Il Tirreno

Firenze

Viola d’orgoglio, ma che paura

di Francesca Bandinelli
Il colpo di testa  vincente di Beltrán
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Il colpo di testa vincente di Beltrán

Lovric e Thauvin spaventano la Fiorentina, ma Beltrán e Nzola diventano trascinatori. Decisivo l’intervento del Var sul fallo di mano di Ferreira: Bonaventura si ferma sul palo

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FIRENZE. Alla fine, a fare la differenza è stato il coraggio di osare, la voglia di tenersi stretto quel quarto posto dopo il momentaneo “aggancio” della Lazio forte del successo sul Lecce. Nonostante l’endemica capacità di regalare un tempo agli avversari.

I quasi 27mila tifosi viola accorsi al Franchi sognavano una vittoria per cullare ambizioni di Champions sempre più consistenti, ma alla fine anche il pareggio figlio della doppia rimonta messa a segno dai due centravanti fin qui tanto criticati, da una parte Beltrán e dall’altra Nzola, è comunque un bicchiere mezzo pieno. Certo, la felicità avrebbe potuto essere maggiore se solo il palo non avesse negato, dalla distanza, il gol a Bonaventura, ma la tenacia con cui la Fiorentina ha tentato fino all’ultimo di rovesciare tutto, risultato e prospettiva è comunque un particolare da non trascurare. Il punto conquistato permette di tenersi alle spalle i biancocelesti guidati da Sarri, col Bologna costretto a restare ancora più indietro dopo il ko in extremis subìto contro il Cagliari.

Invece l’Udinese, che tanto ha speso soprattutto nei primi 45 minuti, è riuscita a restare fino all’ultimo in partita, nonostante l’arrembaggio finale con cui ha dovuto fare i conti. È passata prima avanti con Lovric, sfruttando un pallone perso in maniera veniale da Mandragora, e poi ha trovato il modo di rimettere la freccia con Thauvin, nella ripresa. Il rammarico, piuttosto, è quello di non essere riuscita a capitalizzare al massimo la gran mole di gioco costruita, grazie anche ad un Terracciano capace, ogni volta, di esaltarsi.

Sì, perché a dire no a Lucca (tiro forte, ma centrale), a Samardzic deviando in angolo una punizione quantomeno velenosa, e a Pereyra servito da Kamara, piegandosi solo una volta al neoentrato Thauvin, è stato proprio il portierone viola. Come spesso accaduto, dopo lo schiaffo rimediato e la paura di sentirsi scricchiolare il terreno di vertice da sotto i piedi, la Fiorentina ha cominciato la sua lenta risalita, facendo leva sui cambi, mandando in campo Arthur (al posto di Duncan) e l’ultimo arrivato dal mercato, Davide Faraoni (per Kayode). La prima mossa vincente è proprio questa: l’ex Verona, prima salva su Pereyra, poi si inventa il cross per la testa di Beltrán e l’incornata del momentaneo 1-1. Il botta e risposta continua e Cioffi, dalla panchina, rispolvera Thauvin: è lui a trovare, su assist di Lovric (per lui gol e assist nella stessa gara), momentaneo vantaggio, ma la gioia anche stavolta è effimera. Beltrán, sempre più dentro le dinamiche di gioco della sua squadra, si procura il calcio di rigore, forte della deviazione di mano di Ferreira, per cui Pairetto è stato richiamato dal Var per andare a rivedere il monitor e indicare il dischetto. La speranza è che la rete di Nzola, 12 giornate dopo l’ultima volta, possa diventare un nuovo inizio per l’attaccante angolano, cercato in questa sessione di mercato da diversi club, ma poco affascinato dall’idea di lasciare Firenze dopo così poco tempo. Adesso, è subito tempo di Supercoppa, contestata ieri - dopo Sarri - anche dalla tifoseria viola con uno striscione esposto in Fiesole: in ballo c’è un trofeo, ecco perché è vietato sbagliare.

 

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