Italia
La GALLERIA DELLE ERE GEOLOGICHE Un viaggio nel tempo di 500 milioni di anni
È solo combinando le informazioni fornite da tutte
le scienze della terra che possiamo sperare di determinare qui la verità.
Alfred Wegener
Il Monte Pisano, ai piedi del quale si trova il Museo, conserva rocce e fossili che raccontano una storia lunga 500 milioni di anni e che permettono di affacciarsi sull’ancor più vasto scenario della storia del pianeta. Sulla base di queste rocce e di questi fossili sono stati riprodotti a grandezza naturale tre ambienti del passato in cui è possibile entrare e immergersi completamente.
La prima sala è dedicata al Paleozoico. Circa 300 milioni di anni fa la zona corrispondente al Monte Pisano era situata nei pressi dell’Equatore. Risalgono a quell’epoca numerosi fossili di piante che hanno permesso di ricostruire una lussureggiante foresta equatoriale paleozoica. Le felci arboree sono facilmente riconoscibili, ma immaginare nelle alte Calamites e negli imponenti Lepidodendron i “nonni” rispettivamente dei piccoli equiseti e degli ancor più piccoli licopodi attuali risulta alquanto difficile.
L’atmosfera è suggestiva, ma manca qualcosa. Gli animali? 300 milioni di anni fa le terre emerse erano già popolate da numerosi invertebrati e da varie specie di anfibi, ma nella Galleria sono riprodotte solo le specie ritrovate fossili sul Monte Pisano e i cui resti originali sono esposti nelle vetrine laterali.
E i fiori?! No, quelli 300 milioni di anni fa non esistevano ancora, l’evoluzione ha impiegato un altro centinaio di milioni di anni per arrivare a una soluzione così efficiente ed elegante per riprodursi!
La seconda sala è dedicata al Mesozoico. Circa 217 milioni di anni fa la zona corrispondente al Monte Pisano occupava la fascia tropicale; le rocce e i fossili dell’epoca indicano una pianura alluvionale mesozoica popolata da molti animali. Di essi sono state ritrovate solo le impronte ma anche queste possono avere un nome: Grallator toscanus è il nome dato all’impronta di dinosauro ritrovata sul Monte Pisano, una delle più antiche al mondo. I paleontologi l’hanno attribuita ad animali del tutto simili all’Herrerasaurus, un piccolo dinosauro dell’Argentina.
Tutti gli altri animali ricostruiti nella sala non sono dinosauri, appartengono ad altri gruppi di rettili loro contemporanei: la piccola Euparkeria, il veloce bipede Lagosuchus e il grosso Ticinosuchus sono più o meno imparentati con i dinosauri; mentre l’agile Macrocnemus è affine alle lucertole e il piccolo e peloso Thrinaxodon appartiene al gruppo dei cosiddetti “rettili mammaliani” da cui si sono originati i mammiferi.
I due piccoli limuli, invece, sono veri: questi animali, parenti di ragni e scorpioni, sono considerati “fossili viventi” in quanto hanno mantenuto lo stesso aspetto dei loro antenati mesozoici.
La terza sala è dedicata al Cenozoico. Tre milioni di anni fa la zona corrispondente al Monte Pisano aveva raggiunto la sua posizione attuale, il rilievo si era già formato, ma il livello del mare era più alto di quello di oggi e quindi molte delle colline pisane erano isole o penisole lambite da un caldo mare tropicale. È per questo che le campagne pisane sono ricche di fossili marini: coralli, conchiglie di molluschi, ossa di tartarughe marine, di pesci, di foche, di balene e di delfini e una miriade di denti di squalo.
Sulla base di questi fossili è stato ricostruito un mare tropicale abitato da piante e animali simili a quelli attuali. La scena è dominata da Isurus hastalis, un enorme squalo che raggiungeva i sei metri di lunghezza e che poteva attaccare anche piccole balene, come testimoniato da un osso fossile di una giovane balenottera esposto in vetrina, sul quale è evidente il segno di un dente di squalo.
Tra tutti questi fossili il più interessante è indubbiamente uno scheletro quasi completo di foca scoperto nel 1900 a Orciano Pisano; la nuova specie è stata chiamata Pliophoca etrusca ed è strettamente imparentata con l’attuale foca monaca mediterranea, purtroppo a rischio d’estinzione.
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