Il Tirreno

Firenze

Viola brutta ma vincente

di Francesco Gensini
L’esultanza dei giocatori viola alla fine della partita col Verona
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L’esultanza dei giocatori viola alla fine della partita col Verona

Stavolta la squadra di Italiano non comanda il gioco creando e sprecando occasioni. Anzi, col Verona ha subìto ma anche imparato a usare il carattere per strappare punti

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FIRENZE. Dieci occasioni a tre, diciannove tiri a tre, il portiere di gran lunga il migliore in campo: ah sì, i numeri della Fiorentina che domina, costruisce palle-gol una dietro l’altra e spesso e volentieri non riesce a finalizzarle esaltando il numero uno avversario, tanto che poi alla fine deve “accontentarsi” di un risultato che non è quello sperato e meritato. E invece no.

Certo, accadrà di nuovo com’è già accaduto più di una volta nel corso della stagione, nel filo che unisce le varie versioni di Fiorentina e che continua ad avere qualche nodo irrisolto, ma stavolta le dieci occasioni e i diciannove tiri non appartengono alla squadra viola, bensì al Verona di scena al Franchi: ma il mondo alla rovescia ha premiato Biraghi e compagni. Sì, la partita di domenica pomeriggio può aver lasciato il segno della svolta e non per i tre punti che sono comunque importantissimi e rimangono l’aspetto più eclatante, quanto per il modo in cui la formazione di Italiano ha ottenuto questa vittoria.

Concettualmente un inedito o quasi, anche a livello pratico, perché quello che è solita fare stavolta l’ha subìto pari pari. Le dieci occasioni da gol avute dall’Hellas a Firenze – un’enormità – oppure i diciannove tiri (di cui sette tra i pali e sette fuori) che rappresentano altrettanto una “concessione” non usuale fatta agli altri: e meno male che Terracciano ha preso tutto quello che c’era da prendere, compreso un rigore che egli stesso aveva causato pasticciando con i piedi nell’ormai consueta scelta della Fiorentina e di tutte le altre (ma Italiano, intelligentemente sta variando il tema) di iniziare l’azione dal basso, cioè dal portiere quasi sempre.

Erano trascorsi trenta secondi dall’errore, diventati poi un paio di minuti abbondanti dalla parata su Djuric: lì è cominciata la super giornata dell’estremo difensore campano e lì ha iniziato a prendere fisionomia il mondo alla rovescia. Della Fiorentina non più dominante (suo anche col Verona il possesso palla, però non con le percentuali che spesso le appartengono e così il 53-47 è un’altra anomalia), non più della Fiorentina che ci prova tante volte, bensì della Fiorentina che incassa i colpi e non sa restituirli, eppure resiste e tiene botta, fino a quando con il calo dell’avversario e la qualità delle giocate che le appartengono, riesce ad infliggere il colpo del ko che vale tre punti, sesto posto e zona Europa sempre più nel mirino.

Quale Europa e quanto grande lo dirà il resto del campionato, ma adesso Italiano e i suoi sanno di poter contare su una dote che prima, invertita, aveva prodotto soprattutto danni e rimpianti: essere brutti ma vincenti.

Che mica è un difetto, anzi è un valore bello e buono, grossissimo, e basta dare un’occhiata a quello che succede quattro piani sopra in classifica, dove la Juventus seconda e in lotta per lo scudetto è la rappresentazione fedele di questo concetto che – volenti o nolenti gli esteti – è vecchio come il calcio. Tutto ciò non farà derogare di una virgola da quelli che sono i concetti fondanti della Fiorentina di Italiano: gioco, qualità, voglia di imporsi sempre e con tutti, esaltazione delle idee che ormai appartengono al dna di questo gruppo. E con l’insieme di questo proverà ad ottenere l’obiettivo che anima i sonni e i sogni di tutto l’ambiente viola, ben sapendo che se mancano gli interpreti più importanti (ieri in un colpo solo Nico e Bonaventura più Arthur a mezzo servizio) , esiste un altro modo per andare a prendersi quello che serve. Nelle giornate meno propizie e meno ispirate (ce ne sono state, ce ne saranno) , carattere e tenacia assistiti da un pizzico di buona sorte sono componenti essenziali per ottenere un traguardo, molto spesso imprescindibili. E brutti ma vincenti suona bene, altro che.
 

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