La manifestazione
La SALA DEGLI ARCHEOCETI. Dalla terra al mare
I paleontologi hanno scoperto diversi splendidi esempi di forme e sequenze intermedie, più che sufficienti per convincere qualsasi scettico di buon senso nei confronti della realtà della genealogia fisica della vita.
Stephen Jay Gould
Un percorso inclusivo, in cui è vietato NON toccare, illustra i 50 milioni di anni di evoluzione dei cetacei, straordinario gruppo di mammiferi acquatici che ha avuto origine da un gruppo di ungulati terrestri. La sala mostra i principali adattamenti che hanno accompagnato la conquista dell’ambiente acquatico.
L’ippopotamo, qui rappresentato da uno scheletro originale ritrovato in Italia in sedimenti di circa 800.000 anni fa, è ritenuto l’animale vivente più vicino ai cetacei.
Mentre tra gli antenati dei cetacei figura Indohyus, qui ricostruito a grandezza naturale, i cui resti fossili sono stati ritrovati in India in sedimenti di circa 50 milioni di anni fa. Era un piccolo ungulato terrestre caratterizzato da ossa appesantite che gli consentivano di spostarsi meglio sul fondo dei fiumi.
Il cetaceo più antico finora scoperto è Pakicetus, un animale dall’aspetto di lupo ritrovato in Pakistan e risalente a circa 48 milioni di anni fa. È possibile osservare e toccare la sua riproduzione a grandezza naturale, notare le zampe leggermente palmate e la coda lunga e robusta, immaginarlo mentre nuota, anche se paragonarlo a un delfino pare quasi impossibile!
Molte altre modifiche sono necessarie per ottenere un corpo perfettamente idrodinamico e così, alcuni modelli tattili tridimensionali, illustrano i cambiamenti anatomici avvenuti nel corso dell’evoluzione.
Un pannello tattile permette di toccare con mano la radiazione dei cetacei antichi (archeoceti) e, dalla loro forma, è possibile dedurre che nuotassero in modo diverso rispetto ai cetacei moderni (neoceti). Ne è un bell’esempio Ambulocetus, riprodotto a grandezza naturale placidamente disteso in tutta la sua maestosità. Specie ritrovata in Pakistan, in sedimenti risalenti a circa 48 milioni di anni fa, mostra adattamenti parziali all’ambiente acquatico incredibilmente simili a quelli delle attuali otarie. In un’illustrazione è possibile anche ammirarlo in acqua, nell’atto di catturare una preda come fanno i coccodrilli.
Simile ad Ambulocetus doveva essere Aegyptocetus tarfa, il cui unico esemplare ad oggi ritrovato è qui conservato. Il fossile è esposto nella posizione che aveva quando iniziò il processo di fossilizzazione sul fondale marino circa 40 milioni di anni fa; ma prima del suo restauro era imprigionato in un blocco di calcare egiziano importato da un tagliatore di marmi di Pietrasanta e probabilmente destinato a essere trasformato nel piano di un bar!
La storia dei cetacei antichi si conclude con un rappresentante dei basilosauridi, i primi cetacei completamente adattati alla vita acquatica in mare aperto. Il loro aspetto era simile a quello dei cetacei moderni, con la caratteristica ampia pinna caudale a ventaglio.
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