Il Tirreno

Firenze

Calcio: Serie A

I giorni di fuoco della Viola

di Francesco Gensini
L’esultanza dei giocatori viola
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L’esultanza dei giocatori viola

Il futuro della Fiorentina si gioca in due partite, prima quella di Cagliari e poi Atene. La squadra di Italiano pronta per il match di Serie A, ma la testa è già alla Conference

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FIRENZE. Alla fine è venuta fuori la combinazione migliore: Cagliari salvo nella partita in cui alla Fiorentina servono i punti necessari a blindare l’ottavo posto e la partecipazione intanto alla Conference League 2024-25. E da ieri finalmente si sa quando sarà disputata questa partita: giovedì alle 20,45, anticipo dell’ultimo turno di campionato in modo da permettere alla squadra viola di avere sei giorni pieni prima della finale di Atene.

Certo, la Fiorentina avrebbe preferito sistemare la questione contro il Napoli così da andare a Cagliari in vacanza o quasi, ma invece sarà “costretta” a tenere attaccata la spina della concentrazione e della tensione agonistica, e non è detto che sia un male. Anzi. Prova ne sia l’espressione di Vincenzo Italiano, quando proprio nel post-gara con gli azzurri partenopei ha definito “vera” la partita con i rossoblù e il mezzo sorriso con cui ha accompagnato la dichiarazione, per uno come lui che si ciba di adrenalina e di obiettivi quotidiani, riporta alla considerazione precedente. Non è detto che giocarsela davvero contro il Cagliari sia un male per la Fiorentina in vista della finale di Atene, tutt'altro. La finale, ha detto ieri Italiano, «sarà una partita tosta e complicata, prima però battiamo il Cagliari». Meglio non scollegarsi del tutto, meglio non svuotare testa e gambe di energie pensando all’appuntamento che sta per arrivare, che vale più di tutti gli altri e che decide la stagione: perché non è poi automatico riempire testa e gambe di nuovo delle energie indispensabili per affrontare l’Olympiacos nella maniera giusta e portare a casa il trofeo che Biraghi e compagni vogliono con tutte le loro forze e che Firenze aspetta da sessantatré anni in campo internazionale. E domenica scorsa il Cagliari ha fatto un regalo ai viola vincendo a Reggio Emilia e conquistando la salvezza con un giornata di anticipo: giovedì ci terrà a fare bella figura davanti ai propri tifosi, ma di sicuro non avrà la grinta che avrebbe avuto se avesse avuto bisogno di un risultato positivo a tutti costi. Un piccolo, grande vantaggio che la Fiorentina proverà a sfruttare per mettere in pratica il piano perfetto: vincere a Cagliari, rendere l’ottavo posto inattaccabile da Torino e Napoli e prendersi la certezza di esserci in Europa anche l’anno prossimo, infine avere la mente bella sgombra da pensieri per poter dedicarla tutta all’avvicinamento di Atene e della finale di Conference League. Un incastro ottimale che adesso ha bisogno soltanto della prestazione giusta per attivarlo a tutti gli effetti. Poi, è chiaro, all’Unipol Domus, cioè allo stadio del Cagliari giovedì sera andrà in scena una Fiorentina riveduta e corretta, una Fiorentina che in partenza sarà lontana, quasi inevitabilmente lontanissima, da quella che sei giorni più tardi proverà a “vendicare” la sconfitta di Praga del giugno scorso e la formazione presentata da Italiano contro il Napoli è una testimonianza inequivocabile, al punto che non è difficile immaginarla così anche ad Atene: ma il dubbio, magari due, che resiste potrebbe risolverlo la sfida con i rossoblù. Il dubbio che si chiama centravanti: Belotti non è al meglio della condizione, Nzola la sta ritrovando tardivamente ma adesso conta più di sempre, e se tra due giorni giocherà come ci si aspetta che giochi, chissà che la trasferta sarda non sia un trampolino di lancio. E il discorso vale per Barak e Ranieri, Kayode e Duncan, Ikoné e Maxime Lopez, tutta gente che ci si aspetta titolare a Cagliari e in panchina in Grecia.


 

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