’articolo 33.
Infatti, non può essere stabilito un numero massimo di professionisti esercitanti una determinata professione regolamentata.
 
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Sono 30 gli ordini professionali in Italia
In Italia lo svolgimento di alcune professioni è subordinato all’iscrizione ad un ordine professionale dedicato, al fine di garantire il possesso di determinati requisiti essenziali. Stiamo parlando di più di due milioni di persone, iscritti ad uno dei circa 30 ordini professionali attualmente esistenti nel nostro Paese.
Gli ordini professionali ricoprono, di fatto, un ruolo di controllo e di gestione del settore sotto la vigilanza del Ministero della Giustizia. Chi esercita professioni regolamentate da un ordine professionale può iscriversi ad esso, ma solo adempiendo agli oneri previsti e seguendo un percorso preciso, oltre al possesso di  determinati titoli di studio (a seconda dell’Ordine in questione).

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