Il Tirreno

La SALA DEI DINOSAURI. Fossili dalla Patagonia

È molto semplice capire perché i bambini vanno pazzi per i dinosauri: i dinosauri sono gli effetti speciali della natura; sono gli unici draghi reali.
Robert Thomas Bakker

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I dinosauri, universalmente considerati i più affascinanti animali del passato, non potevano assolutamente mancare in un museo di storia naturale. I paleontologi dell’Università di Pisa sono andati a cercarli nella lontana Patagonia, in terreni risalenti a circa 80 milioni di anni fa. Per l’allestimento della Sala, però, sono stati realizzati calchi a grandezza naturale; i fossili originali sono giustamente rimasti nei musei sudamericani.

Nel cortile, il cantiere per i lavori di ristrutturazione della Certosa ha momentaneamente rubato il posto a due grandi scheletri. Lo scheletro di un Carnotaurus, carnivoro bipede caratterizzato da due corna sulla testa, è attualmente sotto la loggia del cortile d’onore; mentre quello di un Amargasaurus, erbivoro quadrupede contraddistinto da una doppia fila di spine dorsali, è, invece, in restauro.

All’interno di un’ampia nicchia, un suggestivo diorama a grandezza naturale mostra un’interessante scena di vita mesozoica ricostruita sulla base del ritrovamento di nidi e di impronte: in una pianura di nidificazione un Saltasaurus, grande erbivoro quadrupede dal lungo collo, protegge i suoi piccoli dall’attacco di due cuccioli di Aucasaurus che, ghiotti di uova, si aggirano fra i nidi mentre il loro genitore distrae il resto del branco.

Carnotauri, amargasauri, saltasauri e aucasauri sono solo alcuni dei dinosauri ritrovati in Argentina. All’interno della sala sono rappresentate le avventure di questi fossili: nella ricostruzione della valle di El Cuy, in Patagonia, sono mostrate le ossa fossili che affiorano dalle aride terre del deserto e che vengono recuperate, protette con una camicia di gesso, e trasportate in grandi casse verso il Museo; nel vero laboratorio di paleontologia del Museo è possibile osservare come i fossili sono ripuliti, consolidati, restaurati, ricostruiti, studiati e duplicati attraverso la realizzazione di calchi.

Lo stesso dinosauro che affiora tra la sabbia del deserto è riprodotto in posizione di vita sull’altro lato della sala: è il Kritosaurus, appartenente al gruppo dei cosiddetti dinosauri a becco d’anatra, erbivori specializzati che furono testimoni della grande estinzione avvenuta circa 66 milioni di anni fa.

Gli altri due scheletri presenti, invece, introducono alla sala successiva, dedicata all’evoluzione degli uccelli.

Il piccolo Guaibasaurus, ritrovato sempre in Sudamerica e risalente a ben 225 milioni di anni fa, è uno dei dinosauri più antichi del mondo. Lungo circa 2 metri, bipede con forti zampe posteriori e con denti che indicano una dieta almeno in parte carnivora, è un bell’esempio per comprendere l’aspetto dei primi dinosauri e il loro stretto legame con gli uccelli. Quello che, infatti, lo rende unico è che è stato ritrovato con gli arti inferiori piegati sotto il corpo, gli arti superiori flessi e il collo incurvato, esattamente la stessa posizione di riposo adottata dagli uccelli per conservare meglio il calore corporeo.

In alto volteggia il Tapejara, un rappresentante del gruppo degli pterosauri: rettili alati vissuti all’epoca dei dinosauri, con un adattamento al volo completamente diverso da quello degli uccelli la seconda parte dell’allestimento. In parte provengono dalla collezione storica del Museo e in parte dalla collezione privata Giorgio Barbero (della quale sono già stati ammirati i mammiferi).

Da un lato sorprendono le gru, il candido cigno selvatico e l’oscuro gallo cedrone per l’imponenza, i fenicotteri per l’eleganza e i colibrì per la minuzia; impressiona l’uccello bocca di rana, il cui nome comune non poteva essere più azzeccato; si fanno notare quali uccelli non volatori il nandù e il piccolo pinguino di Humboldt; stupisce la presenza dell’hoazin, apparentemente più affine all’antico Archaeopteryx, così primordiale dall’aver mantenuto, almeno nei piccoli, gli artigli sulle ali.

Dall’altro lato stupiscono il pellicano per la grandezza del suo becco, le aquile e i gufi per la maestosità; i gruccioni e le ghiandaie marine per la vivacità dei loro colori; si fanno notare i tucani vicino ai loro parenti picchi, i cacatua neri in mezzo agli altri pappagalli dai colori sgargianti, l’insolito quetzal pavonino e lo splendido uccello del paradiso.

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