Gioco
Infortuni, penuria di esterni, l’attacco sterile, gli Sos del mister inascoltati: anatomia della crisi
Gli stop di Gonzalez e Sottil, Kouamé in Africa, Nzola inadeguato, la fatica là in mezzo C’è una spiegazione a questo inizio di 2024 “horribilis”. E c’entra anche il flop del mercato
FIRENZE. Un punto in quattro partite di campionato, sconfitta netta e senza appelli in Supercoppa Italiana a Riyad (il modo, soprattutto, a ripensarci a distanza di un paio di settimane), pareggio in Coppa Italia trasformato in passaggio del turno ai calci di rigore (e anche qui c’è lo stato confusionale della Fiorentina che per arrivare in semifinale ha fatto 9 su 9 dal dischetto degli undici metri tra Parma e appunto Bologna, in Serie A viene da tre errori negli ultimi quattro tentativi): si può dire che il 2024 della squadra viola non si può definire “horribilis” solo perché ne è trascorso poco più di un mese, ma che cominciasse peggio di così era difficile? Si può, si deve, e lo faranno sicuramente Italiano e i suoi al chiuso delle loro stanze al Viola Park per individuare i motivi, analizzarli, capirli e più che altro trovare i rimedi.
Che non ce n’è uno, come le responsabilità non sono circoscritte, però intanto una cosa è sicura: è sparita la Fiorentina dell’anno passato, quella brillante per lunghi tratti, ma anche quella concreta che sapeva andare oltre limiti e difetti con quelle tre vittorie di fila per 1-0 (Verona, Monza, Torino) a far immaginare un’identità definita e completa (solidità difensiva+concretezza offensiva) spesso cercata e agognata.
Invece, col senno e i risultati di poi, è stato un po’ come mettere la polvere sotto il tappeto, perché i problemi sono emersi, anzi esplosi, in tutta la loro complessità non appena il 2024 ha fatto il suo ingresso sulla scena. E lì va iniziata la ricerca delle cause. Che sono molteplici e combinate: l’assenza di esterni d’attacco (Gonzalez s’è fatto male il 14 dicembre a Budapest, Sottil il 29 contro il Torino, mentre Kouamé subito dopo i granata è volato in Costa d’Avorio per la Coppa d’Africa) che di fatto ha lasciato Italiano praticamente senza interpreti in uno dei ruoli più delicati e importanti del suo modo di giocare, considerato il rendimento deficitario di Ikoné e Brekalo. Il “grido” d’aiuto immediatamente a seguire e inascoltato dello stesso tecnico siciliano di intervenire sul mercato per il rinforzo lì dove serviva, cosa fatta né subito né dopo, anzi alla fine l’unico rinforzo di fascia è stato per la difesa dove sì serviva ma indispensabile non era.
Messe insieme le due cose, Italiano è andato alla ricerca di nuove soluzioni (la difesa a 3 con un trequartista dietro alle due punte contro il Bologna che male per nulla ha funzionato e che non è stata più riproposta dall’inizio al persistere delle mancanze di cui sopra, oppure Bonaventura e Nzola all’ala nelle ultime due partite, tanto per dirne un paio), alla fine una via di mezzo tra emergenza, messaggi e azzardo su cui la Fiorentina si è avviluppata. Lo scadimento di forma sempre per ragioni diverse di alcuni elementi chiave (ancora Bonaventura in primis, ma anche Arthur e Duncan), non compensato da chi subentrava con identico se non peggior risultato. Un paio di esempi: Parisi e Maxime Lopez, uno spaesato dai tanti cambi di posizione e di compiti, l’altro involuto. Aggiungiamo la crisi senza fine di Nzola e i passaggi a vuoto sempre uguali e sempre con esito altamente negativo in fase difensiva, sia nel suo complesso (la squadra viola continua a prendere gol più o meno nella stessa maniera) che nelle prestazioni dei singoli, ed ecco un ventaglio abbastanza ampio delle cause che hanno prodotto l’inizio del nuovo anno che definire bloccato è poco. Vincenzo Italiano e il suo gruppo hanno dimostrato di sapere come compattarsi in passato: scontati e inevitabili sono amarezza, delusione e anche rabbia, ma i tifosi viola e l’ambiente si stringano intorno a loro. È presto per buttare via tutto.
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