Sicurezza
Viola. Sorride solo Lautaro
La Fiorentina cede di misura all’Inter: la sfida argentina la vince l’attaccante nerazzurro Nico Gonzalez torna in campo, ma dal dischetto sbaglia anche lui. Sommer lo ipnotizza
FIRENZE. Gli oltre trentacinquemila del Franchi, alla fine, hanno masticato amaro. Sì, perché la Fiorentina, nonostante il gol di Lautaro Martinez subìto dopo 14 minuti, era riuscita non solo a restare in gara, ma a lavorare per rovesciare tutto, risultato e prospettiva, dando, a tratti, anche l’impressione di potercela fare. Contro l’Inter, di nuovo prima in classifica col sorpasso consumato ai danni della Juventus nonostante una partita in meno (come la Fiorentina), nell’ennesimo esame di maturità, si è visto anche qualche passo in avanti, ma per cullare sogni di Champions, per restare attaccati al treno delle big, di certo non basta. Il nèo è sempre lo stesso, la fatica endemica nel battere a rete e la maledizione, incredibile, dal dischetto di questo 2024. Sì, perché dopo l’errore di Bonaventura col Sassuolo e quello di Ikoné nella semifinale di Supercoppa Italiana (persa) col Napoli, da ieri sera, al club dell’errore si è iscritto anche Nico Gonzalez, l’argentino che fin qui era stato un cecchino dagli undici metri. Il sorriso per il suo ritorno in campo (mancava dal 10 dicembre scorso) si è dissolto in un attimo. La sfida di tango se l’aggiudica l’attaccante in maglia arancione: quello viola è costretto a leccarsi le ferite.
La Fiorentina parte subito forte: ci prova dopo un pugno di secondi con Nzola, mandato in campo all’ultimo secondo al posto di Sottil, ma pizzicato in posizione irregolare, poi ritenta all’11’, sempre con l’angolano. A dire il vero, stavolta l’ex Spezia la sblocca pure, ma l’off side segnalato dal guardalinee cancella ogni sforzo. Se Faraoni aveva fatto un miracolo deviando il pallone e sradicandolo dai piedi di Carlos Augusto, a chiudere il cerchio portando davanti l’Inter è il solito Lautaro, al 19esimo gol in Serie A, che, di testa, sul primo palo, dagli sviluppi di un calcio d’angolo, va a segno. La Fiorentina non si arrende e, pur subendo in occasione di ogni singola sbavatura (vedi la ripartenza, sempre del “Toro” Martinez), continua a farsi propositiva. Terracciano risponde presente a Frattesi, poi, è Bonaventura a mordersi le mani: si perché, pur nella selva di maglie arancioni dell’Inter, riesce a controllare il pallone e a inventarsi una conclusione velenosissima, annullata solo da un miracolo di Sommer. La rabbia viola, poco dopo, è tutta per l’atterraggio in area di Ranieri, prima trattenuto e poi trascinato a terra da Bastoni: Aureliano non indica il dischetto e dalla sala Var non arriva nessuna segnalazione. Nella ripresa, la Fiorentina non molla: accetta il rischio delle ripartenze della squadra di Inzaghi e contrattacca. L’Inter costruisce pure la via del raddoppio, con Arnautovic, ma la linea alta della difesa, lo costringe in fuorigioco. Beltrán, pur protagonista di una gran mole di lavoro sporco, fatica a farsi vedere in attacco, poi Nzola, rimediando un “pugno” in pieno volto da Sommer (Aureliano stavolta va a rivedere l’azione, indica il dischetto ed estrae il giallo), si procura un rigore, mentre Martinez Quarta, dalla distanza, trova un attentissimo Pavard a togliergli il pallone dalla linea di porta. La Fiorentina c’è, ma ha bisogno di un sostegno e deve arrivare dal mercato. Infine una curiosità, ovvero l’invasione (pacifica) di campo di un tifoso, sceso all’interno del rettangolo verde per abbracciare Lautaro e scattarsi un selfie con lui. Dopo qualche minuto, è stato accompagnato fuori, subissato da diversi fischi del pubblico fiorentino.
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