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Firenze

Fiorentina I numeri del bilancio. Ma servono i gol di Beltrán e Nzola

di Francesca Bandinelli

	Beltrán
Beltrán

Cabral e Igor hanno portato liquidità: ricavi cresciuti con le due finali giocate

08 febbraio 2024
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FIRENZE. Un saldo negativo di 19,5 milioni (al 30 giugno 2023), a dispetto dell’utile di quasi 47 milioni dell’anno precedente. Il tutto, nonostante la partecipazione alle Coppe, Conference League e Coppa Italia, abbia generato ricavi per quasi 30 milioni (29,5). Il bilancio della Fiorentina passa ai raggi X tutta la stagione sportiva appena conclusa: dall’acquisto di Dodô dallo Shakhtar per 14,5 milioni fino a quello di Mandragora dalla Juventus a titolo definitivo per 8,2 milioni.
Ci sono anche i numeri della “rivoluzione” offensiva dell’estate ormai trascorsa, a cominciare dagli ingaggi di Beltrán e Nzola. L’ex Spezia è stato, in assoluto, il giocatore più “costoso” dell’intera sessione, con 12,6 milioni investiti per il suo cartellino (per quanto pagabili in tre esercizi), mentre per quello dell’argentino ne sono serviti pochi meno, 12,59. Calcolatrice alla mano, sono stati spesi oltre 25 milioni: ecco perché adesso serve uno scatto d’orgoglio dei diretti protagonisti. L’ex River Plate, fin qui, ha segnato, in tutte le competizioni 7 volte, di cui cinque nelle ultime otto partite giocate. Qualcosa, insomma, si starebbe smuovendo: il vichingo, dopo un periodo di iniziale ambientamento, ha cominciato a capire le dinamiche del calcio italiano e pure le richieste del suo allenatore. È lui il primo a voler alzare l’asticella: glielo ha chiesto anche il suo Ct, Lionel Scaloni. Il graffio decisivo, ora, deve essere lui a darlo. Un po’ come Nzola, che invece è finito col restare prigioniero dei troppi errori commessi sottoporta e delle prestazioni altalenanti sul fronte del rendimento. Ha perso la “polvere magica” con cui segnava a ripetizione con la maglia dello Spezia, trovando la via del gol, in Serie A, appena due volte in 1229 minuti giocati e festeggiando, in media, quasi una volta ogni 7 partite. Il prestito oneroso di Arthur dalla Juventus è costato 2 milioni, mentre l’ingaggio di Christensen ha visto investire sul portiere danese quasi 4 milioni (3,8). Gli investimenti ci sono stati: dal suo arrivo questa proprietà ha investito complessivamente 455 milioni, tra gestione sportiva e parte immobiliare, ora serve un’accelerata sul campo per vederne i risultati.
Di contro, sono stati incassati diversi milioni dalla cessione al Benfica di Cabral, che ha portato in dote 20 milioni, mentre Jovic, arrivato a zero, è ripartito senza muovere danaro. La curiosità è che, entrambi, dopo un momento di iniziale difficoltà, adesso, hanno trovato il giusto punto di equilibrio, trasformandosi di killer d’area con maggiore sistematicità. Tra gli introiti maggiori, restando alle entrate registrate a bilancio, si segnalano quelli portati in dote da Igor, passato al Brighton per 16,5 milioni (al netto di bonus) e da Amrabat, trasferito in prestito oneroso al Manchester United per 9 milioni. I Red Devils hanno già fissato il prezzo per un eventuale riscatto - 20 milioni (sempre senza i benefit aggiuntivi) - che tuttavia deve essere ancora esercitato. La cessione di Terzic, invece, ha fruttato 5,4 milioni dal Salisburgo.
Quello che conta, però, adesso, è far tornare i conti della classifica: serve ritrovare una vittoria che in Serie A manca dal 29 dicembre scorso, decisiva per rilanciare le ambizioni europee di città e tifoseria. Anche per questo, col Frosinone domenica, nessuno potrà concedersi il lusso di sbagliare: i bonus sono finiti. Sono già troppi i punti lasciati per strada contro le piccole (quelli persi a Lecce, in assoluto, restano i più velenosi) e, soprattutto, è fondamentale fare il pieno di entusiasmo per prepararsi al faccia a faccia col Bologna che potrà dire di più sulla corsa verso le posizioni nobili della classifica. 
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