Il dolore
Corretti stili di vita: quando l’infermiere è anche educatore
Un patto che passa dalla presa in carico alla continuità e alla personalizzazione dell’assistenza, fino all’educazione alla salute. È quello che ogni giorno gli infermieri stringono con i cittadini e che trova diversi ambiti di applicazione: tra questi c’è appunto l’educazione ai corretti stili di vita.
“In un quadro globale - spiegano da Opi Firenze-Pistoia, l’Ordine interprovinciale delle professioni infermieristiche - in cui il progressivo invecchiamento della popolazione va di pari passo con l’aumento di patologie croniche (che se non adeguatamente prese in carico possono esitare in stati più o meno gravi di non autosufficienza), l’infermiere aiuta gli individui ad adattarsi alla malattia e alla disabilità cronica. L’obiettivo è quello di mantenere, e migliorare nel tempo, l’equilibrio e lo stato di salute della famiglia, nella comunità, aiutandola a evitare o gestire le minacce alla salute”.
Il ruolo dell’infermiere si ritrova nelle cure primarie orientate alla comunità, nell’iniziativa per i gruppi a rischio, nei programmi di supporto al self management, nell’adesione ai programmi di prevenzione, con un ruolo “dinamico” che va dalla prevenzione primaria al case management.
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“Gli infermieri possono attivarsi per la personalizzazione dell’adesione ai percorsi o per la costruzione e attivazione delle risorse di comunità e sono cruciali nell’orientamento e nell’accesso ai servizi e nei differenti setting assistenziali - continuano da Opi Firenze-Pistoia -. E, ovviamente, il loro ruolo risulta insostituibile nella prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza, educando e informando i pazienti e i loro caregiver su ciò che possono fare per prevenirle e sull’uso prudente degli antibiotici. Fa, insomma, educazione terapeutica”.
“L’educazione del paziente - dicono ancora da Opi - costituisce un’evoluzione abbastanza recente nell’ambito delle strategie terapeutiche. Nel rapporto tecnico OMS Regione Europa (1998) si definisce l’educazione terapeutica come l’insieme di competenze che dovrebbero permettere al paziente di acquisire e mantenere le capacità che lo aiutano a vivere in maniera ottimale con la sua malattia. Un processo permanente, integrato alle cure e centrato sul paziente. Parole chiave dell’educazione terapeutica sono quindi sensibilizzazione, informazione, apprendimento dell’autogestione, informazioni relative all’organizzazione. Un modo per aiutare i pazienti e le loro famiglie a comprendere la malattia e il trattamento che implica un vero e proprio trasferimento di competenze terapeutiche dai curanti ai pazienti o ai loro familiari, grazie al quale, la dipendenza lascia progressivamente il posto alla responsabilizzazione”.
“L’importanza di un maggiore coinvolgimento dei pazienti per aumentare l’aderenza alle indicazioni terapeutiche o nelle modifiche degli stili di vita - concludono da Opi Fi-Pt - è sempre più al centro dell’attenzione. È stato dimostrato come un maggiore coinvolgimento e responsabilizzazione del paziente e dei caregiver possa ridurre le prescrizioni “inappropriate”, aumentare la soddisfazione, l’adesione alla terapia e la capacità di fronteggiare la malattia con effetti positivi sugli esiti di salute e di qualità di vita. La prevenzione delle malattie e l’educazione sanitaria, insieme all’assistenza dei malati e dei disabili, sono le principali funzioni dell’infermiere che quindi promuove stili di vita sani, la diffusione del valore della cultura della salute. Anche attraverso l’informazione e l’educazione”.
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