Gioco
Fiorentina, Palladino è in pole. L’era Italiano finisce con l’Atalanta
Per il mister Bergamo segna la chiusura del triennio in viola, con 160 partite
FIRENZE. Da Vincenzo Italiano a Raffaele Palladino, e la partita contro l’Atalanta potrebbe essere il testimone, neanche tanto virtuale, del passaggio di consegne tra i due allenatori.
Intanto, che quella di oggi sia l’ultima volta del tecnico siciliano sulla panchina viola è una certezza, adesso resta da vedere se a breve lo diventerà (certezza) anche l’insediamento del tecnico campano. E in tutto questo, c’è stata la partenza di Rocco Commisso ieri mattina per far ritorno negli Stati Uniti: prevista, fissata, garantisce la Fiorentina, e a maggior ragione l’incontro di venerdì sera tra il numero uno del club e Palladino è servito per avvicinare teoricamente il punto d’arrivo. Italiano, Palladino, Commisso, Atalanta-Fiorentina, dopo la dura presa di posizione della Curva Fiesole: conviene mettere un po’ ordine. Iniziando dalla stretta attualità e dal recupero del pomeriggio, gara del 17 marzo non disputata per il tragico malore avuto da Joe Barone nel ritiro che ospitava la squadra viola in Brianza.
Il calendario ingolfato ha spostato l’appuntamento sempre più avanti, poi addirittura fino al 2 giugno quando il campionato si è già concluso da una settimana. E a nulla serve almeno per la Fiorentina, che ottava è e ottava rimarrà comunque, mentre l’Atalanta con una vittoria può scavalcare la Juventus e chiudere ad un brillantissimo terzo posto che darebbe ancora più spessore a una stagione impreziosita dal trionfo in Europa League.
Ma Bergamo rappresenta comunque la chiusura del triennio viola di Vincenzo Italiano, cominciato esattamente il 13 agosto 2021 con il 4-0 sul Cosenza nel primo turno di Coppa Italia. Da allora ci sono state altre 160 partite per complessivi 78 vittorie, 34 pareggi e 49 sconfitte, con 269 gol segnati e 197 al passivo, e ora non resta altro che aggiungere il risultato odierno per la fotografia definitiva da consegnare agli annali: anche se ormai questo è e questo rimane. Con l’Europa conquistata per tre volte di fila grazie a un settimo e a due ottavi posti, sempre via Conference League e una di queste grazie al ripescaggio ai danni della Juventus, al termine di tre stagioni che hanno dato molto a tutto e tutti, però con quel retrogusto amaro di tre finali perse che mai andrà via.
Una cosa è sicura: Vincenzo Italiano ha lasciato un segno nella storia della Fiorentina. Con l’idea di fare altrettanto e, se possibile fare meglio ancora com’è giusto che sia nelle ambizioni naturali che appartengono ad ogni allenatore, tra poco potrebbe toccare a Raffaele Palladino.
Salvo ripensamenti improvvisi, salvo cambi di direzione indotti ad esempio dall’inserimento di altre società (la Lazio, tanto per non fare nomi) che sarebbero abbastanza clamorosi dopo le ultime 24 ore, dopo cioè l’incontro che c’è stato tra le parti e, va ribadito, la presenza a Firenze del tecnico nativo di Mugnano nella serata che ha preceduto il viaggio di ritorno di Commisso verso l’America è un elemento specifico per dare forza alla candidatura di Palladino. Che però scelta ufficiale ancora non è nemmeno dopo il contatto diretto tra presidente viola e allenatore, e magari la conferenza stampa di martedì (sempre ufficiosa al momento), in cui la Fiorentina dovrebbe annunciare tra le altre cose l’ingresso nel club di Roberto Goretti quale nuovo direttore tecnico, potrebbe essere occasione giusta anche per avvicinare o far sedere del tutto Palladino alla panchina viola.
Se tutto va come “deve” andare lo aspetta un’eredità abbastanza pesante, così come il compito che lo attende non è semplice per mille motivi: dalla necessità di sostituire un allenatore da 78 vittorie in 161 partite (in attesa di oggi) alla consapevolezza di dover affrontare un pizzico di naturale scetticismo dei tifosi, all’essere ovviamente chiamato a dimostrare di essere la persona giusta nel posto giusto.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
