Gioco
Commisso. L’attacco del patron. «Altri club indebitati fino al collo»
Lunga lettera del presidente: «Sono anni che chiediamo regole uguali per tutti». L’appello: «Dispiace per gli ultimi risultati, insieme possiamo fare grandi cose»
FIRENZE. Una lunga, lunghissima lettera per una serie di messaggi e indicazioni (da seguire), di direttive (idem come) e puntualizzazioni. Da lontano, ma con più vicinanza che sia possibile. Una lettera che Rocco Commisso ha affidato al sito del club di sua proprietà dal giugno 2019: dagli Stati Uniti dove si trova l’imprenditore italo-americano, è il modo migliore per rivolgersi a tutto l’ambiente viola. Mercato, obiettivi in campo e fuori dal campo, avversari in campo e fuori dal campo, nulla e nessuno è lasciato indietro nelle molte righe e nei dieci “punti” vergati da Commisso: questo è il momento decisivo della stagione, questo è il momento di chiedere e dare il massimo per provare a raggiungere i traguardi prefissati. «Sono il primo – è scritto – ad essere dispiaciuto per gli ultimi risultati, ma qui alla Fiorentina, tutti noi, siamo convinti di avere una buona squadra. Questo è il gruppo che abbiamo comunque voluto migliorare ulteriormente con il mercato di gennaio: seppur la nostra rosa avesse avuto necessità di rinforzi non significa che il Club avrebbe dovuto lanciarsi in operazioni “spericolate”, sono io a decidere com’è meglio impiegare le risorse a nostra disposizione. Come sempre saranno i risultati a parlare alla fine della stagione, ma siamo in corsa su tutto e il nostro obiettivo rimane di fare meglio rispetto alla stagione precedente». Tradotto, l’obiettivo è l’Europa League e non da oggi. Poi, giusto per chiarire che quello che sta facendo lo fa perché lo vuole. «Nessuno mi ha costretto a comprare il Club, vero, ma è altrettanto certo che, al tempo stesso, nessuno mi costringerà a vendere la Fiorentina e ad andare via da Firenze, come avvenne con Dante. O nessuno potrà mai decidere, se non io, chi deve e dovrà lavorare nella Fiorentina e chi invece secondo qualcuno dovrei mandare via». Fatti i complimenti, ma con distinguo ad Atalanta e Bologna («Voglio ricordare a chi ha la memoria corta che l’Atalanta, dopo l’arrivo della famiglia Percassi, ha impiegato sette anni per qualificarsi la prima volta in Europa e il Bologna, dopo otto anni dall’arrivo di Saputo, quest’anno, per la prima volta, sta lottando per posizioni europee»), Commisso torna su un argomento che non gli è nuovo di queste occasioni nella forma e nei contenuti che a suo parere serve a spiegare in qualche modo perché è così complicato per la Fiorentina fare il salto di qualità definitivo. «Quando sono arrivato a Firenze ho subito spiegato che io sarei stato pronto a fare investimenti ma che, per alzare il livello e competere sui palcoscenici più importanti, sarebbero servite entrate maggiori, nuove fonti di “revenues” che, ad esempio, uno stadio nuovo e funzionale per vedere una partita di calcio avrebbe potuto garantire. Ho sempre ribadito che mai avrei fatto promesse che non avrei potuto mantenere, e allo stesso modo ho detto sin da subito che la Fiorentina, sotto la mia proprietà, non avrebbe mai corso il rischio di fallire (com’è accaduto in passato) e così è e così sarà. Sono anni che chiediamo trasparenza e regole uguali per tutti, ma quasi nulla è cambiato e ci troviamo a dover competere con club indebitati fino al collo che agiscono come se nulla fosse».
Altra puntualizzazione che gli sta a cuore («Siamo un gruppo unito che lavora costantemente per migliorare e crescere ogni giorno»), infine l'appello di Rocco Commisso ai tifosi. «Voi, caro Popolo Viola, siete fondamentali e vi chiedo, ancora una volta, di starci vicino e non farci mancare il vostro prezioso supporto. Io sono certo che, ancora una volta, questo gruppo saprà regalarvi le soddisfazioni che meritate».
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