Toscana
Bove: «La Fiorentina sarà il trampolino per la mia carriera»
L’ex Roma vuole puntare anche alla Nazionale
FIRENZE. Quinta e ultima presentazione degli ultimi arrivati in casa viola, quella di Edoardo Bove, ma non c’è alcuna classifica di merito o di preferenza, ovviamente: è solo che il centrocampista romano è stato impegnato fino a martedì nelle qualificazioni europee con la Under 21 (tripletta del suo ex compagno in giallorosso ed ex Empoli Baldanzi nel 3-0 alla Norvegia a Stavanger) e quindi era proprio una questione di non poterlo fare. Semmai, allargando e capovolgendo il discorso, si può dire che la Fiorentina ha chiuso la serie di conferenze stampa con uno degli acquisti più attesi alla riprova del campo: giovane («Ma non ditemi che sono giovanissimo, perché in Europa gioca chi ha 16-17 anni, anzi questo per me è il momento decisivo di fare un passo in avanti» ha ammonito scherzosamente Bove), grandi qualità, visione di gioco e dinamismo al servizio di Palladino e dei compagni. Con grandi aspettative di tutti. Di Bove per primo. «La Fiorentina sarà un'esperienza molto importante per la mia carriera. Ho già avuto modo di vedere le strutture del Viola Park, strutture che si ritrovano soltanto nei club più importanti della Premier League, ed è davvero fantastico essere qui: abbiamo tempi e modi per toglierci grandi soddisfazioni. Per me è una prerogativa dare tutto per la maglia, per l’allenatore, per la società. Sono dell’idea che quando dai tutto non hai poi nulla da recriminare ed è quello che cerco di fare tutte le volte che scendo in campo, da ora con la maglia della Fiorentina: sono davvero pronto e non vedo l’ora di farlo. Mi piacciono molto i tifosi viola e sento un tipo di calore e di passione che ti spinge a dare di più: è una pressione positiva e giusta che aiuta a crescere sia come persona che come calciatore. Questo voglio fare». Crescere, migliorare, imporsi: tre verbi che accompagneranno il percorso di Bove a Firenze, anche - ma non solo - per dimostrare di meritare un altro soprannome rispetto a quello (“cane malato”) che gli aveva dato Mourinho proprio dopo una partita contro la Fiorentina. Soprannome che voleva e vuole essere del tutto positivo per sottolineare le capacità agonistiche del calciatore, però nella scelta di recidere il cordone definitivamente col passato Edoardo ci ha messo dentro pure il compito di farsi trovare un altro soprannome. «Il compito dei soprannomi è degli allenatori e dei tifosi, io posso soltanto dire che gran parte dell’ambiente calcistico non ha ancora visto tutte le potenzialità che ho e quello che sento io dentro di poter esprimere. Da questo punto di vista “cane malato” è un po’ limitante, ma grazie a Mourinho - che è stato carino a darmelo - sono progredito molto dal punto di vista difensivo, anche se magari ho perso un po’ la possibilità di giocare la palla. Io sono consapevole dei miei mezzi e come dicevo prima sono impaziente di poter metterle in mostra. Il mio ruolo? Posso giocare sia in un centrocampo a due che in un centrocampo a tre: nel calcio moderno si deve fare tutto e la qualità più incisiva di un mediano è sicuramente la duttilità».
Ancora sulla Fiorentina, focus dei suoi pensieri. «La squadra viola da alcuni anni sta facendo un percorso di crescita unico in Italia: arrivare a disputare due finali di Conference League di fila ne è la riprova concreta e averle perse è solo una parte della storia, ma nulla toglie al significato di quanto fatto. E il discorso vale anche per la stagione appena iniziata: questo è un gruppo di valore e ha tutte le caratteristiche giuste per andare lontano nelle tre competizioni in cui sarà impegnato». Infine, sottolineato che «la maglia della Nazionale è un obiettivo, perché vestire la maglia azzurra è un onore, ma sta a me conquistarla facendo bene a Firenze», così su Palladino e su quello che gli ha chiesto il tecnico campano. «Mi ha chiesto subito applicazione e attenzione per assimilare i suoi concetti di gioco, perché poi alla fine i risultati di una squadra li fanno l'unione e la compattezza del gruppo: poi, per me giocare è la cosa più importante e quindi gioco dove lui vuole».
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