Sicurezza
Eclissi Fiorentina, ora la scossa
L’inizio di questo 2024 è diventato una specie di tunnel da cui la squadra fatica a uscire Italiano predica ottimismo, ma il posticipo con la Lazio è un bivio per le ambizioni
FIRENZE. Cinque punti nelle ultime otto partite di campionato, figli di una vittoria (5-1 contro il Frosinone, squadra con la peggior difesa della Serie A) e due pareggi, con Udinese e con l’Empoli. Troppo poco per una squadra che ha chiuso il 2023 al quarto posto cullando il sogno di ritrovare i palcoscenici prestigiosi dell’Europa che conta. I numeri, evidentemente, non tornano: sono gli stessi totalizzati, nel medesimo parziale, dal Cagliari, impegnato nella lotta per non retrocedere, mentre Udinese (6 punti in 7 gare) e Empoli (9), solo per fare due esempi, hanno viaggiato ad un ritmo comunque superiore. Certo, la Fiorentina può vantare la qualificazione in semifinale di Coppa Italia conquistata contro il Bologna alla lotteria dei rigori, ma il difficile arriva adesso, con alcune certezze che, all’improvviso, sembrano essere venute meno.
Adesso, la gara contro la Lazio, altra nobile che pare ave smarrito la retta via, i viola rischiano di essere di fronte all’ennesimo bivio, quello dell’ambizione per puntare ancora più su. Contro le grandi, a dire il vero, la squadra difficilmente ha sbagliato approccio: semmai, i punti lasciati per strada sono stati soprattutto con le piccole, o comunque con le squadre che occupano la parte medio-bassa della classifica. Fin qui, sui 42 a disposizione, la squadra di Italiano ne ha conquistati appena 25, poco meno del 60%. Nel derby con l’Empoli, ne ha messi insieme appena 1, domenica scorsa, mentre col Lecce, dopo essere riuscita a rovesciare momentaneamente il risultato, è stata capace, in un pugno di secondi, di dissolvere tutto. Ecco perché ora c’è da invertire la tendenza. Il tecnico, da domani (ha concesso 48 ore di riposo alla squadra), dovrà lavorare su ogni più piccolo dettaglio, perché d’ora in avanti non saranno ammessi più errori. Di certo, non saranno tollerati dalla tifoseria che, a Empoli, ha amplificato i mugugni con cori inconfutabili, “Meritiamo di più” e “Spendere, per vincere bisogna spendere”. Per evitare di finir risucchiati nel grigiore della classifica, con ambizioni ridimensionate, serve una risposta sul campo, capace di mettere tutto in un angolo.
Bisogna ritrovare la versione migliore di Nico Gonzalez, il cui gioco, prima dell’infortunio, era stata una delle variabili illuminate della Fiorentina capace di divertire gli spettatori, e con essa pure l’efficacia di chi, nel mezzo, dovrebbe essere l’architetto dell’azione, che possa essere Arthur o anche Maxime Lopez, fin qui oggetto misterioso o quasi del centrocampo della Fiorentina. Serve poi il Bonaventura dei mesi scorsi: sì, è vero, c’è stato un problema fisico ma, stando almeno alle dichiarazioni del suo entourage, forse, c’è anche bisogno di fare chiarezza sul suo futuro, visto che il prolungamento di contratto per un altro anno scatterà in automatico soltanto al raggiungimento di una determinata soglia di presenze. E poi c’è l’endemico problema del gol che fatica ad arrivare. Se Beltrán sta cominciando davvero a trovare quel pizzico di continuità necessaria per fare la differenza, lo stesso non può dirsi per Nzola, fermo a quota 2 gol in Serie A (in media uno ogni 7 partite), Ikoné (una rete e due assist in 18 presenze), Sottil (un gol e un passaggio vincente in 14 partite). Un po’ meglio ha fatto Belotti, l’ultimo arrivato in ordine di tempo, autore di due reti in soli 280 minuti disputati con la maglia della Fiorentina addosso. Tocca a Italiano, adesso, inventarsi una soluzione differente, capace davvero di dare la scossa. C’è da evitare che questa eclissi diventi totale: la Fiorentina è ancora in corsa per i tre obiettivi, Conference League, Coppa Italia e Sere A. Non si può ammainare la bandiera, non senza lottare col coltello tra i denti.
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