Il dolore
Gallo prenditi il pollaio
Dopo il gol col Frosinone, adesso i viola sperano in Andrea Belotti Se si sblocca, l’ex azzurro potrebbe dare una sterzata alla stagione
FIRENZE. Che poi il calcio è uno gioco con tante regole e tanti modi, ma semplice nella sua essenza: vince chi fa gol. E per fare gol e quindi vincere, è fondamentale, anzi necessario, avere chi segna. Un centravanti, insomma. Un attaccante bravo a concretizzare tutto quello che fanno i compagni e, soprattutto, a mettersi in proprio quando quello che fanno i compagni non basta. Un centravanti come Andrea Belotti, subito decisivo per la Fiorentina dopo la traversa colpita a Lecce (che gol non è per poco) al debutto assoluto, con la rete all’esordio al Franchi e dal primo minuto segnata sotto la Curva Fiesole. Così lineare, quasi scontato, che viene da pensare che alla fine i problemi della squadra viola fossero di questa natura, ma al contrario, cioè che la somma di tutti i guai nella costruzione della manovra a centrocampo e nella fase di copertura in difesa si condensassero nella mancanza di un finalizzatore a discapito di rendimento e risultato. Una partita e mezzo e un gol sono pochi per spostare il piano dal dubbio alle certezze, idem per dare al “Gallo” l’etichetta di risolutore, eppure ciò che c’è stato nei 117 minuti contro Lecce e Frosinone è già più di un segnale indicativo in tal senso. Minuti a cui vanno aggiunte sensazioni e impressioni, quelle ad esempio di Vincenzo Italiano, allenatore di questo gruppo e sponda ideale per capire se e quando Belotti può diventare il nuovo riferimento della sua squadra. E le parole del tecnico viola a sottolineare l’entusiasmo, la grinta, la voglia e l’impegno dell’ex Roma nel trascinare la squadra, più che il gol che ha aperto la strada alla vittoria facile sui ciociari, sono a loro volta un’ulteriore riprova: il “Gallo” ha già alzato la cresta e con lui è tornata a farlo la Fiorentina dopo un gennaio e un inizio di febbraio di Quaresima fuori stagione. In fin dei conti bastava aspettare e avere un po’ di pazienza, quella che magari non hanno avuto a Roma, insieme viceversa ad una fiducia limitata. Perché 109 gol in Serie A (110 con quello di domenica scorsa) Belotti non poteva averli realizzati per caso e men che mai poteva aver disimparato come si fa, e quindi ripetendo le frasi del diretto interessato sia all’arrivo a Firenze che l’altro ieri sotto la Curva Fiesole a fine gara stavolta per esprimere la propria gioia a parole, aveva solo bisogno che qualcuno gli desse l’occasione di dimostrare quello che vale ancora. La Fiorentina l’ha cercato, un po’ per scelta e un po’ per le difficoltà di andare a trovare altri obiettivi in un mercato sempre costoso e non prodigo di offerte, e lui la Fiorentina l’ha voluta con tutte le sue forze avendo capito che l’unione avrebbe potuto essere proficua per entrambe le parti: per chi si doveva riscattare e per chi aveva bisogno di un centravanti. In riva all’Arno aspettavano Belotti non da oggi e allora incastrare i pezzi del mosaico non è stato affatto difficile. Ma il cerchio è stato appena iniziato nel suo disegno e per chiuderlo ci vogliono altre partite, altri gol, altri risultati e in fondo a tutto questo un traguardo raggiunto che la Fiorentina, Commisso e Italiano cercano insieme ormai da tre anni. Tappa fondamentale per tutto ciò, a proposito di esami, domani a Bologna contro la formazione di Motta che vale già un pezzo di Europa del prossimo anno con ovvio riferimento alla posizione di classifica delle due contendenti e quella viola ci riprova ovviamente con Andrea Belotti là davanti: e siccome c’è sempre uno spirito di rivalsa dietro una nuova esperienza, Italiano conta su quello del “Gallo” che ce l’ha per tutti e per nessuno, ma solo per trascinare la Fiorentina più in alto possibile e poi andare a raccoglierne i frutti stuzzicando l’attenzione di Spalletti in chiave Nazionale. Ci riproverà subito domani sera al Dall’Ara puntando a migliorare il bilancio personale contro i rossoblù che dice: 4 vittorie, 7 pareggi, 2 sconfitte e 5 gol fatti, ma l’ultimo (anzi gli ultimi tre tutti insieme) nel 5-1 quando vestiva la maglia granata del Torino quasi otto anni fa. Decisamente troppi.
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