Il Tirreno

Collegio Periti Industriali Di Prato

Collegio Periti Industriali Di Prato

Innovatori per professione. La figura del perito industriale è in continua evoluzione

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Ogni giorno in Italia oltre un milione e mezzo di persone progetta, controlla e adegua sistemi tecnici, apparati e impianti, garantendone il funzionamento e la sicurezza. Sono i periti industriali, professionisti altamente specializzati, con una gamma di competenze che si estende dall’elettrotecnica all’edilizia, dalla chimica alla meccanica fino all’informatica e all’elettronica. Molti di loro lavorano in azienda, ma sono tantissimi ormai anche i periti industriali liberi professionisti, che collaborano con il Tribunale, come consulenti tecnici di ufficio o delle parti per la risoluzione di controversie legali; o con le assicurazioni, per la stima e la valutazione dei danni da sinistri. Sono tante e diverse, insomma, le professionalità che operano sotto il nome di perito industriale. “Non solo.

La professione spesso è connotata anche in senso spaziale. – spiega Alfonso Fornasini, presidente del collegio dei periti industriali di Prato – Una città come la nostra, in cui è forte l’industria tessile, forma ogni anno periti tessili, ma anche meccanici e chimici, che possono lavorare nelle aziende del territorio.” I periti industriali sono quindi da sempre in prima linea per assicurare la “tenuta” e la costante innovazione del sistema produttivo italiano. L’osservazione diretta delle macchine, degli impianti, dei sistemi produttivi e delle innovazioni tecnologiche è la condizione necessaria per apportare quelle migliorie che, giorno dopo giorno, permettono di innovare i processi produttivi, migliorare l’organizzazione del lavoro, ottimizzare i tempi di produzione, progettare con maggiore qualità.

Proprio per la sua natura spiccatamente tecnica e il suo contatto diretto con le trasformazioni del lavoro e del mercato, la professione nel corso degli anni ha subito delle profonde trasformazioni: l’avvento dell’informatica, in particolare, ha trasformato il perito industriale in una figura che basa il suo intervento su conoscenze tecnico-scientifiche sempre più sofisticate. Delle competenze originali dei periti industriali restano i nomi, mentre i significati si adeguano all’evoluzione dei sistemi tecnici: controllare significa adesso soprattutto calcolare. Progettare vuol dire anche elaborare. Realizzare è sinonimo di conoscere. In questo contesto di continue trasformazioni, diventano di fondamentale importanza le operazioni di supervisione sul lavoro dei periti. È questo il compito del Collegio dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati, che svolge un ruolo di riferimento per i professionisti del settore, e garantisce ai cittadini l’aggiornamento continuo sia etico sia tecnico degli iscritti all’albo.


PERCORSO
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La storia della categoria legata allo sviluppo economico

La storia della Categoria dei Periti Industriali segue di pari passo lo sviluppo economico italiano. Il primo riconoscimento giuridico della professione risale al 1929, con l’indicazione dei requisiti morali e scolastici per ottenere l’iscrizione all’albo. Nell’art. 16 R.D. 11 febbraio 1929, n. 275 alla professione di perito industriale si riconosce dunque la competenza alla progettazione, esecuzione e direzione nei limiti delle rispettive competenze e, in generale, le “mansioni direttive nel funzionamento industriale delle aziende pertinenti le specialità stesse”. La storia della Categoria dei Periti Industriali segue di pari passo lo sviluppo economico italiano. Il primo riconoscimento giuridico della professione risale al 1929, con l’indicazione dei requisiti morali e scolastici per ottenere l’iscrizione all’albo. Nell’art. 16 R.D. 11 febbraio 1929, n. 275 alla professione di perito industriale si riconosce dunque la competenza alla progettazione, esecuzione e direzione nei limiti delle rispettive competenze e, in generale, le “mansioni direttive nel funzionamento industriale delle aziende pertinenti le specialità stesse”.


CAMBIAMENTO
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Nuovi percorsi universitari attivati da questo anno accademico

Come si diventa perito industriale? Fino all’anno scorso i periti si formavano presso gli Istituti Tecnici Industriali Statali, conseguendo il diploma di maturità tecnica, dopo aver seguito un corso di studi secondario superiore della durata di cinque anni, composto, a sua volta, da un biennio di formazione generale e un triennio di specializzazione, durante il quale il discente maturava la formazione professionale adeguata all’indirizzo prescelto. Dopo aver conseguito il diploma di maturità, l’accesso alla professione era subordinato al superamento di un esame di Stato, al quale si veniva ammessi solo dopo avere svolto un periodo di praticantato.

Oggi però le cose stanno cambiando: a partire dal corrente anno accademico sono state attivate le lauree professionalizzanti. Ci son voluti quasi due anni di dibattito e di riflessione sulla necessità di trovare una soluzione al disallineamento tra la domanda di competenze tecnico professionali e la corrispondente offerta da parte del sistema universitario: nel 2016, un Decreto Ministeriale (n. 987, con successive modifiche), ha introdotto per la prima volta in Italia la possibilità per gli Atenei di istituire e attivare corsi di studio di I livello (lauree) sperimentali a carattere professionalizzante. Il dm delinea in maniera netta i contorni della nuova offerta formativa: ciascun ateneo, può proporre al massimo un corso di laurea per anno accademico, “esclusivamente con modalità di erogazione convenzionale, caratterizzato da un percorso formativo teorico, di laboratorio e applicato in stretta collaborazione con il mondo del lavoro e definito in relazione a professioni comunque disciplinate a livello nazionale a partire da quelle ordinistiche”. Parallelamente dovrà essere presente un adeguato numero di tutor, una congrua percentuale di crediti da destinare alle attività di tirocinio, mentre 50 mediante le convenzioni con ordini professionali. I corsi dovranno essere a numero programmato per garantire l’utilizzo di laboratori e per assicurare i tirocini degli ultimi due anni.
 

FORMAZIONE
Palazzo delle Professioni: tante opportunità
Sicurezza, normative, perizie. Sono solo alcuni dei temi su cui i periti industriali devono essere aggiornati. La natura stessa di questa professione, sempre a contatto con l’innovazione e le trasformazioni della società e del mercato, la rende sensibile ai cambiamenti e, di conseguenza, richiede una formazione continua. Proprio per questo, il Collegio dei Periti Industriali ha predisposto un sistema di crediti che ogni iscritto all’albo deve “guadagnare” frequentando diversi corsi di formazione ogni anno. “Organizziamo seminari di tutti i tipi; – spiega il Presidente del Collegio di Prato, Alfonso Fornasini – non solo incontri di natura tecnica, ma anche corsi di aggiornamento sulle nuove normative, come il GDPR, e le pratiche amministrative, fondamentali per il lavoro di oggi. In questo periodo, per esempio, il focus è sulla fatturazione elettronica.” La sede di molti di questi incontri è naturalmente Palazzo delle Professioni. Dal 2009, infatti, lo storico palazzo Vaj di via Pugliesi 26 non è solo la sede di otto ordini professionali della provincia di Prato, ma è anche sede della omonima società, che ha come scopo principale quello di fornire servizi e assistenza agli Ordini, nonché di organizzare eventi e corsi di formazione.

 

COLLEGIO DEI PERITI INDUSTRIALI
Via Pugliesi, 26 - Prato Tel 0574 442829
info@peritiprato.it sito: www.peritiprato.it

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