Gioco
Palladino e il debutto con la Fiorentina: cosa salvare (e da dove ripartire) dal pareggio contro il Parma
Giovedì la squadra viola torna in campo per giocare l’andata dei playoff di Conference League ospitando gli ungheresi del Puskas Academy
PARMA. Forse è il debutto che Raffaele Palladino si immaginava per sé e per la sua Fiorentina, forse no, ma è andata così e il pareggio del Tardini intanto è un punto che muove subito la classifica e poi può diventare un insegnamento utile per il futuro.
Immediato futuro, perché giovedì 22 agosto la squadra viola torna in campo per giocare l’andata dei playoff di Conference League ospitando gli ungheresi del Puskas Academy in un dentro-fuori che proseguirà e si concluderà il giovedì successivo. Perché può essere utile l’1-1 di Parma? Per capire subito gli errori, per cercare le soluzioni immediate, ma anche per tenere quello che ha funzionato (e ce ne sono stati di spunti positivi) e aggiungerlo alle soluzioni.
Insomma, il classico “lavoro” del 18 agosto, quando sono molte di più le cose da sistemare che quelle portarsi dietro così come sono, al di là del risultato del campo. Palladino, ad esempio, sa di dover intervenire nei meccanismi di difesa: la Fiorentina ha concesso troppo, ha troppe volte accettato l’uno contro uno pagando a caro prezzo la fisicità di Bonny, la qualità sugli esterni di Man e Mihaila, ma più che altro gli inserimenti centrali di Bernabé e di capitan Sohm almeno per un’ora, finché quelli del Parma hanno avuto fiato e forza e finché Pecchia poi non ha rivoluzionato la propria squadra con i cambi. Ma anche davanti ci sono questioni da mettere a posto: Kean va cercato di più e Kean di suo deve dialogare di più con i compagni.
Colpani ha bisogno di scrollarsi di dosso un po’ di “timidezza” che non gli ha consentito almeno oggi di entrare più nel vivo del gioco viola, nonché di essere più concreto quando ha avuto il pallone giusto sul suo sinistro delicato ed educato. E proprio il gioco viola è andato a sprazzi, accendendosi e spegnendosi, a fiammate e folate, tanto rapide quanto brevi. Ma qualcosa si è visto nella costruzione, dove Amrabat ha un ruolo già fondamentale e per questo sarebbe indispensabile che il marocchino “accettasse” di rimanere a Firenze, e dove gli esterni sono chiamati spesso e volentieri a partecipare cercando le verticalizzazioni che tanto piacciono a Palladino. Ecco, le verticalizzazioni possono essere la chiave del successo per la Fiorentina, se e quando i calciatori sapranno farle e sfruttarle nell’occasione giusta. Infine, la qualità che in questo momento conta di più: il mix di bravura e fortuna che ha permesso a Biraghi (bellissimo il suo gol su punizione) di rimanere dentro la partita nei momenti più complicati senza esserne travolti, fino a raggiungere il pareggio del 90’ che intanto dà un punto. E anche un po’ di morale per lo scampato pericolo.
Il tabellino
PARMA (4-2-3-1): Suzuki; Coulibaly, Circati, Balogh, Valeri; Estevez, Sohm (31’ st Cancellieri); Man (20’ st Almqvist), Bernabè (35’ st Cyprien), Mihaila (20’ st Camara); Bonny (21’ st Hainaut). In panchina: Chichizola, Corvi, Valenti, M. Anas, Kowalski, Mikolajewski. Allenatore: Pecchia.
FIORENTINA (3-4-2-1): Terracciano; Quarta (15’ st Parisi), Pongracic, Comuzzo (28’ st Kayode); Dodò, Mandragora (28’ st Bianco), Amrabat, Biraghi; Colpani (15’ st Ikoné), Kouamé (35’ st Sottil); Kean. In panchina: De Gea, Martinelli, Baroncelli, Fortini, Infantino, Richardson, Barak, Beltran, Brekalo. Allenatore: Palladino.
ARBITRO: Ayroldi di Molfetta.
RETI: 22’ pt Man, 30’ st Biraghi.
NOTE: Espulso al 37’ st Pongracic per doppia ammonizione. Ammoniti: Pongracic, Esteves, Balogh, Circati. Angoli: 4-9. Recupero: 2’; 5’.
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