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Firenze

Viola, a grandi passi verso l’Europa, battere il Maccabi vale già doppio

di Francesco Gensini
Viola, a grandi passi verso l’Europa, battere il Maccabi vale già  doppio

A Budapest si va a caccia del successo esterno per ipotecare la qualificazione

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FIRENZE. Viene quasi da dire: meno male che tornano l’Europa e la Conference League. Perché la Fiorentina nella fase a girone ha dimostrato quella continuità di risultati che non riesce ad avere in campionato dall’inizio del 2024 e allora al palcoscenico continentale è affidato il compito di riportare sulla scena emozioni e sensazioni ormai diluite nel tempo. A un patto: battere il Maccabi Haifa e ipotecare i quarti di finale, svuotando quasi del tutto di significati agonistici la gara di Firenze che già di per sé non è semplice sotto il profilo logistico e organizzativo.

La Fiorentina delle migliori occasioni ci può riuscire senza problemi contro un avversario che è sì da rispettare e considerare, ma paga dazio al confronto tecnico con il gruppo di Italiano. Quindi, basterebbe la Fiorentina vista dal Rapid Vienna (a Firenze) nei playoff di agosto al Ferencvaros di dicembre, guarda caso a Budapest dove si giocherà giovedì in campo neutro, spesso brillante e sempre determinata a prendersi il risultato. E farlo stavolta in trasferta non solo darebbe un vantaggio enorme per la partita di sette giorni dopo al “Franchi”, ma servirebbe a Biraghi e compagni per ritrovare una vittoria che lontano da Firenze manca addirittura dal 22 dicembre, da quell’1-0 a Monza firmato da Beltrán approfittando dell’errore del portiere brianzolo Di Gregorio.

Due mesi e mezzo sono tanti e sono invece pochi i punti (due) raccolti nelle successive cinque partite esterne, tutte ovviamente di campionato: ma ora torna la Conference tanto cara e la Fiorentina ci riprova. L’obiettivo è la qualificazione ai quarti per entrare tra le prime otto anche in questa stagione, ma cominciare la doppia sfida con la formazione israeliana con una vittoria sarebbe il modo migliore per ripresentarsi in Europa, dove di vittorie esterne ce n’è stata una soltanto (playoff compresi) e di misura grazie a un rigore trasformato da Nzola sul campo dei modesti serbi del Cukaricki.

Ma ora è tutta un’altra storia, anzi ne comincia una nuova: adesso è dentro o fuori. Si va avanti dopo aver avuto la meglio sugli avversari dopo due sfide comunque senza possibilità d’appello e giovedì a Budapest la Fiorentina sa che può ipotecare il passaggio del turno con una prestazione convincente e un risultato che ne sia conseguenza diretta, riducendo così al minimo rischi e complicazioni per il ritorno. La Fiorentina che ha battuto e surclassato la Lazio ben oltre il 2-1 finale non avrebbe problemi di alcun genere, ma il Torino due giorni fa ha dimostrato che quella versione deluxe è difficilmente ripetibile.

Però, forse, non è nemmeno necessario arrivare a tanto, mentre è fondamentale che gli uomini di Italiano in questi tre giorni che mancano al Maccabi ritrovino la brillantezza fisica e mentale messa a dura prova da risultati negli ultimi mesi di campionato non pari alle aspettative e adesso anche da un calendario incalzante. A questo serviranno gli allenamenti che riprendono oggi al Viola Park dopo il giorno di riposo concesso dal tecnico siciliano e a questo punterà il turnover indispensabile nel passaggio dalla Serie A alla Conference League, per poi tornare di nuovo alla Serie A con una sfida (Roma ospite al “Franchi” domenica sera) che vale un pezzo d’Europa della prossima stagione.

Prima, però, la Fiorentina ha il compito di tenersi stretta quella attuale d’Europa e vincere a Budapest sarebbe il modo migliore per riuscirci e per aprire orizzonti nuovi: intanto, interromperebbe il lungo digiuno in trasferta, poi darebbe come già detto meno peso alla gara di Firenze e, infine, sarebbe una bella iniezione di ottimismo e di fiducia per tutto quello che ci sarà nel giro di un mese esatto.

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