Perché il tetto minimo per i contributi evita sprechi e favorisce i migliori
La stagione 2019 del Cinque per mille sta entrando nel vivo anche quest’anno con la sua procedura, un po’ complicata ma ormai consolidata. Fondamentale la stabilizzazione per legge che permette di non dover più aspettare ogni anno la decisioni della politica.
LA RIFORMA E LE NOVITÀ
Il decreto legislativo 111 del 3 luglio 2017 ha cambiato alcune cose e messo ordine in altre. La principale novità riguarda l’importo minimo erogabile a ciascun ente delle somme risultanti sulla base delle scelte effettuate dai contribuenti e le modalità di riparto delle scelte non espresse. Che cosa significa? Vediamo le due cose: 1) sotto una soglia minima di contributo le associazioni non vedranno un euro ma si risparmieranno milioni di inutili procedure per 3 o 7 euro; 2) non solo: l’inoptato verrà ridistribuito con criteri da stabilire, e non più semplicemente in proporzione alle scelte ricevute. Non in proporzione perché questo criterio non farebbe che favorire ancora di più chi ha già ricevuto molto. Questa novità è molo rilevante, perché richiede un criterio di scelta (diverso) su somme, anche ingenti, ma non destinate dal contribuente.
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I TEMPI SI ACCORCIANO
Un’altra novità, forse altrettanto importante, sono i tempi. Non più quelli biblici di prima. Finora c’erano voluti due anni perché i soldi arrivassero ai destinatari, ma adesso dovrebbe bastare un anno, il che ha delle implicazioni operative per gli enti davvero straordinarie.
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