Sicurezza
Viola La rimonta è giusta
La Fiorentina va sotto di un gol, poi però mette in un angolo la Lazio Nico sbaglia un rigore: Kayode e Bonaventura disegnano la rinascita
Firenze Come in uno di quei sogni più belli, quelli capaci di farti passare dallo sconforto fin quasi all’estasi. Sì, perché quella di ieri sera contro la Lazio, a un certo punto, è parsa quasi la più classica delle partite maledette: quattro, tra pali e traverse colpite dalla Fiorentina nella stessa sera, più un rigore sbagliato, del resto sono un record al contrario, capace di far vedere le streghe a chiunque, a cominciare dallo 0-1 firmato Luis Alberto. Il 2-1 finale per Biraghi e compagni è parso una liberazione. A rovesciare la prospettiva ci hanno pensato il “baby” e il “veterano”. Prima Kayode, il figlio del vivaio, già match winner con la Nazionale Under19, ha riportato il risultato in parità annullando il momentaneo vantaggio firmato dallo spagnolo al 46’, giusto prima dell’intervallo, e poi Jack Bonaventura, al suo settimo centro stagionale ( sotto gli occhi del ct Spalletti che qualche mese fa lo ha riportato in azzurro) hanno restituito il sorriso a una città intera. Sono le due facce della stessa medaglia: il ragazzino all’inizio della propria carriera, alla prima stagione in Serie A, e il veterano che in questo campionato ha riscoperto il suo straordinario feelin con il gol. Certo, adesso servirà continuità, a partire già dalla prossima gara, contro il Torino, ma la Fiorentina pare aver rimesso a posto gli ingranaggi che, nella prima parte della stagione, avevano fatto fare la differenza. Sì, perché Arthur non ha sbagliato un pallone, ha costruito le geometrie perfette, dettando i tempi e dando il giusto ritmo alla manovra, oltre che proponendosi anche in avanti, mentre Belotti, l’attaccante arrivato nel mercato invernale, di fatto, ha comunque saputo mettersi al centro del gioco, trasformandosi in un propulsore capace di far male sempre, anche in fase di costruzione. Non a caso, all’uscita dal campo, gli applausi sono arrivati anche dai compagni, oltre che dallo stadio, finalmente in estasi. C’era bisogno anche di andare contro quella legge che vedeva la Fiorentina quasi incapace di rialzare la testa dopo essere stata castigata da una rete avversaria e contro la Lazio, l’inferno, all’improvviso, si è fatto paradiso. Per altro, il merito è pure doppio, perché i biancocelesti, in trasferta, nelle ultime settimane, erano diventati una sorta di “caterpillar, capace di mettere insieme 4 vittorie nelle ultime cinque partite giocate lontano dall’Olimpico. A metter loro il freno, invece, ci ha pensato la Fiorentina. E pure Italiano. Perché non ha avuto timore di modificare assetto tattico alla squadra, mettendo in campo, dall’inizio, in pratica quattro attaccanti (Gonzalez, Beltrán, Sottil, Belotti) più Bonaventura: una delle chiavi vincenti è stata questa, unita alla capacità di ribattere colpo su colpo, mettendo gli avversari quasi alle corde. La forza è stata quella di non essersi piegati di fronte a niente, non davanti ai continui legni colpiti, e nemmeno di fronte al secondo rigore sbagliato da Gonzalez, che fino a poco tempo eta lo specialista dal dischetto. È nata una nuova Fiorentina: adesso, c’è da continuare lungo la strada tracciata, per non dover rimettere più le ambizioni in stand-by.
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