Gioco
Fiorentina. Un equilibrio da trovare. La chiave è in mano a Palladino
I troppi errori difensivi spingono il tecnico verso nuove soluzioni
FIRENZE. Doveva essere la partita della svolta dopo tre pareggi di fila che non avevano certo acceso l'entusiasmo tra i tifosi, anche perché ottenuti contro due neo promosse (Parma e Venezia) e una squadra, il Monza, non certo appartenente al gruppo delle big. Invece da Bergamo è arrivata la prima sconfitta stagionale per 3-2 anche se, viste le occasioni create dall'Atalanta, il passivo avrebbe potuto essere più pesante per la Fiorentina. Vero che l'avversaria è di primissimo piano e giocava davanti al pubblico di casa e in uno stadio gioiello da far invidia ai dirigenti viola, ma è altrettanto vero che nonostante un Kean sempre più protagonista a suon di gol (già cinque da inizio stagione, fra club e nazionale) e un vantaggio acquisito per due volte, prima con Martinez Quarta poi con lo stesso ex attaccante della Juventus, la squadra di Raffaele Palladino è letteralmente crollata nel finale di tempo subendo un uno-due micidiali e mettendo così a nudo per l'ennesima volta, ammesso ce ne fosse ancora bisogno, la fragilità della fase difensiva e dell'intero pacchetto arretrato.
A fine partita Palladino ha cercato di stemperare il clima di preoccupazione e spegnere il campanello d'allarme ma lui per primo deve essere consapevole del tanto lavoro che c'è da fare. Il passaggio dallo schieramento a quattro a quello a tre varato dal nuovo tecnico non sta sortendo gli effetti sperati e anzi sta mettendo in difficoltà tutta la squadra anche quando, come è accaduto l'altro ieri, il centrocampo è stato sistemato con cinque uomini e dunque in maniera più folta e coperta.
L'approccio della Fiorentina è stato più che incoraggiante, poi però sono emerse le solite lacune, le solite svagatezze, i soliti errori e come già accaduto nelle scorse settimane Biraghi e compagni hanno pagato tutto ciò a caro prezzo. Sia chiaro, nel calcio non è mai responsabilità di un singolo reparto ma, numeri alla mano - ben 10 reti subite in 6 partite compresi i playoff di Conference League - sono evidenti i problemi e le fragilità che sta accusando la difesa, al di là dell'avvicendamento dei portieri (a Bergamo ha giocato titolare in campionato per la prima volta De Gea).
Da Quarta che si sta dimostrando più abile a fare gol che ad evitarli, a Ranieri finito travolto da Retegui e De Ketelaere, da Biraghi arretrato e adatto nello schieramento a tre, a Pongracic escluso dai titolari pur costato 15 milioni e inserito solo nel finale, non c'è un giocatore là dietro che può dirsi esente da errori. Ma è da Palladino, ora che il mercato è concluso e la rosa è stata completata (se bene o male lo dirà come sempre il campo), che devono arrivare quanto prima i rimedi e gli interventi per correggere e dare alla squadra il giusto necessario equilibrio. La stagione è all'inizio, i cambiamenti sono stanti tanti e per questo il tecnico non va messo sul banco degli accusati però urge fare qualcosa per trovare quella vittoria che ancora manca e servirebbe come il pane per migliorare una brutta classifica.
A iniziare da domenica con la Lazio, altra gara non certo facile come pure quelle che seguiranno prima della sosta (il derby con l'Empoli in trasferta, la prima gara di Conference con i gallesi del The New Saints, quindi il Milan al Franchi).
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